INTERVISTA

«Da qui l’Europa sfida Cina e Usa sui big data»

Assessore al coordinamento delle politiche Ue allo sviluppo dell’Emilia Romagna

di A.Lar.


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Patrizio Bianchi

3' di lettura

«Viviamo in un’epoca strana. L’Uomo non ha mai avuto strumenti di ricerca così potenti, ma nemmeno problemi così globali». Patrizio Bianchi è assessore al coordinamento delle politiche europee allo sviluppo, scuola, formazione professionale, università, ricerca e lavoro della Regione Emilia-Romagna. Professore di Economia applicata dal 1989, è stato Rettore dell’Università di Ferrara fino al 2010, anno in cui viene nominato Commendatore al merito della Repubblica la sua attività universitaria.

Professore prestato alla politica, Bianchi è tra i padri della visione di lungo periodo che, negli ultimi 15 anni, ha ripensato l’ecosistema della conoscenza dell’Emilia-Romagna fino a far diventare Bologna «un nodo del sistema della ricerca europea su big data e supercalcolo».

Bianchi, come si è arrivati a Bologna trincea per le sfide globali?

Il vero motore di questo cambiamento è stata la Conferenza Regione-università. A metà degli anni 2000 abbiamo deciso di superare l’idea dei distretti e di portare avanti una visione basata sulle interdipendenze (Clust-ER): comunità di soggetti pubblici e privati che condividono idee, competenze, strumenti, risorse. È lì che abbiamo fatto due scoperte…

Quali scoperte?

Ragionando con i Rettori, abbiamo preso consapevolezza che in Emilia-Romagna era concentrato il 70% dell’infrastruttura nazionale per il supercalcolo. E che questa infrastrutttura poteva diventare un collante trasversale per lo sviluppo di tutto il nostro sistema produttivo e formativo. Non solo. Intuimmo che potevamo agire come driver per tutto il sistema Paese, che da Bologna poteva nascere il riposizionamento del Paese Italia nel contesto produttivo mondiale, dove i big data rappresentano il nuovo sistema della conoscenza.

Che cosa avete fatto per seguire queste intuizioni?

Nel 2016 abbiamo istituito il gruppo di ricerca su big data e supercalcolo. L’anno dopo la Regione ha promosso la nascita dell’associazione Big Data, i cui membri oggi gestiscono il 90% delle risorse per il supercalcolo destinato alla ricerca pubblica in Italia. Abbiamo lavorato in piena sintonia con i governi nazionali per candidare Bologna a capitale europea del supercalcolo.

A giudicare dai recenti annunci, l’Europa ha scelto Bologna.

Sì. Nel 2018 è stato approvato il progetto per il posizionamento nel Tecnopolo di Bologna del Data Centre del Centro meteo europeo. Nel 2019 la Commissione europea ha scelto il Tecnopolo anche per installare un supercomputer nell’ambito del progetto comunitario Euro Hpc (High performance computing): una macchina in grado di compiere miliardi di operazioni al secondo. Mentre nel 2020 sarà trasferita a Bologna la direzione del Cherenkov Telescope Array (Cta), il più grande e più sensibile osservatorio per raggi gamma al mondo, con la sua rete di 118 telescopi.

La sua Giunta ha anche approvato una legge per i “big data”.

La legge Investimenti della Regione Emilia-Romagna in materia di Big Data, Intelligenza artificiale, Meteorologia e Cambiamento climatico, approvata pochi giorni fa, rafforza la strategia di posizionamento di Bologna e dell’Emilia-Romagna ai più alti livelli della comunità scientifica internazionale. Con questa legge - che concede all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e al Cineca l’utilizzo di un’area del Tecnopolo per l’insediamento del supercomputer - la Giunta promuove e sostiene l’istituzione di una «Fondazione Big Data for Human Development» fra grandi istituzioni scientifiche regionali, nazionali, internazionali e imprese che favorisca attrazione di talenti e di investimenti sulle nuove tecnologie. Il testo di legge autorizza inoltre la Regione a partecipare all’associazione «Rete NEREUS», cioè la Rete europea delle regioni che usano le tecnologie spaziali.

Gli strumenti più potenti di sempre per risolvere i problemi più complessi di sempre?

Abbiamo avviato un’azione di dimensioni internazionali. Il nostro Paese può esserne fiero: l’Europa lancerà da Bologna la sfida a Cina e Stati Uniti su big data e intelligenza artificiale.

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