Quarta ondata

Da Rotterdam a Vienna, il ritorno dei lockdown scatena le tensioni in Europa

I casi salgono e le nuove restrizioni anti-Covid tornano ad animare le piazze contro la «dittatura sanitaria». Come sta andando nella Ue

di Alberto Magnani

Aggiornato il 22 novembre alle 7:34

Covid, proteste a Vienna contro la stretta anti-Covid in Austria

5' di lettura

Oltre 30mila manifestanti in piazza a Bruxelles e Vienna, scontri nella capitale europea e nei Paesi Bassi, nervosismo in crescita dalla Germania alla Croazia. La tensione sta montando in Europa dopo che la quarta ondata di casi di Covid ha spinto alcuni governi a ripristinare misure restrittive contro l’escalation di casi e vittime, da forme di lockdown parziale a limitazioni sempre più stringenti per la popolazione non vaccinata.

A rompere il ghiaccio è stata l’Olanda con una stretta di tre settimane, seguita dalla svolta più drastica dell’Austria: lockdown completo e obbligo di vaccinazione dal febbraio 2022. In entrambi i casi le misure hanno scatenato reazioni già viste nelle scorse ondate del virus, con scontri più accesi nei Paesi Bassi. Ora lo scenario inizia replicarsi in altri paesi europei, mano a mano che il bilancio dei nuovi casi lievita fino a nuovi picchi.

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I Paesi Bassi fra lockdown (parziale) e proteste violente

La nuova fase di chiusura è stata inaugurata dall’Olanda, nel vivo di un’ascesa di contagi che viaggia al ritmo di oltre 20mila nuovi casi al giorno. Secondo Our World in data, un portale che monitora l’andamento della pandemia, i contagi sono balzati dai circa 2mila dello scorso 20 settembre ai 19.839 del 20 novembre, aumentando con l’avvicinarsi della stagione invernale.

Il governo olandese ha fissato delle nuove misure restrittive in vigore dal 13 novembre al 4 dicembre, con possibilità di rivalutare la situazione il 3 dicembre. L’obiettivo, ha spiegato l’esecutivo, è di «ridurre i contatti quotidiani», garantendo la continuità delle attività durante il giorno e limitando i contatti durante la sera. Il pacchetto di regole include la chiusura alle 18 di tutte le attività non essenziali (come parrucchieri o negozi di vestiti) e alle 20 di bar e ristoranti, un tetto di 1.250 persone a eventi pubblici e divieto di pubblico nelle manifestazioni sportive.

La stretta ha innescato le prime reazione, ma la miccia delle proteste è stata il piano del governo di limitare l’accesso al Certificato Covid (green pass) ai cittadini vaccinati o guariti dal Covid, escludendo quelli disposti a sottoporsi a tamponi. Le violenze sono scattate il 19 novembre a Rotterdam, con un primo bilancio di 7 feriti e 30 arresti in una serata di scontri che ha visto la polizia aprire il fuoco sui manifestanti.

Nella sera fra il 20 e il 21 novembre la rivolta si è estesa in altre province, portando ad almeno 40 arresti fra varie province del paese. Le turbolenze si sono estese anche a l’Aia, la capitale politica, con sette arresti nella notte e scene di guerriglia nelle strade.

Vienna, in 30mila contro nuovo lockdown e obbligo vaccinale

La situazione si sta surriscaldando anche in Austria. Il boom di contagi, cresciuti anche oltre i 15mila casi al giorno, ha spinto il governo a una doppia stretta: lockdown completo di 20 giorni a partire dal 22 novembre e, primo caso nella Ue, obbligo vaccinale per tutta la popolazione da febbraio 2022.

Le restrizioni sono subentrate all’esperimento di un «lockdown per vaccinati», inaugurato il 13 novembre con l’obiettivo di aumentare una quota di immunizzati oggi ferma al di sotto del 70%. La crescita di casi aveva già convinto alcune regioni ad optare per chiusure complete pochi giorni dopo, anticipando la linea che sarebbe stata poi adottata per tutto il paese.

Le nuove chiusura hanno portato oltre 30mila persone in piazza a Vienna 20 novembre, in polemica con il testa coda del governo e il quarto lockdown imposto alla capitale del paese.

La giornata si è chiusa senza casi di violenze, ma le autorità temono che la protesta possa radicalizzarsi in tempi rapidi “grazie” alle infiltrazioni dell’estrema destra. Il cancelliere Alexander Schallenberg, succeduto a Sebastian Kurz dopo le sue dimissioni, spera «vivamente che non si arrivi» a uno scenario simile a quello vissuto nei Paesi Bassi. L’atmosfera però, ammette, resta «molto tesa» e difficile da interpretare.

Germania travolta dai casi, lockdown in Baviera

La Germania è nel vivo di una delle crisi più acute su scala continentale, con incrementi di contagi fino a picchi di oltre 60mila nuovi casi al giorno e strutture ospedaliere sempre più sull’orlo del collasso. Il bilancio della quarta ondata, definito «drammatico» dalla cancelliera Angela Merkel, ha già fatto scattare misure di contenimento che ricordano quelle delle vecchie ondate di Covid.

Il Bundesrat, l’organo che fa da raccordo fra il governo e i 16 Länder, ha approvato un nuovo pacchetto di restrizioni per contenere l’ascesa di casi senza costringersi a nuovi lockdown. Il pilastro dell’intesa è l’applicazione del cosiddetto 2G, sigla di geimpft oder genesen un sistema che consente libertà di movimento e attività ricreative chi è vaccinato (geimpft) o guarito (genesen), in tutti gli stati federali dove l’incidenza delle ospedalizzazione raggiunge una media di 3 persone ricoverate ogni 100mila abitanti.

Se il tasso raddoppia, 6 persone ricoverate ogni 100mila abitanti, scatta il 2G Plus: a vaccinazione o guarigione bisogna aggiungere un tampone con esito negativo. Su scala locale le strette sono anche più rigide. La Baviera ha dovuto rinunciare per il secondo anno di fila ai mercatini natalizi, con ricadute pesanti sul turismo, mentre il ministro-presidente Markus Söder ha imposto lockdown nei distretti più critici dello stato federato. La Sassonia ha chiuso bar e discoteche, con l’obiettivo di limitare il più possibile i contatti. È probabile che misure simile finiscano per essere adottate anche in altri Länder, prima o dopo eventuali cadute sotto a uno scenario critico.

Proprio Söder, a capo di un Land da 13 milioni di abitanti, è stato tra i leader che hanno evocato l’approdo a un obbligo di vaccinazione per tutti i cittadini. Come l’Austria, la Germania sconta una quota insufficiente di popolazione vaccinata (il 69,7%, contro il 77% dell’Italia al 21 novembre) e divari robusti fra i vari Länder sul totale di dosi somministrate.

L’obbligo di vaccinale potrebbe accelerare la copertura della popolazione, anche se le reazioni innescate in Paesi Bassi e Austria sono un campanello d’allarme indicativo. Già ad agosto le strade di Berlino si sono riempite di migliaia di manifestanti contro le vaccinazioni e le restrizioni anti-Covid.

Bruxelles, scontri vicino istituzioni Ue

I disordini si sono propagati fino al cuore delle istituzioni Ue, con una domenica di fibrillazioni a Bruxelles. Oltre 35mila persone sono scese in piazza domenica 21 novembre per protestare contro le strette imposte dal governo per frenare l’ascesa di contagi, volati fino a picchi insidiosi per la tenuta del Paese: dai 4.635 nuovi casi del primo novembre ai 13.826 del 21 novembre, un balzo che fa avvicinare lo scenario di lockdown provvisori. L’esecutivo ha imposto l’obbligo di mascherina e il ritorno al telelavoro per arginare il più possibile la proliferazione di contagi. Il corteo è partito dalla stazione di Bruxelles-Nord, snodandosi in maniera pacifica per la città, prima di degenerare in scontri nei pressi del distretto governativo. Il bilancio è di almeno quattro feriti, tre agenti e un manifestante.

Dall’Italia alla Croazia, dove cresce la tensione

I malumori per le misure di contenimento sono diffusi nel resto del Continente. L’Italia ospita da diverse settimane manifestazioni contro l’obbligo di Certificato digitale Covid (Green Pass) sul luogo di lavoro, introdotto fra le polemiche e poi ricalcato in altri paesi Ue.

Il corteo del 20 novembre a Milano, il 18esimo in ordine cronologico, si è chiuso con qualche tensione e 257 partecipanti identificati dalle forze dell’ordine. In Crozia i manifestanti sono scesi in piazza a Zagrabia contro le misure di sicurezza anti-Covid e l’obbligo di green pass sempre sul lavoro, anche se limitato al settore pubblico.

Le misure di contenimento anti-Covid sono ricomparse anche in Repubblica Ceca e Slovacchia, reduci da picchi di oltre 20mile e 9mila contagi, tornando ad animare le tensioni già esplose in estate. In caso di lockdown completi od obblighi vaccinale, la temperatura potrebbe alzarsi ancora.

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