scenari internazionali

Da Trump a Di Maio, perchè ai populisti non piace l’autonomia della banca centrale

di Vittorio Da Rold

(ANSA)

2' di lettura

Mario Draghi ha difeso l’indipendenza delle banche centrali poche ore dopo che il vice premier Luigi Di Maio lo aveva accusato di aver “avvelenato il clima” e dunque aggiunto tensioni sul mercato che minacciano la tenuta delle banche nazionali. “La credibilità dipende dall'indipendenza”, ha ribattuto il presidente della Banca centrale europea in un discorso tenuto a Bruxelles venerdì. “La banca centrale non dovrebbe essere soggetta al dominio fiscale o politico e dovrebbe essere libera di scegliere gli strumenti più appropriati per esprimere il suo mandato. I legislatori dovrebbero quindi proteggere l'indipendenza delle banche centrali”.

Ma i rapporti tesi tra esecutivo e banchieri centrali non sono infrequenti, anzi con le tensioni in arrivo sui mercati internazionali a causa di guerre commerciali, valutarie e aumenti dei prezzi energetici i duelli tra le due autorità sono destinati ad aumentare di intensità.

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Il caso inglese
La Banca d'Inghilterra, con a capo il canadese Mark Carney, è stata spesso criticata dai politici pro-Brexit per aver evidenziato i rischi economici della partenza del paese dall'Ue. Più si avvicina la cruciale data del marzo 2019 (magari senza accordo) e più le previsioni di Carney sembrano avere fondamento. Ma questo non fa che rinfocolare le polemiche dei “brexiters” contro la Banca d’Inghilterra accusata di “fare il proprio lavoro”.

Le dispute sul Bosforo
Non va meglio in Turchia dove il presidente Recep Tayyip Erdogan, sostiene la convinzione poco ortodossa che alti tassi d'interesse causano piuttosto che frenare l'inflazione. Erdogan ha attaccato la banca centrale del suo paese per i rialzi dei tassi a sostegno della valuta. L'accusa è stata fatta durante una trasmissione televisiva tenuta nel corso di una visita del presidente turco alla City di Londra, viaggio che aveva lo scopo di rassicurare i mercati e che ha invece letteralmente ottenuto lo scopo opposto. Dopo che la lira aveva perso il 40% del suo valore Erdogan ha finalmente concesso alla Banca centrale di poter alzare i tassi, che oggi viaggiano al 24%.

Trump contro la Fed
Anche il presidente americano Donald Trump non ha voluto mancare all'appuntamento del gioco in voga tra i politici populisti: “spara sul banchiere centrale”. Trump ha dato del “loco”, pazzo in spagnolo al governatore della Fed (nominato da lui) per la velocità con cui sta operando i rialzi dei tassi di interesse che stanno, a suo avviso, minando la crescita economica e scatenando una svendita delle azioni a Wall Street.

Gi ultimi dati della crescita del Pil americano pari al 3,5% annualizzato non sembrano proprio dar ragione alle paure di Trump che però guarda con apprensione alle elezioni politiche di Midterm come a un primo segno di gradimento della sua azione di governo mentre la Fed guarda a contenere l'inflazione e ad avere tassi più alti per avere maggiori margini di manovra in caso di un nuovo rallentamento futuro. Due visioni contrapposte che opportunamente devono restare indipendenti per garantire stabilità dei prezzi e maggiore occupazione. Una grave frattura comunque al punto che secondo la società di previsioni economiche Oxford economics non è escluso che “il presidente Trump forse si sia pentito di aver nominato Powell come presidente della Federal reserve”.

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