siderurgia

Da Taranto appello a Di Maio: chiarezza sull’Ilva

di Domenico Palmiotti

Ecco cosa c’è scritto nel nuovo piano ambientale di ArcelorMittal per l’Ilva

2' di lettura

«Noi riteniamo che tutto si possa migliorare» ma «al netto di eventuali rapidi e pertinenti approfondimenti del ministero dell'Ambiente e degli altri organismi deputati», sull'Ilva le proposte di Arcelor Mittal sono la sintesi di «un duro lavoro svolto con tutti i portatori di interesse rilevanti» e costituiscono «un buon punto di partenza, uno scenario economicamente e tecnicamente praticabile, un equilibrio con le esigenze della comunità che non si era mai visto nella storia più che cinquantennale di Ilva a Taranto».

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Se il ministro Di Maio e il governatore pugliese Emiliano dicono che l'ultima offerta di Arcelor Mittal per l'Ilva sul piano del risanamento ambientale, non è ancora adeguata, malgrado la stessa offerta sia stata costruita nel confronto tra multinazionale, commissari, Mise e Minambiente, manifestano invece un'apertura i Comuni di Taranto, Statte e Montemesola (gli ultimi due fanno parte dell'area di crisi ambientale), la Provincia di Taranto, Confindustria Taranto e le parti sociali che lunedì hanno disertato il vertice al Mise ritenendolo “pletorico”, viste le 62 delegazioni presenti, e “inconcludente” (un minuto a testa offerto agli interlocutori). «Occorre ripartire in fretta, o ogni ulteriore slittamento delle misure e tecnologie in tema ambientale penalizzerà soltanto i tarantini, soprattutto le categorie già ampiamente esposte, e il grande indotto» è la richiesta che si rilancia da Taranto. «Abbiamo sempre massima stima e fiducia nella magistratura, ma chiediamo a tutti di non abusare e strumentalizzare l'intervento di altri organi dello Stato» si sostiene. Inoltre, si chiede al ministro Di Maio di venire a Taranto entro Ferragosto per «confrontarsi seriamente e senza pregiudizi con i cittadini tarantini e le loro istituzioni, non solo con raggruppamenti di comodo». Anche perché c'è bisogno di «ricevere al più presto una voce univoca, inequivocabile, definitiva sul rilancio e l'ambientalizzazione del polo siderurgico tarantino». Due, infine, le ulteriori richieste per Di Maio: riconvochi «senza indugi il tavolo del negoziato sindacale» e recuperi «la bozza di intesa tra le parti, che, attraverso opportune implementazioni, può tendere a rafforzare i poteri di controllo ed intervento di amministratori o prefetto al fine di bilanciare gli effetti della immunità penale». E anche i sindacati chiedono a Di Maio di porre fine alle incertezze. Per Antonio Talò, segretario Uilm Taranto, «dopo le migliorie proposte al piano ambientale», esistono «le condizioni per tornare al tavolo e chiudere la partita occupazionale alle condizioni note: salvaguardia dell'ambiente e della salute, garanzie per l'indotto e per tutti i lavoratori Ilva, zero esuberi». «Il ministro ora deve essere chiaro - sollecita Valerio D'Alò, segretario Fim Cisl Taranto -. Deve esserlo con noi, con i lavoratori e con le associazioni. La vera domanda è: ministro, lei cosa vuole fare con Ilva?» Dicono Cgil e Fiom Taranto: «Il ministro si prenda il tempo che riterrà opportuno, ma alla fine dia un indirizzo chiaro. Ci faccia capire quale decisione si assumerà».

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