ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso le comunali del 12 giugno

Da Parma a Padova e Verona, ecco dove e perché il M5S rinuncia a candidarsi

L’annuncio dei 5 Stelle: «Non saremo presenti in tutti i Comuni, Conte impegnato nella costruzione del nuovo corso». In 18 capoluoghi su 26 con il Pd

di Emilia Patta

(LAPRESSE)

4' di lettura

Niente simbolo del M5s a Parma. Ossia il primo Comune conquistato dai “grillini” nell’ormai lontano 2012, quando il giovane Federico Pizzarotti sbaragliò il candidato del centrosinistra Vincenzo Bernazzoli al secondo turno prendendo oltre il 60% dei voti. A dare la conferma di una decisione che era già nell’aria da molte settimane è il senatore pentastellato Gabriele Lanzi.

La parabola di Parma come metafora del M5s

Una parabola, quella di Parma, che può essere simbolicamente estesa a tutto il movimento e che vale la pena ripercorrere brevemente. Nel febbraio 2016, nel suo ruolo di sindaco, Pizzarotti è fra gli indagati per abuso d’ufficio in un’inchiesta sulle nomine al Teatro Regio. La notizia a maggio viene pubblicata dalla stampa. Il 13, per non aver reso nota l’apertura dell’inchiesta e per il suo rifiuto d’inviare via email al mittente “staff di Grillo” poiché a suo dire anonimo, il blog del leader annuncia la sospensione del sindaco dal M5s con possibilità di replica entro 10 giorni. Il 23 maggio il sindaco, contestando la sospensione, invia le proprie controdeduzioni e rimane in attesa di risposta. Il 16 settembre, a seguito dell’archiviazione delle accuse a suo carico, chiede di essere reintegrato all’interno del Movimento: non ricevendo risposta, il 3 ottobre 2016 annuncia il proprio abbandono del Movimento 5 Stelle.

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La convergenza tra Pizzarotti e il Pd spinge i 5 Stelle in panchina

Il resto è storia dell’oggi: Pizzarotti fonda un proprio movimento di ispirazione umanista ed ecologista (Italia in comune) e, diventando una delle voci più critiche contro le contraddizioni e le derive antidemocratiche del suo vecchio partito, nel 2017 vince da solo contro tutti ed è rieletto sindaco di Parma con quasi il 58% al ballottaggio contro il candidato del centrosinistra Paolo Scarpa. Imparata la lezione, il Pd decide ora di convergere sul pizzarottiano Michele Guerra assieme a Italia Viva in vista del voto del 12 giugno. «A Parma abbiamo portato avanti per mesi il progetto di un campo progressista unito, che sta prendendo sempre più piede anche a livello nazionale, per giungere alle amministrative con un’ampia coalizione - è il j’accuse del senatore Gabriele Lanzi mentre rende nota l’assenza della lista alle comunali - Il quadro che si è invece definito rasenta l’inverosimile: il Pd non presenta un proprio candidato sindaco ma ne sceglie uno nel campo dei propri avversari. E lo chiamano campo largo».

L’annuncio del M5s: «Non ci presenteremo in tutti i Comuni»

Lanzi non si limita solo al caso Parma. Vista l’assenza del M5s in molti dei 26 capoluoghi di provincia chiamati al voto, avanza una “giustificazione” generale che già tende ad esonerare il presidente Giuseppe Conte dalle responsabilità della prevedibile scarsa performance pentastellata: «Vista l’importanza della fase finale di transizione e del percorso di riorganizzazione guidato da Giuseppe Conte, il M5s non si presenterà alle amministrative in tutti i Comuni d’Italia». E ancora: «Non possiamo esimerci da un’autocritica che ovviamente facciamo al nostro interno rivolta alla nostra non partecipazione alle amministrative, pur nel quadro complessivo non certo edificante. Ma allo stesso tempo siamo consapevoli che il M5s, nella fase di una complessa riorganizzazione interna che ha trovato non pochi ostacoli, oggi resta la forza politica che si distingue nettamente da tutte le altre. Siamo impegnati nel progettare una struttura organizzativa territoriale efficace. Il M5s è cresciuto e si è evoluto... Una nave che oggi naviga in acque agitate, ma che tiene la barra dritta, consapevole di avere con sé il migliore timoniere possibile».

Conte mette le mani avanti: il nuovo corso non è consolidato

Insomma, a ormai dieci anni dalla prima vittoria con Pizzarotti e a nove anni dallo sbarco in Parlamento con oltre il 25% dei voti, siamo ancora alla fase della creazione di una struttura organizzativa, alla fase del rilancio, alla fase della costruzione: se alle prossime amministrative il M5s andrà male non sarà colpa di Conte, impegnato nella definizione del nuovo corso. Peccato che il nuovo corso, per altro impugnato dal Tribunale di Napoli con una sentenza che ancora “congela” la leadership dell’ex premier, è iniziato ormai da quasi un anno (data a inizio agosto 2021 la votazione degli iscritti sul nuovo statuto e sulla presidenza di Conte).

Simbolo 5 Stelle assente in molte città. E nessun candidato sindaco

Se si allarga lo sguardo oltre Parma il quadro in casa penstastellata resta desolante: in Sicilia, storico granaio di voti per il movimento, i 5 Stelle presentano la lista in coalizione con il Pd solo in 3 Comuni su 120 (Palermo, Messina e Scordia in provincia di Catania). Per il resto è tutto un proliferare di candidati nelle liste civiche in appoggio ai candidati sindaci del Pd, come nelle venete Padova e Verona (a Padova l’uscente Sergio Giordani e nella città di Giulietta e Romeo l'ex calciatore Damiano Tommaso, entrambi - udite udite - sostenuti anche da Italia Viva di Matteo Renzi e da Azione di Carlo Calenda). Da soli contro tutti i 5 Stelle si presentano solo in poche realtà come Cuneo, Lucca e Piacenza (qui si tenterà un esperimento di sinistra radicale, con il M5s assieme a Sinistra italiana e Verdi in competizione con il Pd). Per il resto i pentastellati sono in coalizione con il Pd - l’accordo è stato siglato in 18 capoluoghi di provincia sul 26 - ma mai con un candidato proprio. Ne è passata di acqua sotto i ponti dai tempi di Chiara Appendino e Virginia Raggi...

Resa dei conti nel “campo largo” rimandata a dopo le comunali

Se si considera poi che alle amministrative il M5s non ha mai brillato e che il loro apporto al “campo largo” è stimato a seconda delle realtà dal 3 al 7%, si capisce che anche questa volta il Pd combatterà a mani nude contro un centrodestra quasi sempre unito nonostante le divisioni a livello nazionale. Non solo a mani nude, ma anche «fuori casa», come sottolinea il responsabile Enti locali del Pd Francesco Boccia: dei 26 capoluoghi chiamati al voto ben 20 sono ora nelle mani del centrodestra. Viste le contrapposizioni tra i leader Conte ed Enrico Letta su questioni dirimenti come la politica internazionale, con la guerra in Ucraina, e come la politica energetica, con il no dei 5 Stelle al termovalorizzatore annunciato dal sindaco dem di Roma Roberto Gualtieri, è chiaro che la resa dei conti tra i due principali azionisti del “campo largo” è rimandata a un minuto dopo la chiusura delle urne nei Comuni.


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