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Da tremila a 150 dollari. Qual è il prezzo giusto per un’azione Tesla?

La casa californiana è in un momento decisivo per dimostrare il suo valore sul mercato cinese e nel confronto con la concorrenza globale

di Alberto Annicchiarico

Il ceo di Tesla, Elon Musk. Alle spalle una Model 3 (Reuters)

4' di lettura

Tremila, mille o 150? Dollari, naturalmente. È il valore ipotetico attribuito per il futuro alle azioni Tesla da alcuni analisti. Ovvio che se ne discuta. Tesla, nonostante lo 0,6% della produzione globale nel 2020, ha visto decollare le sue quotazioni da 90 a 700 dollari e ha conquistato il top della capitalizzazione sommando quella dei maggiori concorrenti, oltre gli 800 miliardi di dollari, mentre tutti gli altri cadevano sotto i colpi della pandemia.

A cinque anni la crescita è stata sbalorditiva: +1469%. Negli ultimi 12 mesi +203%. Nel 2021 solo -7% (contro il +42% di Volkswagen e in genere il rally delle altre case cosiddette tradizionali), benché il marchio californiano guidato dall’imprevedibile Elon Musk resti ai vertici delle vendite delle auto elettriche anche in Europa: a maggio 8.700 Model 3, davanti alla Id.3 di Volkswagen (6mila). Il gigante tedesco però piazza tre modelli del gruppo tra le prime cinque e doppia il numero delle Tesla vendute. In Borsa resta comunque un abisso. Oltre 550 miliardi in euro la capitalizzazione, quattro volte la grande rivale tedesca che punta a essere leader di mercato nell’elettrico entro il 2025. E un rapporto prezzo/utili per azione vicino a 700 contro il 12,8 di VW e il 30 dell’indice S&P 500.

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Secondo Alexander Potter di Piper Sandler & Co, interpellato da Bloomberg, il potenziale dominio di Tesla dovrebbe garantirle addirittura una quotazione a 1.200 dollari, quasi il doppio di oggi. All’opposto Craig Irwin di Roth Capital Partners i rivali contano eccome, si prenderanno il loro spazio, e il titolo crollerà a 150. Poi c’è da tenere conto dell’andamento del mercato in Cina, dove, in aprile, con 11mila unità vendute contro le 35mila di marzo, Tesla ha pagato un’accesa campagna contraria (clamoroso il caso del cliente che ha urlato in pubblico che i freni non funzionavano, al Salone di Shanghai) e le reprimende delle autorithy locali, a comunciare dall’invito a mantenere un livello qualitativo al’altezza delle richieste del mercato.

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«Per molto tempo Tesla è stata l’unico attore credibile nel mercato dei veicoli elettrici di alta qualità ma ora le cose iniziano a cambiare», sostiene JoAnne Feeney, portfolio manager di Advisors Capital Management. In effetti l’offensiva non solo delle tedesche Volkswagen (con Porsche e Audi), Daimler e Bmw, ma anche delle case americane come Gm e Ford, e il ritorno in pista di Stellantis e Renault, oltre che del primo produttore mondiale, la giapponese Toyota (che però punta su una gamma meno sbilanciata sul solo elettrico), non lasciano dormire sonni troppo tranquilli a Palo Alto, in California, sede di Tesla. In Cina, il vantaggio del brand americano rispetto ad altre startup come Nio e Xpeng ha già iniziato a ridursi, secondo l’analista di Ubs, Patrick Hummel.

Non va dimenticato neppure che Tesla ha tratto profitto dalla vendita di crediti di carbonio ad altre case automobilistiche che non avevano raggiunto i loro obiettivi per rispettare i limiti delle emissioni. Ma più le vendite di veicoli elettrici dei suoi rivali decollano, più questa fonte di entrate si assottiglia.

Tuttavia, la valutazione del mercato azionario di Tesla si basa sull’aspettativa di una forte crescita, che non può essere tradita. Quest’anno l’attesa è per almeno 750-800mila automobili vendute. «La valutazione di mercato di Tesla è decisamente troppo ottimistica, e ignora gli oltre 500 modelli di veicoli elettrici che saranno in circolazione entro la fine del 2025», insiste Irwin di Roth Capital. «Tesla non opera nel vuoto e molte aziende hanno una tecnologia migliore». Affermazione da dimostrare, quest’ultima, dato che Tesla ha accumulato un vantaggio di anni sia sul software, il cuore delle macchine del futuro, che sul powertrain: alcune parti centrali, come l’inverter, sono state messe a punto e prodotte internamente. E le performance in accelerazione dell’ultimo modello superveloce, la Model S Plaid, confermano un margine di vantaggio sui competitor.

Ark Investment Management di Cathie Wood, che aveva una quota dello 0,6% in Tesla al 31 marzo ed è un grande sostenitore della società, non si lascia convincere dai dati di mercato del 2021. Ark si aspetta che Tesla aumenterà le vendite e consegnerà auto completamente autonome entro quattro anni. Per questo Ark prevede che il titolo raggiungerà addirittura i 3mila dollari nel 2025.

Resta fermo sulla sua lettura positiva, nonostante i problemi degli ultimi mesi in Cina (il recente richiamo di 285mila vetture dovuto ad alcuni casi di accelerazioni improvvise si sarebbe risolto con un aggiornamento over-the-air) anche Dan Ives, di Wedbush Securities: «Questo richiamo in Cina dovuto a problemi di software per l’autopilot non è il genere di notizia che chi crede in Tesla avrebbe voluto sentire. È un problema che si trascina da tempo e che va risolto, pena la messa a repentaglio di un mercato che nel 2022 dovrebbe rappresentare il 40% del totale per Tesla. Siamo al momento delle verità. Secondo noi, però, questo sarà ricordato solo come un ostacolo sulla strada e manteniamo un obiettivo di prezzo a mille dollari».

La società riporterà i dati di consegna del secondo trimestre entro la fine di questa settimana. Un atteso e importante banco di prova. Nel primo trimestre sono state vendute 185mila vetture, dato record. Le stime di mercato per il secondo dicono 200mila.

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