Il cicloviaggiatore

Da Parma alla Versilia, gli Appennini a due ruote sulla via Francigena

Salite dolci e panorami incantveoli portano dall’Emilia alla costa titrrenica passando per il Passo della Cisa, porta della Toscana

di Manlio Pisu

5' di lettura

È un'esperienza imperdibile per chi ami il cicloturismo. Quanto a bellezze paesaggistiche e a patrimonio storico-artistico la Via Francigena eguaglia e forse supera il Camino de Santiago. Eppure - a differenza del Camino, ormai un best seller del turismo internazionale - la Francigena, anche a causa delle debolezze strutturali del “sistema-Italia”, non ha trovato ad oggi quell'attenzione del pubblico che meriterebbe.

Dei 1800 chilometri da Canterbury a Roma, lungo la strada percorsa nel 990 d.C. dal vescovo Sigerico per raggiungere San Pietro attraverso Inghilterra, Francia, Svizzera e Italia, ben 1000 sono nel Belpaese.

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Si può discutere su quali siano i tratti più belli della Francigena italiana. Stando al consenso pressoché unanime di chi l'ha percorsa per intero, le tappe di maggior pregio sono quelle in Toscana e Lazio fra Senese e Tuscia, indicativamente da San Gimignano a Sutri attraverso la Val d'Orcia.

C'è poi la tappa di montagna, mozzafiato (per bellezza e per fatica), che dalle Valle del Rodano in Svizzera sale a 2.500 metri e attraversa le Alpi sul Passo del Gran San Bernardo.

Ma in realtà la Francigena è tutta bellissima. Non c'è un tratto che non meriti di essere percorso in bici o a piedi. Ogni tappa, comprese quelle in Pianura Padana, considerate paesaggisticamente meno significative, regala emozioni forti e arricchisce il viaggiatore con un'immersione nella storia del nostro Paese, dal Canale Cavour che alimenta d'acqua le risaie del Vercellese alla certosa di Pavia o all'abbazia di Chiaravalle.

Il passaggio per la Cisa

Il tratto appenninico non fa eccezione. Merita senz'altro una pedalata. Dalla Pianura Padana alla costa tirrenica attraverso il Passo della Cisa (1.040 metri), spartiacque fra l'appennino parmense in Emilia e la Lunigiana, fra Toscana e Liguria.

Il punto di partenza, facilmente raggiungibile in treno, può essere Parma, anche se a rigore non è sulla Francigena, ma si discosta di pochi chilometri dal tracciato.

Il traguardo è Massa, ben servita dalla rete ferroviaria. Oltre ai regionali e agli interregionali, abilitati al trasporto delle due ruote, Trenitalia ha ampliato recentemente l'offerta, attrezzando anche alcuni InterCity per ospitare bici non smontate.

L'itinerario - su asfalto, in tutto circa 200 chilometri e 2500 metri di dislivello in salita – può essere comodamente percorso in tre giorni.

Un'app come guida

A guidarci in questo cicloviaggio è l'app della Via Francigena, affidabilissima e scaricabile gratis su smartphone dal sito www.viefrancigene.org. La app riporta due percorsi: in bici e a piedi. In parte coincidono; in parte divergono. Quello pedonale è più vicino alla ricostruzione filologica dell'antico itinerario. È più bello e autentico. È percorribile anche in mountain bike, salvo alcuni tratti non pedalabili.

Il percorso ciclabile è pensato, invece, per bici da strada. È quasi tutto su asfalto. È meno impegnativo di quello pedonale, fatto in mtb. È comunque bellissimo. Sulla app si trova ogni informazione utile a cominciare dalle tracce Gpx infallibili.

Per le deviazioni dalla Francigena serve, come guida, una app di escursionismo. Tra le più affidabili c'è Komoot, precisa e intuitiva nell'uso.

Da Parma alla Versilia in bicicletta nella storia

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Da Fontanellato al Labirinto della Masone

Alla partenza Parma si mostra nello splendore dell'antico Ducato. Il capolavoro ligneo del Teatro Farnese nel Palazzo della Pilotta; la Galleria nazionale con Correggio e Parmigianino; la Biblioteca Palatina; il Duomo e il battistero. Per gli amanti della musica lo storico Teatro Verdi; per i bibliofili il Museo Bodoni. E naturalmente il cibo, settore in cui Parma primeggia a livello mondiale.

Merita almeno una mezza giornata di turismo.

Sarà Fidenza il punto in cui immettersi sulla Francigena. Da Parma vale la pena passare per Fontanellato. Sono 19 chilometri di pianura, non belli, ma scorrevoli. Komoot si tiene per quanto possibile su strade della viabilità secondaria a bassa densità di traffico.

A Fontanellato ci attendono due meraviglie. Al centro del borgo la Rocca Sanvitale, antico castello con tanto di fossato, custodisce la splendida Camera Picta, dove gli affreschi del Parmigianino raccontano la storia di Diana e Attone. La piazza è incantevole.

A pochi chilometri da lì il Labirinto della Masone, la creatura-testamento di Franco Maria Ricci, editore raffinatissimo, bibliofilo, collezionista d'arte, intellettuale. Realizzato in canne di bambù, è il più grande labirinto del mondo. Il complesso ospita una straordinaria collezione d'arte, con pezzi rari e bizzarri, che riflettono l'eclettismo del padrone di casa.

Da Fontanellato a Fidenza è un attimo: 12 chilometri in piano. Qui tappa al duomo di San Donnino. Ottima per un pieno di calorie l'Antica Trattoria “Al Duomo”, che serve le prelibatezze della Bottega alimentare dei fratelli Gnocchi. Poi ci si immette sulla Francigena verso Fornovo sul Taro.

Da qui in poi la pianura è alle spalle. Il percorso si fa mosso. Cominciano le pendenze in salita attraverso i pascoli dell'appennino parmense, dove le vacche producono il latte per il parmigiano, il formaggio più famoso del mondo.

Fornovo segna l'inizio della tappa più impegnativa: il Passo della Cisa. Niente paura. Non è un valico alpino. In 40 chilometri si sale di 900 metri da 160 a quota 1040. Fatta eccezione per poche rampe le pendenze sono dolci. La fatica non è poi tanta. E comunque è sempre ripagata dalla bellezza dei paesaggi.

Superata la piccola Pieve di Bardone, il cammino si ricongiunge alla Strada statale della Cisa. Malgrado sia una statale, la strada è poco trafficata. Da quando, nel 1975, è stata aperta l'Autostrada della Cisa, il traffico dei veicoli a motore passa tutto in basso, sull'autostrada.

Le statue stele di Pontremoli

La Statale è oggi un'arteria con pochissimo transito, quasi un eldorado per i cicloturisti, che possono pedalare in pace, godendosi i panorami dell'Appennino sul versante parmense e, dopo il valico, su quello della Lunigiana, dove un manto boschivo ben preservato dà il benvenuto in una splendida discesa verso il mare.

Passato Montelungo con le sue terme di acque diuretiche, si entra a Pontremoli, “clavis et ianuae Tusciae”, chiave e porta della Toscana, come la definì Sigerico.

Il borgo, in posizione strategica alla confluenza del torrente Verde nel Magra, merita una visita. In alto il Castello del Piagnaro ospita il Museo delle Statue Stele, piccolo ma interessante. È esposta una collezione di stele della Lunigiana, statue antropomorfe scolpite in arenaria fra il quarto e il primo millennio a.C. Forme arcaiche, ma al tempo stesso modernissime. Con l'avvento del Cristianesimo furono considerate “idoli pagani”: molte furono distrutte, fatte a pezzi e reimpiegate come pietre da costruzione.

Prima di lasciare Pontremoli tappa allo storico Caffè degli Svizzeri, dal 1842 sotto i portici di Piazza della Repubblica, per assaggiare gli “Amor”, pasticcini di crema chantilly tra due cialde di wafer.

Luni, l'anfiteatro tra Apuane e Tirreno

Uscendo dal paese, superato il “Pons Tremulo”, che dà il nome a Pontremoli, si prosegue verso Aulla, molto danneggiata dall'ultima guerra. Da lì di nuovo salita, a tratti anche ripida, verso Ponzanello. Poi il premio di una bella discesa a tornanti fino a Sarzana, lunga e panoramica con vista sul Golfo dei Poeti.

In breve si raggiunge Luni, l'antica città romana di Portus Lunae, sulla Via Aurelia. In passato era un porto di mare. Poi, nel corso dei secoli, la linea di costa si è allontanata di un paio di chilometri. La Francigena passa davanti all'anfiteatro di Luni, dove nel secondo secolo d.C. andavano in scena i combattimenti tra gladiatori e tra belve con le Alpi Apuane e il Tirreno a fare da sfondo.

Il traguardo è a un passo. Seguendo la “variante mare” indicata dalla app, si raggiungono facilmente le spiagge di Marina di Carrara sul litorale della Versilia. La luce cambia repentinamente e si fa abbagliante. Consigliato un tuffo in mare per un bagno defatigante.

Una lunga fila di stabilimenti balneari accompagna il cicloviaggiatore sul lungomare in direzione di Marina di Massa. Poi tappa alla cattedrale di Massa e infine alla stazione FS per tornare a casa in treno.

Chi, non ancora pago, voglia chiudere in bellezza ha davanti a sé i 55 chilometri della tappa successiva da Massa a Lucca. Deve mettere in conto un po' di saliscendi, ma sarà remunerato da una sosta a Pietrasanta, la “piccola Atene”, e da una foto ricordo da Piazza dell'Anfiteatro, una delle più belle d'Italia.

Buona pedalata!

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