Riassetti

Da Pernigotti a Streglio, ecco la nuova mappa del cioccolato in regione

di Micaela Cappellini

Eccellenze. Produzione di cioccolato: artigianato e industria si fondono insieme

3' di lettura

Non c’è pace, per il cioccolato Pernigotti, una vicenda che tiene la comunità di Novi Ligure in sospeso ormai da tre anni. La proprietà, in mano alla famiglia turca dei Toksoz, prima decide di chiudere lo stabilimento alessandrino, poi cede il ramo gelati al gruppo Optima ma dichiara di voler rilanciare la produzione in Italia, tanto da firmare al ministero del Lavoro, lo scorso 1 luglio, un impegno per circa 5 milioni di nuovi investimenti e dodici mesi di cassa integrazione per tutti e 88 i suoi dipendenti. «Peccato che da quell’accordo sono passati tre mesi e ancora non si sia mosso nulla», dice Enzo Medicina, segretario generale della Fai-Cisl di Alessandria e Asti. Il tempo per agganciare le vendite del Natale alle porte è ormai perduto, così come era stata persa buona parte dell’anno scorso per colpa del Covid. E se non ci si sbriga entro dicembre, si rischia di perdere anche l’opportunità di business rappresentata dalla prossima Pasqua.

«Il fatto è che le linee produttive non sono mai ripartite - spiega Medicina - per questo abbiamo chiesto un tavolo urgente al Governo». La proprietà turca? «Chi l’ha mai incontrata, è dall’inizio di questa vicenda che chiediamo di sederci insieme a un tavolo».

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Pernigotti ormai è assente dalla grande distribuzione da oltre un anno e il suo futuro produttivo è incerto. Per fortuna, il distretto piemontese del cioccolato non è tutto così. Secondo gli ultimi dati di Intesa SanPaolo, nel primo trimestre del 2021 le aree della regione in cui si concentra la lavorazione del cacao sono cresciute del 6,9% rispetto agli stessi tre mesi del 2020.

Il Piemonte conta colossi come la Ferrero d’Alba. E storie di successo come la Novi. Tra le più recenti operazioni di rilancio del settore c’è l’annuncio di pochi giorni fa della Domori (gruppo Illy) di voler costruire una “cittadella del cioccolato” a None, la cittadina alle porte di Torino in cui l’azienda non solo ha già la sua sede, ma dove ha appena rilevato l’area industriale in cui venivano prodotti i cioccolatini Streglio, altro marchio storico della cioccolateria piemontese. L’operazione, che prevede un investimento nei prossimi 24 mesi di una decina di milioni di euro, garantirà al marchio della famiglia Illy un’area produttiva di 36mila metri quadri di superficie.

«La tradizione della cioccolateria piemontese sta rivelando grande capacità di innovazione imprenditoriale e una consapevolezza sempre più solida della sua storia e dell’importanza di essere presenti sul territorio - sostiene Andrea Macchione, amministratore delegato Domori -. Il cioccolato continua a rappresentare per questa regione un settore che esprime eccellenze e crea lavoro. Siamo i custodi di un’esperienza artigianale e industriale che va trattenuta e fatta crescere: i tempi sono favorevoli sia per operazioni a sistema sul territorio, che per il mercato in grande fermento e decisamente trainante».

A Castelletto Stura, in provincia di Cuneo, ha invece sede la Venchi, che negli ultimi anni ha saputo mettere a segno una discreta crescita legata soprattutto alla sua capacità di espansione sui mercati esteri. Il fatturato dell’azienda ha raggiunto quota 100 milioni di euro e i punti vendita hanno raggiunto quota 146, di cui 99 all’estero tra Londra, Hong Kong, Dubai e New York, Shanghai e Tokyo. L’export, fanno sapere dall’azienda, rappresenta oggi il 47% del bilancio; il 2020 si era chiuso con sette nuove aperture tra il Sudest asiatico e gli Usa, mentre il 2021 dovrebbe vederne altre venti, concentrate soprattutto tra la Cina e il Giappone.

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