sostenibilità

Da Prada un’intera collezione con il nylon eco (da scarti di plastica e reti da pesca)

Nata come capsule, Re-Nylon è ora una collezione completa di abbigliamento, nuovi accessori e calzature, in vendita dalla scorsa settimana nei monomarca

di Giulia Crivelli

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Nata come capsule, Re-Nylon è ora una collezione completa di abbigliamento, nuovi accessori e calzature, in vendita dalla scorsa settimana nei monomarca


3' di lettura

Per Prada la sostenibilità non è più un tema, una parte della strategia del gruppo. È integrata nella cultura aziendale di processo e di prodotto, direbbero gli economisti. È un abito mentale, possiamo aggiungere in tono più evocativo. O ancora, per usare una definizione quasi poetica, la sostenibilità per il gruppo Prada e altri grandi nomi della moda e del lusso è come l’acqua che scorre, senza sosta.

L’immagine l’ha suggerita di recente Desirée Bollier, figura di spicco dell’industria globale della moda e attuale chair di Value Retail management, società che gestisce undici destinazioni di shopping di alta gamma (nove in Europa, due in Cina), dove il gruppo Prada è presente, oltre che con il marchio principale, con Church’s. Un’immagine, l’acqua che scorre, che si addice in particolare a una delle ultime innovazione in ordine di tempo del gruppo Prada, la collezione Re-Nylon, che ha debuttato nel giugno 2019 e da allora è in continua evoluzione: è della scorsa settimana il lancio internazionale, nei negozi monomarca, dell’ampliamento della gamma di prodotti. Da capsule di accessori, Prada Re-Nylon si trasforma in collezione completa con abbigliamento, nuovi accessori e calzature. Il filato di nylon con il quale viene realizzata la collezione è l’Econyl, prodotto dall’azienda trentina Aquafil partendo dal recupero degli scarti di nylon pre e post consumer, ovvero da scarti di tessuto dalla produzione di abbigliamento e da materiale plastico proveniente da discariche e reti da pesca recuperate dai fondali.

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Nel giugno 2019, quando furono presentati i primi accessori Prada Re-Nylon, il gruppo dichiarò l’impegno a convertire l’intera produzione di nylon vergine in nylon rigenerato entro la fine del 2021 e il progetto è seguito, fin dal 2018, da Lorenzo Bertelli,da gennaio 2020 head of Csr del gruppo. Per il marchio il nylon non è un materiale come un altro: fu proprio Miuccia Prada, stilista e co-ceo del gruppo, insieme a Patrizio Bertelli, a spiegare, alcune stagioni fa, quanto fosse importante proiettare il filato iconico di Prada nel futuro trovando, grazie alla ricerca scientifica, un modo per renderlo ecosostenibile. Dal punto di vista creativo, potremmo dire, Miuccia Prada lo ha già reso, di fatto, immortale. Restando nel campo ambientale, nel 2019 fu sempre Miuccia Prada ad annunciare la politica fur free: a partire dalla primavera-estate 2020, nelle collezioni del marchio non ci sono più pellicce di animali.

Prada è stato tra i primi firmatari del Fashion Pact, nell’agosto 2019, e in occasione del Copenhagen Fashion Summit del 12 e 13 ottobre, Carlo Mazzi, presidente del gruppo, ha sottolineato l’importanza di un’alleanza, sui temi ambientali,tra tutti i protagonisti dell’industria della moda. «Il Fashion Pact è un perfetto esempio di multilateralismo contemporaneo – ha detto Mazzi –. Lo spirito di questa coalizione si basa su consapevolezza, cooperazione e solidarietà a livello internazionale, trascendendo gli interessi locali». Prodotto e processo, materiali e manifattura, grazie all’efficentamento energetico della filiera, dai negozi alle fabbriche, e alle sedi e stabilimenti costruiti secondo i criteri dell’ecoarchitettura.

Ma è forse l’ambito sociale quello che rispecchia maggiormente la natura pioneristica dell’approccio del gruppo Prada, che nasce con l’impegno per l’arte ed è, come la ricerca sui materiali, in costante evoluzione. Nel novembre 2017 si è tenuta Shaping the future ,la prima di una serie di conferenze pensate per stimolare il dibattito sui cambiamenti più significativi in atto nella società contemporanea: ambientali, certo, ma anche sociali e culturali. Nonostante la pandemia, il gruppo non ha voluto sospendere l’evento nel 2020 e il 1° settembre, a Venezia, si è svolta un’edizione “contenuta” di Shaping the future. Internamente, nel febbraio 2019, è nato il Diversity and inclusion advisory council, che punta a raccogliere (anche dall’esterno) spunti di riflessione, per riuscire a guardare il mondo nelle sue infinite sfaccettature e tradurle in nuove visioni creative.

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