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Da Pompeo a Di Maio: G20 esteri con defezioni

L’ultimo summit ministeriale del G20 in Giappone - che passerà domani la presidenza all’Arabia Saudita - mostra segnali di «affaticamento», con la rinuncia di vari titolari di politica estera. E il Wto sottolinea che i Paesi del gruppo hanno eretto 28 nuove barriere commerciali dallo scorso maggio

di Stefano Carrer

Il ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi (a destra) con il principe Faisal bin Farhan al-Faisal: il 23 novembre passaggio di consegne alla presidenza del G-20 (Reuters)

3' di lettura

Il Giappone ci teneva molto a finire in bellezza il suo anno di presidenza del G20, con un successo dell’ultima riunione ministeriale il 22 e il 23 novembre a Nagoya. Ma il vertice dei ministri degli esteri del G20 evidenzia una serie di defezioni che segnalano una certa «fatigue», un affaticamento di fronte al susseguirsi di summit internazionali.

Assenze più o meno giustificate . L’assenza di più alto profilo è quella del Segretario di Stato Mike Pompeo (sostituito dal vice John Sullivan), ingenuamente attribuita da parte della stampa giapponese - probabilmente inbeccata dall’alto - alla sua partecipazione al summit della Nato (che però non gli avrebbe impedito di tornare negli Usa via Giappone). Pompeo - considerato secondo indiscrezioni sulla via delle dimissioni - è sotto tiro sia da parte di Trump sia da parte della struttura del Dipartimento di Stato, in relazione alle procedure di impeachment presidenziale che hanno visto la testimonianza di vari diplomatici.

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Le difficoltà legate alla politica interna sono se possibili superiori per Luigi Di Maio, il cui ruolo di capo politico del Movimento 5 Stelle sembra fare premio sulla posizione di responsabile della Farnesina. Di suo, Di Maio - oltre a giustificare con i suoi impegni in Italia la sua mancata trasferta in Giappone - ha aggiunto parole poco lusinghiere per il consesso internazionale, apparse ad uso e consumo pià che altro della fatidica “base”: «Al G20 ho deciso di non andare, così
come non vanno il segretario di Stato americano, i ministri
francese e britannico - ha detto ieri intervenendo a “L’Aria che tira “ su La - perché oggi pomeriggio c'è finalmente in
Consiglio dei Ministri la votazione sullo stato di emergenza dei
comuni del sud colpiti da calamità naturale. C'erano comuni che
lo avevano chiesto un mese fa e io ho detto che sabato e
domenica andrò” in Sicilia “a chiedere scusa personalmente.
Andare in quei comuni colpiti è più importante». Ma certo ha giustificazioni più comprensibili per gli organizzatori giapponesi il ministro britannico, con le elezioni alle porte.

Giallo con la Corea del Sud. Fino all’ultimo è stata in forse anche la partecipazione della ministra degli esteri sudcoreana Kang Kyung Wha, che alla fineha saltato salta il primo giorno dei lavori ma è in arrivo. Il problema è che proprio domani scade il patto sullo scambio di informazioni riservate nella Difesa tra Seul e Tokyo, entrambe alleate degli Usa. Il governo sudcoreano aveva però deciso di non rinnovare l’accordo se Tokyo non avesse cancellato alcune limitazioni e ostacoli alle sue esportazioni verso Seul, introdotte formalmente per motivi di sicurezza, ma ampiamente considerate una ritorsione per la decisione della Corte Suprema sudcoreana di sequestrare beni di gruppi giapponesi da destinare a risarcimenti per lavoro forzato in periodo bellico e coloniale (questione che Tokyo ritiene risolta da un accordo diplomatico del 1965). Sotto forti pressioni americane, oggi Seul ha deciso di sospendere la decisione di porre fine all’intesa sulla condivisione di intelligence militare.

Nuove barriere al commercio. Alla vigilia di un vertice che ha in agenda i temi del commercio internazionale, un rapporto del Wto ha avvertito che i Paesi del G20 hanno introdotto 28 nuove barriere commerciali tra metà maggio e metà ottobre, su un trade del valore stimato in oltre 460 miliardi di dollari, per lo più sotto forma di aumento di dazi e restrizioni alle importazioni. «Livelli storicamente alti di misure restrittive sul commercio stanno avendo un chiaro impatto sulla crescita, la creazione di lavoro e il potere di acquisto nel mondo - afferma il direttore generale del Wto Roberto Azevedo - C’è necessità di una forte leadership dalle economie del G20 se si vuole evitare un incremento di incertezza, minori investimenti e anche una più debole crescita commerciale».

Il ministro degli esteri giapponese Toshimitsu Motegi conta di discutere con i colleghi presenti la riforma del Wto e si è intanto impegnato in una serie di incontri bilaterali. Il più importante sarà quello di lunedì a Tokyo, nel post-G20, con l’omologo cinese Wang Yi: discuteranno della preparazione di una visita di Stato del presidente Xi Jinping, magari la prossima primavera.

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