atleti e lockdown

Da Ronaldo a Magnini, dall’Nba al volley, allenamenti in casa con mezzi di «fortuna»

Tapis roulant, cyclette, manubri ed esercizi a corpo libero vengono utilizzati dagli atleti professionisti in privato: tutti uguali di fronte al coronavirus

di Marcello Frisone

Gli allenamenti (da casa) per la pallavolo

Tapis roulant, cyclette, manubri ed esercizi a corpo libero vengono utilizzati dagli atleti professionisti in privato: tutti uguali di fronte al coronavirus


4' di lettura

Filippo Magnini versus Cristiano Ronaldo. Nuoto versus calcio. Il pluricampione italiano di nuoto - che ha messo piede in acqua l’ultima volta a metà febbraio - si allena da casa a Milano con attrezzi da palestra appena comprati, mentre il pluricampione portoghese calciatore della Juventus si esercita nella piscina della sua casa di Madeira.
In questa ipotetica e del tutto inventata “diatriba” tra i 2 grandi atleti, si cela invece la sintesi di cosa fanno e come si allenano i professionisti durante il lockdown: ognuno lo fa privatamente come può, a prescindere se sia uno sport “ricco” o meno. Tutti uguali gli atleti di fronte a questa emergenza coronavirus , con la speranza di tornare a fare quello che più si ama.

Dall’Nba al calcio italiano
I giocatori americani dei Rockets non escono da casa da qualche settimana in quanto anche l’Nba è stata sospesa. «Abbiamo dato loro un programma di allenamento - ha detto da Houston il loro coach Mike D’Antoni (ex anche dell’Olimpia Milano) -, ma ognuno di loro lo segue come può».
Antonio Candreva, centrocampista dell’Inter, racconta di «allenarsi a casa spesso insieme alla compagna», come fa vedere sui social, così come si allena dal suo appartamento il terzino del Napoli, Giovanni Di Lorenzo («la società ci ha messo a disposizione tutti gli strumenti per poterci allenare e mantenere uno stato fisico adeguato»).
Lévy Koffi Djidji, difensore del Torino, «fa quel che può» seguendo il programma di allenamento giornaliero che riceve sul «gruppo whatsapp della squadra» . Non tutti hanno però il “vantaggio” di essere chiusi in casa. Riccardo Saponara, trequartista del Lecce, è rimasto nell’hotel della città nella quale gioca e si divide «tra la stanza e la palestra dell'hotel, dove mi coccolano abbastanza pure nell'alimentazione».

I runner e gli ultrarunner
Elisa Desco, atleta del team Scarpa® , skyrunner e mamma di 2 bambine, sta in casa a Bormio, rinunciando a ogni forma di allenamento all'aria aperta: «Spostando il divano ho ricavato poco meno di 10 metri quadri per il tapis roulant e piccoli attrezzi da palestra». Desco suggerisce anche di concentrare l'attenzione su esercizi di core stability, leg extension, skip, corsa calciata e squat.
Anche il suo compagno di squadra, Daniel Jung, atleta di trail running si allena in casa a Naturno (Val Venosta): «Poter sfruttare il giardino di casa mi permette di alternare workout e potenziamento a sedute di pilates e stretching. Pedalo anche su particolari rulli che non bloccano la bicicletta ma «in questo modo devo mantenere alta la concentrazione per restare in equilibrio. Fatico di più, ma è anche molto più allenante».

Il parere degli esperti
Ma quali sono le conseguenze fisiche e psichiche di questo stop forzato? «Per ogni atleta - spiega Matteo Panichi, preparatore fisico delle Nazionali di pallacanestro - le conseguenze di uno stop forzato come quello attuale sono diverse: la perdita di VO2 Max (il massimo consumo di ossigeno), cioè la “condizione” del giocatore; la diminuzione dei livelli di forza, la perdita di massa muscolare e il rischio di aumentare la massa grassa; la perdita della capacità di adattarsi agli stimoli specifici del campo da parte di muscoli, tendini e articolazioni; il possibile rischio di condizioni di stress o crisi dal punto di vista psicologico».
Ed è proprio su quest’ultimo motivo, forse meno “evidente” ma non per questo meno importante, che gli staff responsabili della performance dei singoli club e della Fip (Federazione italiana pallacanestro) cercano di supportare il più possibile gli atleti costretti a casa per tamponare al meglio queste situazioni. «L'approccio - continua Panichi - è individualizzato a seconda delle caratteristiche del giocatore e di ciò che ha a disposizione in casa per allenarsi. Non è facile con soggetti che molto spesso superano i 100 kg di peso e i 2 metri di altezza lavorare in un appartamento, ma si cerca per quanto possibile di inserire esercizi di forza a carico naturale, programmi di condizionamento da fare in spazi molto ridotti e routine di stretching e lavoro di prevenzione».
Oltre alle schede, la Fip (così come anche la Fipav ) cerca di fornire dei video tutorial più facili da seguire. «L'alimentazione - continua il preparatore fisico delle Nazionali di pallacanestro - è un punto fondamentale da curare vista la grande riduzione di dispendio energetico.
Anche i suggerimenti relativi al mantenimento delle buone abitudini sono importanti, quindi si parte dalla struttura dell'agenda quotidiana che preveda oltre all'alimentazione e l'allenamento spazi per attività utili ad abbassare lo stress come rilassamento, meditazione, yoga o semplici esercizi di respirazione. L'altra attenzione - conclude Panichi - è alla cura del sonno e all'utilizzo responsabile degli apparecchi elettronici. Poi, soprattutto per chi vive da solo, è importante il mantenimento di una rete di relazioni a distanza di qualità. Chi riesce a mantenere buone abitudini in questo periodo sarà avvantaggiato nel rimanere sano e in forma, subendo di meno l'inevitabile processo di detraining».

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