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Draghi, sprint per maggioranza larga. Sabato arriva Grillo

Ora dopo ora si consolida la maggioranza che sosterrà il governo Draghi. Sarà larga e potrebbe andare oltre il perimetro del modello Ursula: Pd, Forza Italia e Italia Viva ma anche i 5S e LeU ci stanno e i segnali di apertura da parte della Lega sono sempre più netti. Matteo Salvini si smarca dall'alleata Meloni, che non voterà la fiducia al nuovo esecutivo

di Andrea Gagliardi

Consultazioni, Zingaretti: «Confermiamo fiducia a Draghi»

4' di lettura

È terminato il secondo giorno di consultazioni fra il presidente del consiglio incaricato, Mario Draghi, e i rappresentanti di gruppo misto, Leu, Iv, Fdi, Pd e Forza Italia. Sabato mattina (6 febbraio), con Lega e Movimento cinque stelle, si chiuderà il primo giro di consultazioni. Con ogni probabilità l’ex presidente della Bce ne farà un secondo per definire le linee del programma. A due giorni dall'incarico ricevuto dal presidente della Repubblica - e accettato con riserva - le chance di un governo Draghi sembrano molto più solide di quanto potesse sembrare solo giovedì mattina. Conclamata la spaccatura nel centrodestra, ad oggi c'è un solo partito che voterà sicuramente no a Mario Draghi, ed è Fratelli d'Italia. Ci sono invece tre partiti che gli diranno sicuramente sì: Pd, Forza Italia e Italia viva. Restano M5s e Lega. Il primo punta all’appoggio. Per far virare definitivamente i cinquestelle è sceso in campo il fondatore del Movimento Beppe Grillo, approdato a Roma e pronto a partecipare alle consultazioni. Ancora incerto il Carroccio, che sembra convergere però verso il sostegno.

Tajani: pieno appoggio a governo dei migliori

Il sostegno di Forza Italia a Draghi è stato anticipato in un colloquio telefonico da Silvio Berlusconi che non ha potuto partecipare di persona, per motivi di salute, alle consultazioni del Presidente incaricato. «Abbiamo confermato il pieno appoggio, già anticipato da Berlusconi, a un governo con tutte le forze migliori della politica dell'economia e della cultura» ha poi dichiarato il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, dopo le consultazioni. Il sostegno di Forza Italia al governo Draghi «non implica la nascita di una nuova maggioranza politica, ma un governo di migliori al servizio dell'Italia e degli italiani» ha però aggiunto.

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Zingaretti: invieremo proposte per governo di lunga durata

Sì convinto al presidente incaricato anche dal Pd. «Invieremo le nostre proposte per un programma di governo forte, di lunga durata» ha assicurato il segretario del Pd Nicola Zingaretti al termine delle consultazioni. E ha spiegato: «Nell'ambito della fiducia che confermiamo abbiamo espresso al professor Draghi le nostre preoccupazioni e le nostre proposte. Le preoccupazioni sono forti, per le disuguaglianze, la crescita del Paese. Non dobbiamo cedere alle tentazioni di disfattismo, particolarismo, egoismo, occorre suscitare una proposta italiana, che dia fiducia alle persone. Siamo qui perché per raggiungere questo obiettivo bisogna realizzare un nuovo modello di sviluppo rispetto a quello precedente la pandemia che non riusciva a creare giustizia, benessere, crescita».

Meloni: FdI non voterà fiducia a Draghi

L’unico no a Draghi finora è quello di Fratelli d’Italia. «Abbiamo ribadito a Draghi che FdI non voterà la fiducia al suo governo, una scelta che non ha a che fare con un pregiudizio nei suoi confronti. ma l'Italia non è democrazia di Serie B» ha dichiarato la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che spinge per le elezioni anticipate. E incalza: «Abbiamo chiesto se fosse disponibile a mandato a tempo ma mi pare che la scelta sia un orizzonte di legislatura. Se ci fosse un governo che possa durare sino a settembre posso valutarlo, ma non posso fare lo stesso con governo di legislatura» ha chiosato la leader di Fdi, che ha però assicurato: «Se arriveranno provvedimenti utili al Paese siamo pronti a dare una mano ma senza chiedere niente in cambio, senza avere ministri».

Salvini: ministri Lega? Se ci siamo non facciamo cose a metà

Matteo Salvini, in attesa delle consultazioni ufficiali sabato, è tentato di offrire il sostegno del Carroccio a Draghi. Lo è sulla spinta del numero due della Lega Giancarlo Giorgetti e del 'partito del Nord' che preme per non restare tagliato dalla gestione del Recovery plan. il segretario di via Bellerio a chi gli chiede se sarebbe disposto a sedere nel Consiglio dei ministri risponde: «Se ci siamo, non facciamo le cose a metà». Poi l'apertura a un governo di tutti. «Mi piacerebbe che ci fossero tutti. Mattarella ha chiesto di fare un passo avanti ed ora si deve pensare all'interesse del Paese e non a quello dei partiti. Io ricordo che nel dopoguerra nei governi c'erano tutti. Dopo ognuno ha ripreso la sua via ma penso che questo sia un momento tale per cui ci sia bisogno delle energie di tutti».

Svolta M5s dopo telefonata Grillo-Draghi

A Roma intanto si è visto nella mattinata del 5 febbraio Davide Casaleggio. Il presidente dell'associazione Rousseau e figlio del fondatore del Movimento ha spiegato che «qualunque sarà lo scenario politico possibile c'è ampio consenso sul fatto che l'unico modo per avere una coesione del Movimento 5 stelle sarà quello di chiedere agli iscritti su Rousseau». Mentre il fondatore dei 5 stelle Beppe Grillo ha deciso di presenziare all’incontro di sabato, guidando la delegazione M5s che incontrerà Mario Draghi. E commissariando di fatto il capo politico reggente Vito Crimi. Sarebbe stata una decisiva telefonata tra Mario Draghi e Beppe Grillo a determinare il convincimento del Movimento 5 Stelle ad andarsi a sedere al tavolo delle consultazioni con il premier incaricato con l'intenzione di aprire al suo governo. Una telefonata durata più di un'ora e che si sarebbe svolta in toni estremamente cordiali, andando a toccare anche punti del programma del possibile futuro esecutivo. Alessandro Di Battista rimane invece arroccato su una posizione nettamente contraria: «Ogni ora che passa aumentano le ragioni per dire no a Draghi», ha scritto sul suo profilo Facebook.

Renzi: sosterremo Draghi a prescindere

Apertura incondizionata invece da Italia Viva. «Sosterremo il governo Draghi indipendentemente da quanti ministri tecnici e politici ci saranno» ha affermato Matteo Renzi (Iv). «Averlo individuato come interlocutore per formare un nuovo governo ha portato immediatamente una ventata di credibilità e fiducia nel Paese. E' una polizza assicurativa per i nostri figli e nipoti: nessuno può negarlo.

Leu: maggioranza sia omogenea, mai ok a flat tax

Più articolato il sostegno a un governo Draghi da parte di Leu, che spinge per un esecutivo politico. «È evidente che le questioni programmatiche non sono variabili indipendenti. La base parlamentare deve essere coesa e deve avere un minimo di omogeneità. È difficile tenere insieme forze che hanno difeso le scelte del governo con chi a settimane alterne era per chiudere o aprire e lisciava il pelo al negazionismo. Non firmeremo mai il programma di un governo in cui ci sia la flat tax» ha affermato Federico Fornaro. «Proprio perchè i temi sono fondamentali, questa maggioranza è incompatibile con la presenza di forze come la Lega e le forze sovraniste della destra», ha chiarito Loredana De Petris.

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