su proposta dell'Aici

Da Ravello la Carta della cultura. Boccia: ridurre i divari in Italia e in Europa

di Vera Viola


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(ANSA)

3' di lettura

Cultura, politica, economia: tre campi strettamente connessi. Su queste basi poggia il «Patto per la cultura – La Carta di Ravello», approvato in Costiera amalfitana su proposta dell’Aici (Associazione delle istituzioni culturali italiane) e del Centro universitario europeo per i beni culturali di Ravello. La Carta vuole sancire un’ alleanza tra il mondo delle imprese e della cultura da estendere successivamente anche ad altre istituzioni e soggetti. Essa è l'atto conclusivo di una due giorni dedicata al tema “Italia è cultura” al centro della quinta conferenza nazionale promossa dall'associazione presieduta da Valdo Spini. Due giornate in cui la parola cultura è stata declinata in numerose accezioni.

Europa e politica di coesione
«La cultura può creare sviluppo. Ma anche dove ci sono storia e cultura permangono forti divari. Una questione culturale prima che politica - ha detto il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia - più volte al centro degli incontri con altre Confindustrie europee». E ha aggiunto: «Penso sia preferibile non perdere tempo a dibattere Europa si o no, ma come deve essere. C'è chi dice che la politica di coesione non serve? Forse perché chi sta meglio non vede il divario? Ridurre i divari è uno dei grandi obiettivi su cui continuare a lavorare per costruire una società più inclusiva». Per Boccia «l’Europa non deve essere alibi per trascurare le questioni italiane. Possiamo definire grandi obiettivi europei e italiani, creare luogo ideale per i giovani, per il lavoro, per le imprese, per la cultura, le infrastrutture».

Cultura ed Europa
«La cultura è un settore da vedere in un contesto europeo. Siamo in Europa, siamo parte dell'Europa, siamo componenti dell'Europa», ha detto il ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Alberto Bonisoli. «L'Europa è nostra. Noi qua ci siamo a pieno titolo. Siamo perfettamente in grado di ragionare con l'Europa - ha proseguito - di che cosa l'Europa ha bisogno».

Sostegni finanziari e normativi
Alle proposte avanzate dall'Associazione delle istituzioni culturali italiane di una maggiore disponibilità di sostegni finanziari e normativi, il ministro ha risposto con riconoscimenti e impegni precisi. «Importante il ruolo di organismi intermedi, come Aici, di essi lo Stato ha estremamente bisogno - ha premesso -. Le istituzioni culturali sono raccordo tra passato e presente. A esse il compito di tutelare le diversità e favorire la libertà di pensiero». E sui finanziamenti: «Essi devono garantire pluralità, diversità e sana competizione». Ma saranno varate anche nuove norme: altro punto delle rivendicazioni della Associazioni culturali.

Il Patto di Ravello
Punta sulla necessità di sviluppare una Rete della cultura in Italia. «La Rete tra le istituzioni culturali - dice Alfonso Andria presidente del Centro universitario europeo per i beni culturali - nel rispetto delle singole individualità e delle attività che ciascuna svolge sul rispettivo territorio, può favorire l'interscambio di esperienze e di buone pratiche e divenire, al tempo stesso, strumento per rafforzare la partecipazione dei cittadini alla cultura, in coerenza con lo spirito della Convenzione di Faro». La Carta inoltre ribadisce l'importanza dell'investimento pubblico in cultura, chiede che nei bilanci di Unione europea, governo, enti locali, siano previsti più adeguati finanziamenti per le attività culturali. Individua nel settore culturale una delle possibili risposte al problema della disoccupazione giovanile e un driver per lo sviluppo economico e sociale. E individua tra le azioni da intraprendere anche un riconoscimento alla pari di quelle universitarie per le borse di studio erogate dagli istituti di cultura, e un ruolo attivo degli istituti stessi nella promozione di lauree che attengono alla tutela e gestione dei beni culturali.

Boccia: non si cresce depotenziando industria 4.0

Il presidente di Confindustria, commentando la legge di Bilancio ha poi detto: «Come possiamo noi crescere se depotenziamo alcuni provvedimenti di Industria 4.0, se dimezziamo il credito d'imposta per la ricerca e lo sviluppo, o
se chiudiamo i cantieri e mi riferisco per esempio alla Torino-Lione?». Il leader degli industriali, nel ricordare che lunedì in audizione esprimerà un parere critico, ha sottolineato «aprire una dimensione riformista in chiave europea è determinante». «Che cosa è l’Industria 4.0? – si è chiesto – Una questione categoriale o è un provvedimento di politica economica che dà una svolta culturale al Paese? L’industria 4.0 per la prima volta nella storia
economica del Paese interviene sui fattori di produzione e non
sui settori, non chiede scambi alla politica - ha aggiunto - ma
definisce delle direttrici in cui se investi vieni premiato con
un beneficio fiscale avendo noi un tax rate molto elevato».
Questi e altri punti dovranno essere alla base di un «dibattito fondato sul libero pensiero», ha concluso Boccia.

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