Rilancio

Quota 100, cashback, proroga ecobonus al 2023: cosa accade ai tre dossier rimasti fuori dal recovery

Il chiarimento del premier Draghi: «Per il futuro, il governo si impegna a inserire nel disegno di legge di bilancio per il 2022 una proroga dell'ecobonus per il 2023»

di Andrea Carli

Il Recovery plan di Draghi: ecco cosa prevede

4' di lettura

Dopo una non facile trattativa con Bruxelles, sbloccata anche grazie a una telefonata tra il premier Draghi e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, con il capo del Governo a garantire personalmente sulla coerenza delle riforme messe in cantiere, il Recovery plan italiano ha preso forma, con un prima via libera del Consiglio dei ministri giunto nella serata di sabato 24 aprile.

Sono rimasti fuori, e quindi hanno perso il treno del piano da 248 miliardi tra fondi europei e risorse nazionali da cui passa la ripartenza dell'Italia dalla crisi peggiore del dopoguerra tre dossier: la proroga di quota 100, il cashback e l’ecobonus per il 2023. Per i tre capitoli ora si delineano scenari e prospettive diverse.

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Percorsi agevolati per i lavoratori con mansioni usuranti

Dal testo di 335 pagine è scomparsa “Quota 100”, cara alla Lega. I pensionamenti anticipati con almeno 62 anni di età e 38 di contributi voluti dal Conte uno si esauriranno così a fine anno, al termine della sperimentazione triennale. Si tratta ora di decidere come gestire l'impatto del cosiddetto “scalone” che si verrà a creare negli ultimi mesi del 2021 e l'inizio del 2022 con l'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni. Allo stato attuale quota 100 potrebbe essere sostituita da misure mirate a categorie di lavoratori impegnati in attività gravose e usuranti, accompagnate da un'ulteriore proroga di Ape sociale e Opzione donna e da un rafforzamento dei contratti d'espansione. Secondo Matteo Salvini, leader della Lega, non si può ritornare alla legge Fornero ma bisogna andare verso “quota 41”. «Un tema su cui faremo sentire la voce della Lega - ha sottolineato in un intervento a Rtl 102,5 - è quello del diritto al lavoro e alle pensioni, se l'Europa proponesse di alzare l'età pensionabile in un anno di crisi economica, l'ultima cosa intelligente da fare è aumentare l'età in cui andare in pensione, favorire il ricambio generazionale è fondamentale, come non punire i lavoratori di 62,63,64 anni è fondamentale, non aumentare le tasse è fondamentale, siamo entrati al Governo per questo». Quanto invece ai sindacati, spingono per affrontare il “dopo Quota 100” con un meccanismo flessibile e garantendo comunque la possibilità di uscita ai lavoratori al raggiungimento del quarantunesimo anno di contribuzione a prescindere dall'età anagrafica.

Cashback esce dal piano, ma resta in vigore

È sparito dal piano (ma resta finanziato e dunque per ora in vigore) il cashback. Il programma di incentivazione dei pagamenti elettronici non è rientrato nella versione del Piano nazionale di ripresa e resilienza inviato alle Camere, mentre nella bozza del Conte due era indicato tra le misure già in essere per le quali si sostituivano i fondi nazionali con fondi europei. Al momento, secondo quanto si apprende, si stanno solo valutando dei correttivi per evitare un utilizzo improprio, in particolare dei micropagamenti, per “scalare” le classifiche e entrare nella fascia dei primi 100mila che utilizzano di più le carte e che beneficeranno del “Super Cashback” da 1.500 euro ogni sei mesi. L’occasione per questo restyling potrebbe essere la prossima legge di Bilancio. Il condizionale è d'obbligo in quanto l'esecutivo potrebbe anche decidere di tracciare una linea rossa alla prima scadenza del programma, ovvero dal 1 luglio.

Impegno Mef risorse superbonus 2023 in manovra

Nel Recovery plan italiano non è entrata la proroga al 2023 dell'ecobonus. E ciò nonostante a favore di questa misura si fosse espressa gran parte della maggioranza: i Cinque Stelle in prima fila, ma anche Pd, Lega e Forza Italia. Nulla da fare. L’inserimento della proroga nel Recovery avrebbe delineato la necessità di recuperare oltre dieci miliardi da altri progetti. Non solo: Bruxelles non era convinta della soluzione. Risultato: il Mef con il ministro Daniele Franco si è impegnato a inserire la proroga nella prossima Legge di bilancio. La tabella di marcia è stata poi confermata da Draghi. Intervenuto in aula alla Camera sul Pnrr, ha spiegato che «per il futuro il Governo si impegna a inserire nel disegno di legge di bilancio per il 2022 una proroga dell'ecobonus per il 2023, tenendo conto dei dati relativi alla sua applicazione nel 2021, con riguardo agli effetti finanziari, alla natura degli interventi realizzati, al conseguimento degli obiettivi di risparmio energetico e sicurezza degli edifici».

In Pnrr più fondi a superbonus, meno a rinnovabili

Nel testo finale del Recovery Plan consegnato al Parlamento, i fondi per l'efficientamento energetico degli edifici grazie all'ecobonus sono saliti di 3,73 miliardi rispetto all'ultima bozza. A farne le spese sono stati i finanziamenti previsti per le rinnovabili e i trasporti puliti, tagliati di quasi 3 miliardi. Il testo definitivo del Pnrr prevede 1,83 miliardi in più per la transizione ecologica rispetto alla bozza di venerdì: 59,33 miliardi contro 57,50. Ma è aumentata soprattutto la voce dell'efficientamento energetico degli edifici attraverso il superbonus al 110%: 3,73 miliardi in più (da 11,49 a 15,22). In particolare, 3,55 miliardi sono per l'efficientamento energetico e sismico dell'edilizia residenziale pubblica e privata, altri 200 milioni sono per i sistemi di teleriscaldamento. Ma i soldi supplementari per il superbonus (voluto da tutti i partiti e da Confindustria) alla fine sono stati trovati tagliando sulle rinnovabili. I fondi per le energie pulite, l'ammodernamento delle reti e la mobilità sostenibile sono calati di 2,78 miliardi, da 26,56 a 23,78. Si salva solo l'idrogeno, che vede aumentare la dotazione di 200 milioni, da 2,99 miliardi a 3,19. In compenso, sono aumentati di 910 milioni gli stanziamenti per la lotta al dissesto idrogeologico e per le risorse idriche, da 14,15 miliardi a 15,06. E rimangono praticamente invariati quelli per economia circolare e agricoltura sostenibile, limati di 30 milioni, da 5,30 miliardi a 5,27.

Salta Centro eccellenze epidemie

Nella versione finale del documento è saltata anche la creazione del centro nazionale per le epidemie. Nelle bozze precedenti era infatti prevista l’individuazione, su base nazionale competitiva, di un centro di eccellenza per le epidemie che avrebbe dovuto consentire una più pronta e efficace risposta della comunità scientifica nazionale rispetto al sequenziamento dei virus e alle correlate esigenze di ricerca e sviluppo per la cura e il contenimento delle conseguenti malattie.

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