Christmas album

Da Sinatra ai Bad Religion: 10 dischi di Natale da riscoprire

di Francesco Prisco


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I Beatles in uno dei loro tradizionali «Christmas Album», genere discografico antico (e sempre fortunato)

5' di lettura

Per restare al 2018: Jessie J con This is Christmas Day. O addirittura Eric Clapton con Happy Xmas. Ogni Natale hai suoi Christmas Album, dischi delle festività con canzoni a tema, nati per «capitalizzare» il periodo dell’anno in cui di dischi se ne vendevano di più. Dal punto di vista del cantante: quando te ne chiedono uno, allora vuol dire che sei veramente arrivato. È una legge non scritta che regola (o, almeno, regolava fino all’altro ieri) l’universo della musica. Per rendersene conto basta scorrere con lo sguardo la schiera di star che dagli anni Quaranta a oggi si sono cimentate con questo singolare «genere». Eccovi alcuni esempi.

Bing Crosby
I dischi natalizi più noti sono sicuramente quelli dei grandi crooner, le «voci dietro al microfono» delle orchestre swing americane. E il primo pensiero va ovviamente a Bing Crosby, l’uomo che lanciò il genere in tutto il mondo interpretando nel 1942 la versione più celebre dello standard White Christmas di Irving Berlin. Una performance che gli è rimasta appiccicata addosso per gran parte della sua carriera, se consideriamo che ben otto dei suoi album in studio sono a tema natalizio e che il primo, Merry Christmas (1945), fu la perfetta colonna sonora di un’America che, lasciatasi alle spalle le guerra, si ritrovava sotto l’albero a scartare i regali. Un idillio portato anche al cinema.

Nat King Cole
Altro crooner molto affezionato al tema natalizio fu Nat King Cole che nel ’41 incise per la prima volta The Christmas Song, suo bestseller del genere, e nel 1960 realizzò l’Lp The Magic of Christmas. Innumerevoli le sue reinterpretazioni di brani tradizionali, per giunta più volte re-impacchettati e riproposti con nuova veste grafica. La figlia Natalie vanta invece il primato per le ospitate a tema: se vuoi fare una bella figura con un Christmas album, non puoi non duettarci.

Frank Sinatra
Dalle parti del Rat Pack, la natività di Cristo diede spunto ai vocalizzi del grande capo Frank Sinatra per ben sei album (indimenticabile Christmas songs by Sinatra del ‘48) e a quelli del suo fido luogotenente per The Dean Martin Christmas Album (’66), perché il Natale è la festa più amata dagli italiani e due italoamericani non possono certo restarsene a guardare. E poi, volete mettere com’è bello swingare sulle note di Let it snow, let it snow, let it snow?

Elvis Presley
The King esplose negli anni Cinquanta come fenomeno di rottura nei confronti del «movimento» dei crooner, eppure egli stesso per ben due volte non seppe rinunciare alla magia musicale del Natale: prima nel ’57 con un Elvis’ Christmas Album da nove dischi di platino, poi nel ’71 con Elvis sings the wonderful of Christmas che dovette accontentarsi di tre dischi di platino. Sentirlo sgommare con la sua voce sulle note di Blue Christmas è una roba che fa accapponare la pelle. Il Re è morto? Evviva il Re. Anche nel giorno della Natività.

The Beatles
Gli anni Sessanta furono l’epoca delle band. E la band più rappresentativa celebrò le sette festività natalizie della propria attività con altrettanti singoli contenenti gli auguri ai propri fan: stiamo parlando dei Beatles Christmas Record che oggi valgono una fortuna per i collezionisti e che nel 1970 furono raccolti in The Beatles’ Christmas Album, indispensabile per comprendere il talento comico dei quattro di Liverpool. Avete letto bene: qui si parla di «talento comico». A cos’altro attribuire lo sketch in cui loro stessi si prendono in giro trasformando Yesterday in innumerevoli standard natalizi?

The Beach Boys
Non stupisce l’attenzione alle tematiche natalizie dei Beach Boys: per quanto californiani, Brian Wilson e soci poco più che ragazzini si esercitavano a cantare a cappella proprio grazie agli standard da caminetto acceso. Ecco allora che nel 1964 tirarono fuori The Beach Boys’ Christmas Album, opera successivamente tornerata a deliziare gli avventori natalizi dei negozi di dischi in una nuova versione e… con un titolo giusto un po’ diverso: Christmas Harmonies. Cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia. E poi Merry Christmas, baby mette allegria.

Phil Spector
Strappo alla regola: qui non si parla di un interprete ma di un produttore. O meglio: «del» Produttore, quel Phil Spector che negli anni Sessanta, ancora giovanotto, rivoluzionò il modo di concepire l’incisione su supporto a 45 giri inventandosi il cosiddetto «wall of sound». Nel ’63 prese tutti i suoi artisti di maggiore successo (da The Ronettes a The Chrystals passando per Darlene Love) e affidò loro l’interpretazione di una manciata di standard riarrangiati a modo suo. A Christmas gift for you from Phil Spector fu un clamoroso successo commerciale che ha lasciato il segno nella storia della musica popolare. Del resto: quando mai Phil ha sbagliato un colpo? Musicalmente parlando e non solo, ahinoi.

Jethro Tull
Cos’avranno a che fare con lo spirito del Natale i Jethro Tull che ai tempi di Aqualung se la prendevano addirittura con i crocifissi di plastica appesi alle pareti, neanche fossero la Corte europea di Strasburgo? Lo vogliano o no i fan più integralisti, anche loro - la band progressive più provocatoria che Britannia ci abbia donato - hanno pagato pegno a questo antico genere «stagionale». Nel 2003 è uscito infatti il loro Christmas album, miscela equilibrata di loro vecchi pezzi, brani tradizionali e nuove composizioni come Another Christmas song. Curioso.

Bob Dylan
Cosa c’entra con il Natale Bob Dylan, premio Nobel per la letteratura, ideologo della controcultura americana anni Sessanta, l’uomo che in 50 di carriera le ha impresso prima la svolta folk, poi rock, poi country, poi mainstream e così via discorrendo? Apparentemente niente. Eppure nel 2009 ha pubblicato Christmas in the Heart, album di quindici standard natalizi come Here comes Santa Claus, I’ll be home for Christmas e (udite, udite!) Adeste fideles con tanto di prima strofa in un latino smozzicato con accento del Midwest. Malgrado la sua spiritualità inquieta (ricordiamo la parentesi della conversione al cristianesimo salutata dall’album Saved), pochi si sarebbero aspettati qualcosa del genere da Dylan. Per tutta una serie di motivi, non ultimo le radici ebraiche del celebre songwriter. Ma si sa: Natale, in America più che altrove, è patrimonio condiviso. E al fin della fiera l’operazione di Dylan riesce persino simpatica, con quel vocione sempre più roco che adesso ricorda quasi Tom Waits e l’intenzione di non prendersi sul serio. Una volta tanto nella vita non guasta.

Bad Religion
Sotto l’albero, c’è sempre un Christmas Album che non ti aspetti. Nel 2013 tocca ai Bad Religion, alfieri del punk californiano che, tra scioglimenti e reunion, sono in pista ormai dagli anni Ottanta. Provocazione bella e buona: standard sparati a 200 all’ora con la batteria che incrocia freneticamente cassa e rullante sotto chitarre distorte all’inverosimile. È probabile, per esempio, che una versione così sporca e veloce di White Christmas non sia mai stata eseguita a memoria d’uomo. Curioso esperimento, carico d’ironia. Assolutamente dissacrante.

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