il cicloviaggiatore

Da Saepinum alla via dei tratturi, alla scoperta di un Molise selvaggio in bici

Un potenziale turistico mal sfruttato per una regione segnalata quest’anno anche dal New York Times. Ma già ci aveva pensato Guido Piovene

di Manlio Pisu

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Un potenziale turistico mal sfruttato per una regione segnalata quest’anno anche dal New York Times. Ma già ci aveva pensato Guido Piovene


4' di lettura

«Tra le città dissepolte è questa in Italia la più romantica». Così, a metà degli anni Cinquanta, Guido Piovene descriveva Saepinum. Nel cuore del Sannio, in Molise, c'è un tesoro sconosciuto ai più, che regala emozioni ai pochi visitatori in giro da quelle parti. È una città romana di età augustea (4 a.C.), ben conservata, con tanto di mura di cinta, torrioni, cardo, decumano, foro, terme, teatro e qualche casa tuttora abitata in un sito archeologico che – caso unico in Italia – è anche luogo di residenza per alcune famiglie locali.

Gli italiani si stavano rialzando dalle macerie della Seconda guerra mondiale, spinti da una gran voglia di futuro. Piovene batteva il Belpaese palmo a palmo e lo raccontava nel suo Viaggio in Italia, in un programma che tenne banco sulla Rai tra il 1953 e il 1956. Saepinum lasciò in lui un'impronta profonda.

A distanza di quasi 70 anni da quel viaggio ancora oggi Saepinum lascia a bocca aperta. Non è solo romantica; è anche pressoché dimenticata, come ai tempi di Piovene. Per il New York Times è uno dei luoghi remoti da visitare nel 2020. Intatte le quattro porte d'accesso alla città. Non c'è recinzione. Non si paga biglietto d'ingresso. Il decumano è formato dal vecchio tratturo Pescasseroli – Candela, in epoca romana l'antica via consolare Minucia. Il cardo è costituito da un altro tratturo, che scende dai ripidi pendii del massiccio del Matese.

Il Molise a due ruote

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La strada dei tratturi

Entrare a Saepinum in bici da Porta Bojano o da Porta Benevento, pedalando sul basolato romano del tratturo Pescasseroli – Candela, è un'esperienza emozionante. Saepinum può essere tappa di un cicloviaggio nella storia, che racconta un passato plurimillenario. Oltre all'archeologia c'è la cultura della transumanza, il rito arcaico del trasporto stagionale del bestiame a valle d'inverno e in montagna d'estate.

Come quasi tutti i borghi del Molise, Saepinum sorge all'incrocio fra due tratturi. Qui si muovevano mandrie e greggi immense, di migliaia di capi. L'allevamento ha avuto in passato una tale rilevanza per l'economia di queste zone che la rete viaria dei tratturi, oltre 3000 km a metà del Seicento, era disciplinata per legge fin dai tempi dei romani.

Sessanta passi napoletani: questa la larghezza fissata nel Regno delle Due Sicilie per i tratturi principali, cioè oltre 110 metri, il doppio di un'autostrada moderna. Erano fiumi d'erba, per consentire alle mandrie e alle greggi di pascolare, mentre si spostavano su e giù secondo il ritmo delle stagioni. “Erbal fiume silente”, li definisce Gabriele D'Annunzio nella lirica I Pastori. Dal 2019 la transumanza è stata inserita dall'Unesco nel Patrimonio culturale immateriale dell'umanità.

Una nuova frontiera del (ciclo)turismo

Con i suoi 4.460 km quadrati e 302.000 abitanti il Molise è una delle regioni più piccole d'Italia. La densità di popolazione (68 persone per km quadrato) è fra le più basse nel Paese. Qui lo sguardo può facilmente spaziare a perdita d'occhio senza incontrare segni di antropizzazione: non un centro abitato, non una casa, non un traliccio o una strada, in una sorta di Wyoming domestico a un tiro di schioppo dalla Capitale.

Gli ingredienti per affermarsi come la nuova frontiera del turismo ci sono tutti, tanto più nel contesto post-Covid, che induce a riscoprire con nuovi occhi il principio del “vicino è bello”. Ciò che è rimasto della rete viaria dei tratturi, spolpata da un'usucapione aggressiva in decenni di abbandono, costituisce ancora e malgrado le ingenti perdite un patrimonio che - se opportunamente valorizzato in una logica di bikenomy e di turismo sostenibile per bici, trekking e cavallo - può fungere da volano per l'economia locale, contribuendo a rivitalizzare il tessuto sociale e a contrastare lo spopolamento dei tanti piccoli borghi.

Oltre a Saepinum l'archeologia molisana ha da offrire altri siti di rilievo, come per esempio Pietrabbondante. Ad Agnone, in alto Molise, ci sono oggi ancora oggi le fonderie tradizionali che per secoli hanno sfornato le campane in bronzo per le chiese di Roma.

Le montagne dell'Appennino, con il loro manto boschivo ben preservato, la fanno da padrone: il massiccio del Matese, i monti della Meta, il Parco nazionale dell'Abruzzo, del Lazio e del Molise. Capracotta e Campitello Matese, forti anche di un buon innevamento invernale, hanno una naturale vocazione per sci di fondo, ciaspole, trekking, escursioni a cavallo e naturalmente mountain bike. Sul mare Termoli, con il suo borgo antico, è il porto di partenza per le Isole Tremiti, in mezzo all'Adriatico.

Eppure ad oggi lo scrigno di questo patrimonio turistico, di grandi potenzialità, è in massima parte da aprire. Il forestiero lo coglie a prima vista; non altrettanto i locali. Le amministrazioni pubbliche sul territorio non sembrano svolgere un ruolo propulsivo quanto a valorizzazione e promozione. Il Parco dei tratturi del Molise – attivo da 23 anni, come si legge sul web – è di scarso aiuto. Una ricerca su Google, punto di partenza di tanti viaggi, dà pochi risultati con le parole-chiave “Molise” e “mountain bike”.

Potenziale non sfruttato

Non ci sono itinerari segnalati; pressoché assente la cartellonistica sul terreno. Mancano del tutto infrastrutture cicloturistiche degne di nota. Questa, del resto, è la cifra che contraddistingue il Molise come una “bella addormentata nel bosco”.

È una meta pioneristica, che presuppone desiderio di scoperta e un po' di spirito d'avventura. La pianificazione di un cicloviaggio passa per il tamtam fra amici e conoscenti o sulle piattaforme on line di cicloturismo, come per esempio Wikiloc. I cicloturisti più esperti se la cavano, smanettando con navigatore e tracce Gpx; ma non è il posto giusto per chi abbia meno esperienza o voglia muoversi con famiglia.

Le foto di questo servizio descrivono una splendida pedalata nel Sannio tra Saepinum e il Matese, per lo più in provincia di Campobasso, sconfinando nelle provincie di Caserta e Benevento. L'itinerario è stato costruito a partire da una vecchia traccia Gpx ed è stato poi adattato all'impronta per far fronte agli imprevisti. Lunghi tratti, a sorpresa, sono risultati non pedalabili.

Chi voglia risparmiarsi brutte sorprese e andare sul sicuro può rivolgersi ai pochi operatori locali. Tra questi Moliseexplorer, che organizza escursioni guidate in bici e cicloviaggi sui sentieri più belli del Sannio.

Le amministrazioni locali e l'imprenditoria sul territorio sarebbero ben consigliate se scoprissero le opportunità della bikeconomy e aprissero lo scrigno su cui stanno sedute.

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