le nuove banconote

Da Paperone alla «Casa di carta». Mistica del denaro contante (e della truffa)

di Francesco Prisco


Dal Denarius al Solidus, l’origine dei nomi del denaro

3' di lettura

Sarà anche vero che è lo sterco del diavolo, come diceva Basilio Magno, ma sugli uomini esercita un fascino prepotente. E ancora di più sulle arti che, da quando sono apparse, non hanno mai smesso di rappresentare, indagare, persino parodiare tutto ciò che gli gira intorno. Stiamo parlando del denaro. E non in senso astratto, come mezzo per ottenere quel che ti pare e quindi, in definitiva, la libertà attraverso la ricchezza. Stiamo parlando del denaro contante, qualcosa di maledettamente concreto, quanto riescono a esserlo le nuove banconote da 100 e 200 euro appena presentate dalla Bce.

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Il denaro come feticcio, pezzo imprescindibile dell’immaginario collettivo, qui nell’Occidente del Ventunesimo secolo. Qualcosa senza il quale saremmo maledettamente più poveri, perché il discorso intorno al denaro - che lo si contesti o lo si esalti, che la si pensi come Adam Smith o Karl Marx - ci ha arricchito assai e in un posto molto diverso dal portafoglio. Vediamo come.

Giotto e l’etica protestante che verrà
Se parli di arti figurative, tutto dipende da che parte guardi il mondo. Il denaro non fa certo una bella figura nella cappella Scrovegni di Padova, dove Giotto si sofferma sul tradimento di Giuda, con relativo passaggio di mano da 30 denari. Opera d’arte impareggiabile quella, realizzata su commessa di una ricca famiglia di banchieri che, in un Quattordicesimo secolo parecchio teocratico, riteneva di avere parecchio da farsi perdonare il giorno del giudizio. C’è un legame molto stretto tra etica protestante e spirito del capitalismo, lo spiegherà bene Max Weber. E allora nessuno si stupisca di Marinus van Reymerswaele, pittore olandese vissuto tra Quattro e Cinquecento, specializzato nel rappresentare soldi in mano a banchieri ed esattori. In atteggiamento tutt’altro che contrito.

Da Scrooge a Paperone
Non sembra godersi molto la vita il vecchio Scrooge, rigido feticista del soldo protagonista di Canto di Natale di Charles Dickens, in compenso a godersela ci pensa il suo discendente fumettistico Paperon de’ Paperoni, ideato dal grande Carl Barks per il grande Walt Disney. L’avarissimo fantastiliardario di Paperopoli ha due hobby: i bagni nella piscina di gettoni d’oro all’interno del famigerato deposito con l’effige del dollaro e la contemplazione eucaristica della «Numero uno», prima moneta da lui mai guadagnata in vita. Il senso della vita spiegato in monete da piccolo taglio.

Il falsario di Hitler e Woody Allen
Quanto cinema, poi, gira attorno ai soldi. E quanti soldi girano fuori e dentro il cinema. Ci puoi sguazzare dentro, come facevano Diabolik ed Eva Kant nel film che Mario Bava alla fine degli anni Sessanta dedicò all’antieroe pop delle sorelle Giussani. Oppure puoi usarlo come pretesto per un’ambiziosa ricostruzione storica, come ne Il falsario - Operazione Bernhard di Stefan Ruzowitzky (2007), pellicola sul piano nazista che, in piena Seconda guerra mondiale, puntava a inflazionare le monete delle potenze nemiche attraverso la produzione di banconote false. Roba da premio Oscar come miglior film straniero. Meno raffinati Totò e Peppino De Filippo ne La banda degli onesti di Camillo Mastrocinque (1956), due borghesi piccoli piccoli che si improvvisano falsari. E la filigrana diventa un tormentone sulle note de La cucaracha. Sarà un fallimento, perché non è mai facile la vita del falsario. Lo aveva capito bene pure quel genio di Woody Allen, formidabile in Prendi i soldi e scappa (1969): «Mi trovo in carcere solo per ragioni di concorrenza: facevo le stesse banconote che fa lo Stato».

Dentro la casa di carta
La mistica del denaro in contante ci mette poco ad arrivare ai giorni nostri, con La casa di carta, serie cult di Netflix su una banda di malviventi di diversa origine che puntano a introdursi nella zecca nazionale spagnola, stampare 2,4 miliardi e dileguarsi nel nulla. Con una importante eccezione: «Le banconote da 500 euro non le stampiamo perché sono volgari. Le usano solo i russi in vacanza». È cool e ha fatto il giro del mondo, certo, ma noi - quando si parla di denaro contante e di falsari - restiamo fedeli a un’altra linea: quella dettata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nel famoso sketch del commissariato. «Ma poi sei anche deficiente, sei anche cretino... come si fa a stampare banconote da 6mila lire?», chiede il commissario Ciccio durante l’interrogatorio. «L’intenzione era stamparle da 5mila, signor commissario - risponde Franco - ma fra la carta, l’inchiostro e la stampa, mi costavano a me 5.200. Ho diritto di guadagnare 800 lire?».

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