L’EMERGENZA SANITARIA

Da Sulmona a San Vittore, la mappa dei contagi dietro le sbarre

L’istituto di detenzione abruzzese e il carcere di Venezia costituiscono i due i focolai principali, stando ai dati aggiornati all'8 gennaio scorso. Dimezzati i casi tra i detenuti, mentre tornano ad aumentare quelli tra i poliziotti che lavorano nei penitenziari

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(foto Ansa)

L’istituto di detenzione abruzzese e il carcere di Venezia costituiscono i due i focolai principali, stando ai dati aggiornati all'8 gennaio scorso. Dimezzati i casi tra i detenuti, mentre tornano ad aumentare quelli tra i poliziotti che lavorano nei penitenziari


3' di lettura

Sulmona, in provincia dell’Aquila, è davanti per numero di casi, seguita a stretto giro da Venezia. Bollate e San Vittore sono in coda. Il carcere è uno dei posti in cui il distanziamento tra le persone, regola base per contenere i contagi Covid, è a rischio. L’emergenza Coronavirus già da tempo ha messo nel mirino il sistema carcerario, scatenando anche la protesta dei detenuti, talvolta violenta (si pensi a quanto è accaduto fra il 7 e il 9 marzo in decine di strutture penitenziarie). Il resoconto più aggiornato vede da una parte diminuire i contagi tra i detenuti (dimezzati rispetto al picco di un mese fa), dall’altra aumentare quelli tra i poliziotti che lavorano nei penitenziari.

Stando alle ultime rilevazioni del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (dati aggiornati alle 20 dell'8 gennaio scorso) i detenuti positivi sono 537 . Erano invece 1.088 il 13 dicembre dell'anno scorso, giorno in cui si è raggiunto il massimo contagio nei penitenziari. La stragrande maggioranza delle persone attualmente positive è costituita da asintomatici: sono 499, a fronte di 12 sintomatici curati nelle carceri. Altri 26 detenuti sono ricoverati in ospedale.

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Per la prima volta si arresta la discesa del contagio tra i poliziotti penitenziari

A questi numeri sulla popolazione carceraria fanno da “contraltare” le cifre sul contagio tra la polizia penitenziaria. I positivi tra gli agenti sono 635 a fronte dei 609 del 4 gennaio. Oltre a loro, ci sono altri 60 casi tra il personale amministrativo e dirigenziale dell'amministrazione penitenziaria. In tutto i dipendenti ricoverati sono 13.

Desta preoccupazione la situazione di Venezia

Per quando riguarda i detenuti, la diffusione del Coronavirus è a macchia di leopardo: la situazione non è uniforme sul territorio nazionale, con vecchi focolai in alcuni istituti che continuano a preoccupare e altri nuovi che si accendono. Così se il carcere di Sulmona resta in testa per numero di casi (52, ma il mese scorso avevano sfiorato il centinaio) ora allarma anche il carcere di Venezia con 46 positivi, tutti asintomatici. Altri focolai sono nel carcere Lorusso di Pagliarelli a Palermo (31 detenuti positivi), in quello di Lanciano con 29 contagiati e nel penitenziario romano di Regina Coeli con 35.Sempre nella capitale sono 28 i positivi nelle varie strutture di Rebibbia. In Lombardia invece il maggior numero di contagi è concentrato nel carcere di Opera (29, di cui 26 asintomatici, e altri 5 ricoverati in ospedale) e in quello di Bergamo (25 asintomatici, mentre uno dei reclusi è in ospedale). Seguono Bollate (15 gli asintomatici, 2 con sintomi e un detenuto ricoverato in ospedale) e San Vittore con 16 positivi. Un focolaio di Covid è stato scoperto nei giorni scorsi all'interno della casa di reclusione di Vigevano (Pavia): 17 detenuti positivi, tutti appartenenti alla stessa sezione di media sicurezza maschile, tutti già trasferiti a San Vittore a Milano o Bollate (Milano), istituti più attrezzati dal punto di vista sanitario.

Il nodo del piano di vaccinazione

Strettamente connessa alla questione dei contagi è quella del piano per le vaccinazioni. In questo contesto, infatti, gli istituti di detenzione compaiono nel cosiddetto “T3”, l'ultimo step prima della somministrazione a tutta la popolazione che non rientra nelle categorie “protette”. Uno step, cioè, che prenderà il via quando la copertura della popolazione sarà al 50%, approssimativamente in primavera inoltrata. Stando ai dati del ministero della Giustizia, ad oggi nelle case circondariali italiane ci sono circa 4.500 over 60, soggetti, dunque, più a rischio contagio.

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