L’intervento sulle novitÀ di «Casa Italia»

Da Renzo Piano un progetto in cinque punti per salvare il Paese

di Renzo Piano

Postdamer Platz, Berlino. (Marka)

5' di lettura

Pubblichiamo sulle nostre pagine l'intervento dell'architetto e senatore a vita Renzo Piano, tenutosi ieri a Milano in occasione della presentazione delle ultime novità su Casa Italia, il piano di intervento annunciato lo scorso agosto dall'ex premier Renzi all'indomani del sisma che ha colpito il centro del Paese, e su cui il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni si è soffermato ieri nella medesima occasione.

Son contento che si faccia questo incontro qui al Museo della scienza perché di scienza trattasi, la scienza della prevenzione, siamo in questo mondo di certezze, luminoso e illuminato che è quello della scienza. Io parlo, qui, non come architetto, il mio ruolo qui è istituzionale, è quello di senatore a vita. E allora questo compito lo svolgiamo ormai da tre anni sul tema delle periferie con molte delle persone che sono qui. Tornerò alle periferie, però c’è stata un'emergenza, l'anno scorso è successo di tutto. Questo è un paese che è entrato in una fase emergenziale: occuparsi oggi del sisma è una cosa doverosa. Il governo mi ha chiesto di occuparmene. Naturalmente però la conduzione di questo progetto sta in Casa Italia, sta ne lavoro che Giovanni Azzone farà con i suoi e negli interventi del Governo.

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Il tema del sisma a questo punto vorrei svilupparlo non dal punto di vista degli interventi di emergenza, perché è una sfera questa di cui si occupa un dipartimento capacissimo di farlo che è il dipartimento della protezione civile. Tuttavia, parallelamente al soccorso che è dovuto e doveroso, è bene che si pensi ad alleviare i rischi sismici in futuro: il nostro è un paese sismico.

La creatività di Renzo Piano per immagini

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L'Europa non è quasi toccata dal sisma, la zona sismica fortissima è quella che viene dalla Turchia, dai Balcani, la Grecia poi l’Italia. Il nostro, ripeto, è un paese sismico. Bene detto questo c'è un progetto che abbiamo sviluppato e che è basato su cinque principi: il primo è la diagnostica, tutti sanno che anche in campo medico man mano che la diagnostica è diventata più precisa, la chirurgia è diventata meno invasiva, e un edificio ed una casa sono un po’ come un corpo umano, a volte semplicemente si stacca un pilastro, si rompe un arto. La vicinanza tra la diagnostica medica e quella che si può fare sugli edifici non è così lontana, usa a volte gli stessi strumenti come la termografia, dunque allontanarsi dal mondo delle opinioni delle ipotesi e entrare nel mondo della scienza, sapere quello che si sa e non sapere quello che non si sa, è estremamente importante. La diagnostica quindi è il primo passo seguito da una cantieristica che, nella misura in cui la diagnostica è più precisa, la cantieristica diventa più leggera, esattamente come in medicina è meno invasiva, e allora a questo punto ecco che entrano in gioco la nostra idea di cantieri leggeri, cantieri dove si può intervenire localmente con tecniche nuove, che non esistevano 50 anni fa.

Oggi con i laser, con i tagli mirati si fanno delle cose che assomigliano vagamente alle cose che si fanno in chirurgia, sono interventi molto più leggeri, e, credetemi, non sto parlando a vanvera perchè già 30 anni fa io per l'Unesco feci esperimenti in questo senso, sui centri storici, addirittura facendo dei restauri con della gente che continuava ad abitare le case su cui stavamo intervenendo.

E qui vengo al dunque perché la diagnostica e la cantieristica leggera sono così importanti? Per una semplice ragione perché non si devono necessariamente spostare le persone dalle loro abitazioni anche perché sviluppando un progetto generazionale su trenta, quaranta, cinquant’anni come possiamo pensare di mandar via la gente di casa per mettere le case in sicurezza? I costi sarebbero proibitivi sia sul piano finanziario che su quello umano quindi è evidente che c'è qualcosa che va studiato in questo senso.

La gente non può essere allontanata, c'è un rapporto così forte tra le persone e le pietre che sono abitate dalle persone, se cerchi un uomo trovi sempre una casa, non puoi scindere questo rapporto, anzi lo devi scindere quando c'è il dramma del sisma non puoi fare altrimenti, ma prepararsi al sisma, mettersi in difesa usando delle tecniche leggere che consentano di fare questo, non si potrà fare sempre , ma l’importante è non interrompere il ciclo vero dell'abitazione, non separare le persone dalla propria casa.

Il quarto punto importante è quello che ci sia un progetto educativo, parlo del processo di partecipazione, o meglio con la gente bisogna parlare, bisogna lavorare con le persone, educarle, anche educare chi fa queste operazioni. E poi c'è certamente un progetto economico-finanziario, è ovvio, bisogna fare dei lavori, che naturalmente sono leggeri, perché stiamo parlando di interventi che sono molto più leggeri e che però vanno diluiti nel tempo. Tutti sanno che i costi di ricostruzione, a parte quelli umani, i costi di ricostruzione sono giganteschi, i costi di prevenzione, come nella medicina preventiva, soprattutto in certi paesi, sono costi minimi.

Quindi questi sostanzialmente sono i cinque principi base, e questi principi sono altamente semplici e altamente complessi perché di fatto è impossibile arrivare a una normativa quindi a un progetto complessivo generazionale nel tempo, senza passare attraverso quella che la scienza chiama “i casi di studio”.

I prototipi, non c'è scienza che non passi attraverso la sperimentazione quindi l'idea è questa: facciamo una decina di cantieri pilota che poi diventeranno attraverso il lavoro che Casa Italia sta facendo magari 9 oppure 12, non importa, in ogni caso un numero ragionevole, non cento o di più .

Quali sono i cantieri pilota? Intanto quelli sparsi in tutto l'arco appenninico, dieci cantieri sostanzialmente caratterizzati dal fatto che appartengono a diverse tipologie costruttive, una casa può essere costruita in pietra, in cemento e così via, le case antiche e quelle recenti queste costruite in cemento, soprattutto quelle costruite nel dopoguerra in cemento sono pericolosissime. Questi cantieri sono quasi delle piccole università, piccole scuole perché ci devono dare, come si fa in scienza, gli elementi sulla base dei quali poi impostare il lavoro definitivo. Per fare questo ci vogliono due prese di coscienza collettive, due piccole rivoluzioni culturali: smettere di parlare di fatalità, non c'è niente di fatale nel sisma.

Dobbiamo uscire dal medioevo oscuro della fatalità, per entrare nel luminoso presente delle chiarezze scientifiche

Con intelligenza abbiamo sempre costruito argini, case, dighe ed allora perché non possiamo difenderci, non dobbiamo difenderci da questo mostro che è il sisma? È chiaro che quello che sto dicendo è solo la fiducia nella scienza, dobbiamo uscire dal medioevo oscuro della fatalità, per entrare nel luminoso presente delle chiarezze scientifiche . Non so se è una rivoluzione culturale ma sicuramente una presa di coscienza collettiva . Importante è anche l'orgoglio della bellezza o meglio il fatto che forse bisogna rendersi conto, tutti, che il nostro è davvero un paese bellissimo e quando parlo di bellezza non parlo solo di bellezza dei monumenti, ma della bellezza diffusa dei nostri borghi delle nostre 100 città, dei nostri 10000 borghi . Mi sento chiedere spesso: ma non è che voi italiani siete un po’ disattenti? Ci appartiene o siamo solo custodi di questa bellezza?

Ne siamo custodi e dobbiamo tenerla salda, noi ci accorgiamo della bellezza solo quando ci casca addosso, questa bellezza noi la dobbiamo trasmettere ai nostri figli e possibilmente in sicurezza. Come possiamo pensare di lasciare in dote ai nostri figli edifici che cascano se c'è un sisma?

Queste due ultime cose non so che tipo di cornice normativa possano avere, ma fanno parte del nostro dna italiano: cioè la fiducia nella scienza e l’orgoglio della bellezza come intima soddisfazione.

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