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Da Piombino al Polesine territori in rivolta contro rigassificatore e trivelle ma Meloni: finito il tempo dei no

Nell’ambito del decreto Aiuti quater, approvato dal Consiglio dei ministri e in attesa di essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, è giunto il via libera all’aumento delle quantità estratte da coltivazioni esistenti in zone di mare e l’autorizzazione di nuove concessioni tra le 9 e le 12 miglia

di Andrea Carli

Zaia: "Contrario a trivelle in Polesine, ci siamo già scottati"

4' di lettura

Le parole con cui il ministro per l’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin ha commentato la decisione del Governo Meloni di riprendere le trivellazioni in Adriatico, interdetto da trent’anni, nonostante le preoccupazioni espresse da ambientalisti e anche dal governatore del Veneto Luca Zaia, rendono l’idea di quale sia la strategia sulla base della quale l’esecutivo intende affrontare il problema, considerato prioritario, del caro energia. Una strategia che, dal rigassificatore di Piombino alle nuove trivelle nel polesine, si scontra ancora una volta con il no dei territori.

Il via libera a nuove trivelle

Nell’ambito del decreto Aiuti quater, approvato dal Consiglio dei ministri e in attesa di essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, è giunto infatti il via libera all’aumento delle quantità estratte da coltivazioni esistenti in zone di mare e l’autorizzazione di nuove concessioni tra le 9 e le 12 miglia.

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Le condizioni

Il tutto a condizione che i titolari delle concessioni presentino analisi e monitoraggi puntuali che escludano il rischio di subsidenza (lo sprofondamento del suolo). E la coltivazione sarà riattivata anche nelle acque dei golfi di Napoli, di Salerno e delle isole Egadi, per la durata di vita utile del giacimento e solo a patto che si dimostri l'assenza di rischi per il territorio.

Meloni: è finito il tempo dei no a tutti i costi

«Abbiamo approvato anche la norma sulla produzione di gas nazionale perché è finito il tempo dei no a tutti i costi: quello che serve all’Italia va fatto e vogliamo aiutare le aziende in difficoltà», ha sottolineato la premier Giorgia Meloni nel corso dell’assemblea dei gruppi Fdi.

Contrario il governatore del Veneto Zaia

Una linea quella delineata dalla leader di FdI che non è divisa da tutta la maggioranza. Il leghista Zaia ha subito chiarito di essere contrario a nuove trivellazioni nel Polesine, soluzione che sarebbe possibile con la norma, approvata dall’esecutivo del quale la Lega fa parte, per sbloccare le concessioni e aumentare la produzione di gas naturale. «Nel referendum del 2016 - ha ricordato il governatore del Veneto -, io avevo sostenuto il no alle trivelle, come quasi l’86% dei veneti e degli italiani. E oggi, confermare quel no non è soltanto una questione di coerenza». Zaia si è detto «preoccupato» perché «la prima industria del Veneto è il turismo». Parole «condivise pienamente» da un altro ministro leghista, quello per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli.

Anche i sindaci del Delta del Po hanno detto no alle trivelle che dovrebbero estrarre nuovo metano per far fron te alla crisi energetica. Temono l’impatto ambientale e possibili danni sul territorio e hanno dichiarato di essere pronti ad azioni legali per fermarle.

De Luca (Campania), no trivellazioni nei Golfi di Napoli e Salerno

Il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca ha spiegato di non essere disposto ad accettare trivellazioni nel Golfo di Napoli e di Salerno. «Non per ragioni ideologiche ma per calcolo di costi e benefici dei luoghi più belli del mondo», ha chiarito, aggiungendo che «sarebbe inimmaginabile avere le trivelle all’opera davanti alle costiere Amalfitana, Sorrentina, alle isole di Capria, Ischia, Procida, e ai Campi Flegrei, area geologicamente estremamente delicata. Quindi ne parleremo con grande fermezza se qualcuno farà atti concreti in quel senso, lo faremo non per ideologia ma per calcolo di costi e benefici».

Il tavolo di confronto tecnico

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha incontrato Zaia a quattrocchi, riservatamente. Ma al termine del colloquio - al di là della condivisione su tutta una serie di interventi di reindustrializzazione - non si è andati oltre l’apertura di un “tavolo di confronto tecnico” tra Regione Mimit e Mase, «con la finalità di verificare tutti gli aspetti inerenti la problematica delle estrazioni». Per ora, quindi nessun passo avanti concreto per ciò che riguarda il Veneto. «Non c’è nulla da convincere. Anche su questo troveremo una soluzione», ha detto il leader della Lega e ministro per le Infrastrutture, parlando della contrarietà di Zaia.

Rigassificatore di Piombino, il no del sindaco di FdI

Zaia, da parte sua, ha delineato una strategia alternativa: «Noi sosteniamo il rigassificatore, e in altre parti d’Italia non lo si vuole. Se si dovesse ingrandire il nostro o addirittura raddoppiarlo, noi ci siamo in questa partita, perché questo significa portare energia». Nonostante non lo abbia nominato, il presidente della Regione Veneto ha fatto riferimento al “caso Piombino”. Si tratta del posizionamento da parte di Snam della nave rigassificatrice Golar Tundra all’interno del porto in provincia di Livorno. Dopo il parere positivo della Conferenza dei servizi, il presidente della Toscana e commissario straordinario per l’opera Eugenio Giani ha firmato l’autorizzazione. Il sindaco di Piombino, Francesco Ferrari, esponente di Fratelli d’Italia, ha ribadito l’intenzione di impugnare l’autorizzazione di fronte al Tar. I lavori intanto stanno per partire. «Ferma restando la presentazione del ricorso all’autorità giudiziaria al quale la task force del Comune sta lavorando - ha detto il sindaco -, adesso è arrivato il momento di gestire la contropartita che Snam ,per legge, deve alla città per compensare i lavori».

Bonomi (Confindustria), produzione in sicurezza è interesse Paese

La decisione di riattivare le trivellazioni in Alto Adriatico per ottenere nuovi flussi di gas metano è stata commentata anche dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. «Mi sembra - ha detto - che nel provvedimento sia stata identificata una zona ad oltre diciotto chilometri dalla costa che dovrebbe scongiurare quegli effetti di bradisismo che preoccupano. Credo - ha aggiunto - che siamo in un momento in cui tutti stiamo soffrendo, abbiamo ricevuto tutti le bollette di conguaglio delle spese condominiali, non c’è una famiglia italiana che non sia stata colpita. Noi negli anni novanta avevamo una produzione nazionale di venti miliardi di metri cubi, oggi siamo a poco più di due. Poter pensare di avere un ulteriore impulso della produzione nazionale in sicurezza - ha concluso Bonomi - è nell’interesse di questo paese. Non sono un geologo quindi saranno i tecnici a dire quali giacimenti potranno essere utilizzati con sicurezza rispetto a eventuali impatti ambientali».

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