Verso i ballottaggi

Da Raggi a Calenda, quali condizioni pongono i perdenti per cedere i voti

Il leader di Azione vuole garanzie sull’assenza dei 5 Stelle nella futura giunta, il capo del M5S Giuseppe Conte esclude apparentamenti

di Nicola Barone

Elezioni Roma, Michetti: voti di Calenda? Io mi rivolgo a tutti

3' di lettura

A giudicare dai colpi sferrati da una parte e dall’altra, per Robero Gualtieri è partito in salita il percorso di allargamento del proprio bacino di voti in vista del ballottaggio nella Capitale. Incassata la convergenza di Matteo Renzi l’ex ministro mira a raccogliere attorno a sé i sostenitori dei due sconfitti al primo turno, il leader di Azione Carlo Calenda e la sindaca uscente Virginia Raggi. È la formula del centrosinistra esteso a cui guarda anche in chiave più generale Enrico Letta, che tuttavia non sarà facile portare fino fondo come si vede dai primi profondi attriti.

Le condizioni poste da Calenda

La confluenza dei due elettorati, considerata “naturale” dal Pd, trova ostacoli nelle frizioni al vertice dei partiti di riferimento: da un lato il leader di Azione che sprona i democratici ad allontanarsi dal Movimento e chiede (e ottiene) rassicurazioni sull’assenza dei 5 Stelle nella futura giunta romana di centrosinistra; dall’altro il capo del Movimento Giuseppe Conte che, escludendo apparentamenti ai ballottaggi, non digerisce veti. «Carlo Calenda fa un suo percorso politico autoreferenziale e noi glielo lasciamo fare tranquillamente. Siamo orgogliosamente forti della nostra tradizione e della nostra storia. Lui si affaccia adesso alla politica, si è presentato a Roma. Ma essere una forza nazionale è un’altra prospettiva», dice l’ex premier. «È molto all’inizio di un cammino politico che possa vantare un percorso nazionale. Quindi, dettare condizioni agli altri mi sembra quantomeno arrogante». La risposta di Calenda non si è fatta attendere. «Giuseppe Conte ieri mi ha attaccato spiegando la sua magnifica storia di coerenza e serietà. Per essere chiari, considero Conte campione di qualunquismo e trasformismo. Non gli ho mai sentito fare un ragionamento interessante o affrontare una questione con competenza».

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Il no del M5S agli apparentamenti

Ma il segretario del Pd Enrico Letta è convinto che per vincere serva esportare “il modello Siena” nei Comuni, allargando tanto a Iv e Calenda quanto a Conte. L’ex ministro dello Sviluppo economico dei governi Renzi e Gentiloni, considerato da molti l’ago della bilancia per l’esito della sfida romana, esclude un fronte. «Il problema» di Michetti «non è che sia neofascista» bensì «che è totalmente incapace. Voterò Gualtieri perché mi corrisponde di più», nonostante «i tanti dubbi che ho sulla sua classe dirigente e il suo programma». La condizione, però, rimane ferma: mai i Cinque Stelle in giunta. Un atteggiamento avversato da Conte, il quale ribadisce il no agli apparentamenti ma rimarca al contempo la linea del Movimento sulla impossibilità di collaborare con un’eventuale giunta di centrodestra. Letta nei prossimi giorni contatterà entrambi ed anche Matteo Renzi, insomma «tutti coloro che rappresentano partiti e movimenti con cui si può dialogare nelle città che vanno al ballottaggio. Non proporremo apparentamenti o accordi di governo basati su posti o assessorati - dice anche lui -, faremo una proposta ai cittadini».

Fairplay nei confronti della sindaca uscente

«La giunta? Ho già detto no agli apparentamenti che peraltro non sono stati richiesti né dal M5s né da Calenda. È un tema molto semplice e lineare. Non c’è molto da dire». Il gioco di Gualtieri continua malgrado le tensioni su entrambi i lati. Sia confermando, come chiesto da Calenda, che nella sua squadra di governo della città non entreranno pentastellati, sia annunciando che «presto» sentirà Conte e che la legalità - storico cavallo di battaglia del Movimento - sarà il suo «assillo». Gli sfidanti andranno in Campidoglio dalla sindaca Virginia Raggi ma in due giorni diversi. Domani il candidato del centrodestra Enrico Michetti prenderà un caffè con la sindaca uscente alle 10 a Palazzo Senatorio, lunedì “ospite” sarà invece Gualtieri il quale parla con “rispetto” dell’esponente pentasellata («riconosco l’impegno e la determinazione della sindaca»). In un contesto, come quello romano, in cui l’asse giallorosso deve ancora dimostrare la sua tenuta (innumerevoli gli scontri tra M5S e Pd sul territorio dall’indagine sul “mondo di mezzo” in poi) proprio il bacino elettorale del capo di Azione potrebbe fare la differenza.

Michetti: Calenda? Lui fa il suo gioco ma io incontro tutti

«Cosa mi dirò con Calenda anche se ha detto che voterà Gualtieri? Io parlo con tutti. Rispetto tutti ma non mi appartengono i giochi di palazzo, mi rivolgo soprattutto ai cittadini. Parlerò innanzitutto con la Raggi perché ha tutti i fascicoli e quindi è chiaro che è un incontro istituzionale per capire lo stato di avanzamento di alcune procedure», nota dal canro suo il candidato del centrodestra, Enrico Michetti. «Calenda fa il suo gioco ma io posso vantare un profilo di chi è stato negli ultimi trent’anni nella casa comunale. Il mio profilo è quello della competenza. È chiaro che la contropropaganda vorrebbe dire che io sono impreparato e che non conosco la macchina». Ma la strada non è sbarrata. «Se lo incontrerò? Certo. Io incontro tutti».

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