oncologia

Da Trento all’acceleratore dell’Enea: avanza la cura dei tumori a base di protoni

Avanza la protonterapia, la radioterapia che sfrutta i protoni al posto dei raggi X e che viene impiegato per la cura di alcuni tumori più complessi

di Marzio Bartoloni


Tumori: due pazienti su tre cercano cure sul web

3' di lettura

Avanza la protonterapia, la radioterapia che sfrutta i protoni al posto dei raggi X e che viene impiegato per la cura di alcuni tumori più complessi. Il Centro di Trento ha appena tagliato il traguardo dei mille pazienti in 5 anni di attività, partendo a fine 2014 con il primo paziente adulto e proseguendo l'anno successivo con il primo caso pediatrico in Italia. Intanto Enea ha siglato un accordo con Itel per la realizzazione del primo acceleratore lineare di protoni per la cura delle neoplasie. L’obiettivo è aprire nuove strutture anche al Centro-Sud.

Cos’è la cura a base di protoni
La protonterapia è una particolare forma di radioterapia oncologica che utilizza particelle dotate di massa e carica, i protoni, al posto dei raggi X adottati nella radioterapia tradizionale. I protoni rilasciano la loro energia nei tessuti irradiati in modo caratteristico: la dose viene depositata quasi interamente e con estrema precisione nello spazio di pochi millimetri. Questa proprietà consente di somministrare dosi elevate di radiazioni al tumore, risparmiando i tessuti sani in prossimità della lesione. Il trattamento è particolarmente indicato nei casi clinici più complessi, che includono tumori vicini a organi e strutture sensibili, in regioni anatomiche complesse, tumori pediatrici o resistenti alla radioterapia convenzionale, anche in combinazione con la chemioterapia, quale trattamento post chirurgico. La protonterapia viene erogata tra le cure rimborsate dal Ssn è inclusa tra le patologie previste livelli essenziali di assistenza.

Mille pazienti al Centro di Trento
Il Centro di Trento è una struttura unica in Italia dal punto di vista tecnologico e uno tra gli oltre 80 centri di protonterapia nel mondo, concentrati soprattutto negli Usa, in Europa, in Giappone e in Cina.
Trento è l'unico centro di protonterapia afferente ad un'azienda sanitaria pubblica a livello europeo. In questo Centro vengono trattati tumori cerebrali e della base cranica, tumori della testa e del collo, sarcomi, tumori gastrointestinali, della colonna vertebrale e del sacro, i linfomi e i tumori solidi pediatrici. Il ritrattamento di tumori già irradiati con radioterapia convenzionale costituisce un ambito di particolare complessità e rappresenta una risorsa terapeutica eccellente per i pazienti. A partire dal 2017, Trento è il primo Centro in Europa e secondo al mondo ad aver sviluppato e implementato trattamenti di radiochirurgia con protoni per trattare tumori localizzati in parti dell'encefalo non operabili chirurgicamente. Le cure sono erogate in regime di day hospital e durano, mediamente, cinque o sei settimane.

Il progetto dell’Enea
Nei giorni scorsi il presidente di Enea Federico Testa e il presidente della Itel Leonardo Diaferia hanno firmato un protocollo d'intesa per rafforzare la collaborazione fra l’Agenzia e la controllata di Itel, LinearBeam, finalizzato alla realizzazione del primo acceleratore lineare di protoni per la cura delle neoplasie. «La collaborazione è strategica per rafforzare la leadership scientifica ed industriale italiana in un settore con grandi prospettive di diffusione a livello globale quale è quello degli acceleratori di particelle», ha sottolineato Testa – Inoltre la diretta osmosi tra personale scientifico ed ingegneristico delle due parti, rappresenta un ulteriore valore aggiunto per il travaso di conoscenze verso i giovani ricercatori e tecnologi e per accelerare la realizzazione dei primi centri di protonterapia nel Centro e Sud Italia». L’innovativo sistema di protonterapia, denominato «Erha» – Enhanced Radioterapy with HAdrons, è un modello d'avanguardia per il trattamento dei tumori, a cui il fondo Rif (Ricerca ed Innovazione con Equiter) ha destinato un investimento di circa 15 milioni di euro per portare, in 4 anni, al completamento dell'acceleratore e all'impiego clinico.

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