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Da spodestata a regina d’Europa: il riscatto di Londra nell’anno della Brexit

Numeri record per Lseg: 122 matricole hanno debuttato alla Borsa e 50 miliardi di sterline di capitali raccolti. Londra batte Parigi e Amsterdam messe insieme

di Simone Filippetti

(REUTERS)

3' di lettura

La mattina del 4 gennaio del 2021, alla prima seduta dell’anno delle Borse, un terremoto finanziario scuoteva la Gran Bretagna. Il giorno di Capodanno il Regno Unito era uscito dall’Unione Europea. E il primo effetto si materializzava subito, sugli schermi dei trader, il termometro più sensibile di ogni paese: il London Stock Exchange perdeva lo scettro di regina d’Europa sulle contrattazioni. Amsterdam sorpassava Londra: tutti gli scambio in Euro avevano improvvisamente traslocato sulla Borsa olandese da Oltremanica. Mai come a Paternoster Square, la sede della Borsa di Londra, sotto la cattedrale di St. Paul, però il proverbio ”il buongiorno si vede dal mattino” è fallace. Partito sotto pessimi auspici, il 2021 si è chiuso come l’anno dei record per Lseg: 122 matricole sbarcate sul listino, il numero più alto dal 2014; e quasi 17 miliardi di sterline di capitali raccolti con le quotazioni, un livello che non si vedeva dal 2007.

L’Apocalisse che non c’è

La detronizzazione dal podio di Borsa, sembrava dovesse essere solo il primo cavaliere di un’apocalisse annunciata: la fine del primato di Londra come capitale della finanza del Vecchio Continente per colpa della scellerata Brexit. Le profezie sono state smentite: non solo non c’è stato alcun disastro, ma Londra ha addirittura battuto l’Europa. La raccolta di capitali sul mercato primario (quotazioni) ha superato quella di Parigi e Amsterdam messe insieme. Sommando anche le emissioni secondarie, aumenti di capitale e offerte di titoli, il totale sfiora i 50 miliardi di sterline. «Il 2021 è stato un anno significativo per Londra - ha commentato Murray Roos, capo della divisione Capital Markets di Lseg - e grazie alla semplificazione delle regole Londra si candida a diventare ancora di più un polo di attrazione per la raccolta di capitali in Europa» giocando sulla distinzione tra Europea, come espressione geografica, e la Ue, espressione politico-amministrativa. Per la Borsa di Londra la Brexit ha anche coinciso con un riscatto: il listino, accusato di essere troppo esposto su banche e industrie tradizionali, dunque poco appetibile per gli investitori globali perchè privo di grandi nomi della tecnologia, si è riconvertito anche a porto per il big tech: hanno debuttato Oxford Nanopore, società di sequenziamento del Dna, con mezzo miliardo di capitalizzazione; e il colosso del fintech Wise, con 8 miliardi, cambiando fisionomia al mercato. Il comparto tech, da solo, vale il 39% dell’intera raccolta di capitali da Ipo.

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Il flop di Deliveroo

A rovinare un po’ il successo di Londra c’è però stato il disastro di Deliveroo: salutata come la più grande matricola high-tech, con un valore stimato di 9 miliardi, la App di consegne di cibo a casa, di cui è azionista anche il miliardario Jeff Bezos, è stata un flop clamoroso. Il titolo ha iniziato a crollare fin dal primo giorno e oggi accusa un -50% dal debutto. Il 2021 è stato anche l’anno del “divorzio”, quasi consensuale, tra Borsa di Londra e Borsa Italiana. Il gruppo Lseg, sulla scia della fusione con il colosso americano delle banche dati Refinitiv, che imponeva di vendere alcune attività legate all’Italia, i britannici hanno colto l’occasione per tagliare anche l’ultimo legame finanziario con il continente: Piazza Affari. Lseg ha venduto Borsa Italiana ai francesi di Euronext e a Cdp (Cassa Depositi e Prestiti). Le strade di Uk e Ue, sulla finanza, sono ormai totalmente separate. Anzi, apertamente in concorrenza.

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