Interventi

Da Progetto Italia una nuova sfida anche per l’edilizia civile

di Jacopo Palermo


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3' di lettura

La costituzione di Progetto Italia, nuovo campione nazionale del settore delle opere infrastrutturali – che ha ottenuto il via libera dal Consiglio di Amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti – apre importanti sfide e opportunità anche per il comparto dell'edilizia civile. Il settore delle costruzioni oggi vale circa l'8% del Pil e rappresenta un patrimonio di asset e di competenze da difendere, anche per l'indotto e le ricadute occupazionali, e si colloca all'interno delle eccellenze del Paese e, come tale, deve essere valorizzato come uno dei poli industriali che più contribuiscono alla crescita nazionale.

Nello stesso tempo, i requisiti di partecipazione alle gare e i criteri di valutazione delle offerte, sia in ambito pubblico che in ambito privato fatte le debite differenze, risultano sempre più selettivi e richiedono – per confrontarsi sui progetti più importanti – un livello di fatturato più alto che in passato. Non si tratta semplicemente di soddisfare requisiti formali, ma di attingere una dimensione che consente alle imprese di costruzioni di avere una struttura tecnica adeguata alla complessità delle realizzazioni, in cui si cimentano oltre alla capienza per investire in innovazione, soprattutto di processo. Non si può rimanere sul mercato con soggetti a dimensioni ridotte: per competere a livello nazionale e soprattutto, nello scenario internazionale, occorre fare scala e massa critica, pena il venire meno di quelle valenze che rendono le imprese italiane in grado di affrontare gli sviluppi del mercato.

La realizzazione del nuovo polo delle costruzioni è quindi un fattore propulsivo per l'intero settore, nella misura in cui rilancia indirettamente un mercato nazionale che rischia tuttavia di diventare asfittico per carenza di soggetti in grado di rispondervi, tenuto conto degli sviluppi richiesti dai nuovi assetti competitivi.

Ritengo necessario un percorso di consolidamento anche per il settore dell'edilizia civile, caratterizzato da un contesto ancora troppo frammentato e granulare. Secondo l'Osservatorio congiunturale sull'industria delle costruzioni dell'Ance, il forecast 2019 non vede all'orizzonte segnali di ripresa degli investimenti: se sulla base degli investimenti privati si prospetta una ripresa, tuttavia la stessa si delinea non corrispondente alle attese generate soprattutto dopo gli anni della grande crisi. Per il 2019 Ance stima un aumento degli investimenti in costruzione del 2% in termini reali. A giugno la stima dei prezzi alla produzione delle costruzioni segna un +0,1% in termini congiunturali, mentre su base annua si registra un -0,4%. Ciononostante, segnali di risveglio non mancano. Sulle transazioni immobiliari l'Istat ha registrato, nel primo trimestre 2019, 190.904 compravendite immobiliari, che, depurate della componente stagionale, aumentano del 2% rispetto al trimestre precedente (+2% il settore abitativo e +2,5% l'economico). Nel I trimestre 2019 – spiega l'Istat – l'indice destagionalizzato delle compravendite supera di quasi 3 punti percentuali i valori medi del 2010. Alla lettura dei dati ufficiali vanno inoltre affiancate le stime di investimento da parte degli investitori immobiliari istituzionali che prevedono una allocazione di capitale superiore ai 6 miliardi di euro nei prossimi cinque anni.

Si tratta dunque di partire da un'analisi adeguata e rispettosa della realtà, puntando l'attenzione sui fattori che, pur in un contesto flat dello scenario economico, denotano segnali di vivacità e movimento. Occorre dunque non lasciarsi scappare tale opportunità, facendo leva sugli elementi che, se messi a sistema, possono trainare la ripresa del mercato dell'edilizia civile e, in particolare, delle costruzioni residenziali. Ma la vera criticità è definire soluzioni efficaci ed efficienti dal punto di vista aggregativo in grado di raccogliere questa sfida: diventa un requirement soprattutto garantire una spinta effettiva a tutto il comparto, con la prospettiva di implementare operazioni di lungo periodo e di mercato, aperta a tutti i soggetti che intendono coinvolgersi.

Si tratta di mettere in gioco un nuovo modello di crescita, integrato e proattivo verso un comparto che, come quello dell'edilizia, risulta la cartina al tornasole dell'economia di un intero Paese. Ciò che emerge come il punto di non ritorno è senza dubbio quello di un consolidamento anche nel comparto dell'edilizia civile che consenta a singoli soggetti di competere con successo nel mercato; sfida non fattibile senza l'adeguata flessibilità finanziaria e senza fattori di governance trasparente e condivisa. Ancora una volta, la discriminante per la svolta non potrà che essere la visione di un'economia in permanente evoluzione, che non permette di attestarsi su quanto già acquisito, imponendo bensì di traguardare nuove mete che richiedono cambiamenti strutturali e culturali.

Jacopo Palermo, Amministratore Delegato di Impresa Percassi

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