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Da Smi un piano anti-crisi per tutta la filiera contro il rischio Cig

di Giulia Crivelli


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3' di lettura

Come si reagisce di fronte a dati deludenti e prospettive non proprio rosee? Si intensificano i progetti, gli impegni a lavorare insieme e per obiettivi e ci si concentra sui punti di forza, chiedendo alle istituzioni, locali e nazionali, non sussidi né aiuto ma disponibilità all’ascolto di numeri, ragionamenti, prospettive. È con questo spirito che Marino Vago, presidente di Sistema moda Italia (Smi) ha presentato a Milano «Cinque punti per il futuro. Scenari e direzioni», a due giorni da un’altra presentazione, quella della prossima edizione di Pitti Uomo, occasione in cui sono state abbassate le stime per il 2019, sottolineando inoltre il rischio che sempre più aziende ricorrano alla cassa integrazione (si veda il box in pagina e Il Sole 24 Ore dell’8 maggio).

I cinque punti del piano di Vago, industriale tessile del monte della filiera, sono: Education, Europa, Innovazione, Promozione e internazionalizzazione e Sostenibilità e tracciabilità. Nulla di nuovo, si potrebbe dire leggendo l’elenco. A riempire di contenuti i cinque punti sono stati, nell’ordine, Paolo Bastianello, Alberto Paccanelli, Roberto Grassi, Stefano Festa Marzotto e Andrea Crespi.

Chiaro, forte e appassionato l’appello di Bastianello, responsabile del Comitato Education di Smi: «Non abbiamo capito quanto fosse importante spiegare con efficacia ai giovani e alle famiglie alle prese con la scelta dell’istruzione secondaria che lavorare nel tessile ha vantaggi economici e di soddisfazione personale – ha detto Bastianello –. Il risultato è che nei prossimi cinque anni dal settore moda usciranno 50mila persone per pensionamento, soprattutto tecnici esperti sul prodotto e sui processi di lavorazione tipici di ciascun comparto produttivo. Ne verranno assunti altrettanti, che avranno bisogno di formazione tecnica». Molte le cose fatte e quelle in programma: un protocollo d’intesa con il Miur, sottoscritto il 30 novembre con il ministro Bussetti, una rete tra istituti tecnici e professionali della moda, uno studio congiunto dei fondi comunitari da utilizzare per progetti ad hoc e la partecipazione a eventi come Job&Orienta e Orientagiovani.

L’Italia mantiene il suo primato in Europa e nel mondo di Paese con una filiera del tessile-abbigliamento-moda di alto livello e pressoché intatta, ma non siamo gli unici a dover considerare questa industria una risorsa. Né possiamo pensare di difendere gli interessi italiani con le nostre sole forze, come ha spiegato Andrea Paccanelli, nel suo “triplo ruolo” di ceo della Martinelli Ginetto, azienda bergamasca di tessuti, oltre che di presidente del cluster tecnologico nazionale del made in Italy e vicepresidente Smi. «Lavoriamo da anni e molto bene con Euratex, l’associazione europea grazie alla quale possiamo farci ascoltare dalla Commissione – ha spiegato Paccanelli –. Dobbiamo poter avere un ruolo sempre maggiore nella definizione degli Fta, gli accordi di libero scambio, che vengono negoziati solo a livello europeo». Il più recente è l’Epa (Europea partnership agreement), siglato con il Giappone e in vigore dal 1° febbraio. «L’Epa è frutto di un complesso negoziato, nel corso del quale Smi ed Euratex si sono coordinati con l'associazione consorella giapponese e hanno esercitato pressione sulla Commissione e sul Governo italiano, per ottenere un vantaggio diretto per le imprese del tessile abbigliamento –ha aggiunto Paccanelli –. I prossimi obiettivi sono Pem (Paneuropmed) e Mercosur».

Gli scarti tessili potrebbero essere il prossimo nemico pubblico del Parlamento europee, dopo la plastica, hanno lasciato intendere Andrea Crespi e altri relatori. «Sappiamo di essere una filiera che inquina e che produce molti scarti, ma siamo anche all’avanguardia nella ricerca sulla sostenibilità ambientale e nell’economia circolare. Sappiamo che la Commissione, quasi certamente anche quella che verrà scelta dal nuovo Parlamento europeo, presenterà una strategia per il tessile abbigliamento simile e quella della plastica – ha spiegato Crespi –. L’obiettivo potrebbe essere quello di avviare la raccolta differenziata della frazione tessile dal 1° gennaio 2025. L’importante è far capire che ci deve essere un percorso condiviso e per fasi e che la strategia deve essere omogenea, all’interno dell’Unione europea. Sono obiettivi alla nostra portata, ma solo se li condividiamo in partenza, in Italia, e poi ci presentiamo uniti, Smi ed Euratex, a Bruxelles».

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