Donne di scienza

«Da un tweet l’idea del test salivare per i bimbi»

Quattro ricercatrici (e mamme) della Statale di Milano hanno ideato l'alternativa al tampone faringeo: il metodo testato dall'Nba

di Francesca Cerati

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L'equipe composta da Valentina Massa, Elisa Borghi, Daniela Carmagnola e Claudia Dellavia

Quattro ricercatrici (e mamme) della Statale di Milano hanno ideato l'alternativa al tampone faringeo: il metodo testato dall'Nba


5' di lettura

«Le aziende ci hanno contattate, ma le abbiamo fermate perché noi non vogliamo brevettare nulla. La nostra ricerca l’abbiamo fatta senza fini di lucro, per dare una mano anche alle popolazioni più fragili e facilitare il contenimento della pandemia». È quanto ci sottolinea Valentina Massa, che con le colleghe Elisa Borghi, Daniela Carmagnola e Claudia Dellavia, hanno messo a punto il test salivare molecolare per l’identificazione del coronavirus che potrebbe rappresentare un valido strumento di diagnosi soprattutto tra i più piccoli. Rapido e non invasivo, il test è stato ottimizzato dalle ricercatrici dell’Università Statale di Milano sulla base di un protocollo dell’ateneo di Yale.

«Tutto è partito da un tweet dell’Università di Yale, dopo aver scoperto che la saliva era un tipo di campione promettente per il rilevamento di Sars-CoV-2 - ci racconta Massa - Era metà agosto e abbiamo letto di questo test (che si basa su un protocollo disponibile in open science, ndr), che aveva già ricevuto l’approvazione di emergenza dalla Food and drug administration (Fda), l’agenzia Usa che regola i farmaci». Il metodo, che negli Usa è denominato SalivaDirect, è stato ulteriormente convalidato per gli asintomatici attraverso un programma che ha testato i giocatori e il personale della National Basketball Association (Nba). I ricercatori della Yale School of Medicine in uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine avevano sottoposto contemporaneamente a tampone ed esame della saliva 70 malati, confermando che quest’ultimo forniva più Rna virale rispetto al primo. Inoltre risultava più stabile: restava positiva per 10 giorni dopo i primi sintomi, cioè in quell’intervallo di tempo in cui il tampone può dare falsi negativi, per poi ri-positivizzarsi. Nel test, nei giorni 1-5, è rimasta positiva nell’81% dei malati, mentre il tampone nel 71%.

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«Abbiamo pensato questa è la svolta! Perché si tratta di un test affidabile come il tampone nasofaringeo molecolare ma è molto meno invasivo, è pensato per i bambini ma funziona bene anche negli adulti, e permette di rilevare anche i soggetti asintomatici o pre-sintomatici - spiega - Li abbiamo contattati, e tenendo la bontà del test, lo abbiamo semplificato e testato sui nostri figli». Le quattro ricercatrici hanno infatti tra tutte 11 figli in età scolare.

«Il fatto che fossimo mamme oltre che ricercatrici è stato fondamentale in questo contesto - riprende Massa, esperta in biologia cellulare e molecolare - È stato un vantaggio per mettere a fuoco un problema che conosciamo bene. Sappiamo che i bambini d’inverno si ammalano di frequente e quest’anno è ancora più problematico: ogni febbre è un tampone. Non solo. Se questo test salivare molecolare venisse autorizzato potrebbe essere impiegato per una sorveglianza attiva nelle scuole, evitando le quarantene generalizzate».

Ma le quattro mamme-ricercatrici sono anche un pool scientifico complementare, coordinato da Gianvincenzo Zuccotti : Daniela Carmagnola e Claudia Dellavia (dipartimento di Scienze biomediche, chirurgiche e odontoiatriche) sono dentiste e conoscono molto bene l’uso del tampone orale e la saliva; Elisa Borghi e Valentina Massa (dipartimento di Scienze della Salute) sono rispettivamente microbiologa e biologa. Così, a settembre erano già pronte per iniziare a sperimentare il loro test su un gruppo di 100 persone, dagli zero agli 80 anni e che, grazie agli ottimi risulatati ottenuti, le ha portate agli onori della cronaca. E ora a che punto è il progetto? «Siamo partite con una sperimentazione all’Ospedale San Paolo - ci racconta la portavoce dl gruppo, Valentina Massa - Abbiamo avuto l’approvazione da parte del comitato etico per eseguire una sperimentazione con un doppio tampone, ovvero mettendo a confronto il nostro test salivare con quello naso faringeo, su un totale di 500 coppie, al fine di valutare concordanza, specificità e sensibilità, che sono le caratteristiche di qualunque test. Lo studio è partito lunedì 23 novembre e speriamo a giorni di avere abbastanza numeri per dimostrate quello che fino adesso abbiamo visto, e cioè che sugli asintomatici la concordanza è totale. E questo è un aspetto fondamentale, perché sono i più “imprendibili” e “pericolosi” sotto il profilo dei contagi».

Anche quando si riuscivano a seguire i tracciamenti, andati a un certo punto fuori controllo, comunque non era semplice individuare gli asintomatici e neppure convincerli a sottoporsi a un test, soprattutto se si tratta di bambini. Invece, con il test salivare dell’Università di Milano il tracciamento potrebbe facilmente eseguito a casa, con l’aiuto del genitore invece che dall’operatore sanitario, si può conservare a temperatura ambiente, semplificando il trasporto al laboratorio.

Se la sperimentazione in corso otterrà il risultato sperato per avere la validazione, tutti i laboratori che già elaborano i tamponi rino faringei potranno eseguire anche quello salivare «con un corretto training» perché da un certo punto in poi è uguale, cioè si usano gli stessi reagenti che si impiegano per i test rino faringei. Il metodo, negli Usa, è stato convalidato con reagenti e strumenti di più fornitori. Questa flessibilità consente infatti di bypassare i problemi di mancanza di reagenti specifici, come è accaduto all’inizio della pandemia. Mentre ci sono precauzioni da adottare per eseguire il test?

«Lavarsi le mani prima di farlo, posizionare il tampone tra i denti e la guancia per 2-5 minuti, non aver mangiato da almeno 30 minuti né bevuto nei 10 minuti precedenti. Prima di colazione sarebbe il momento ideale» spiega Massa.

Gli aspetti da ottimizzare per lo sviluppo su larga scala riguardano invece la modifica del tampone, l’automazione in laboratorio, la produzione del kit e la logistica. Ed è qui che devono entrare in campo le aziende.

«Quello che stiamo pensando come soluzione per renderlo più sicuro per i bambini più piccoli o per chi ha disabilità, è trovare un sistema che mantenga le caratteristiche del cotone del tampone da dentista. Questo potrebbe avere uno sviluppo da un punto di vista aziendale. Al momento usiamo quello che c’è in commercio, ma è chiaro che su larga scala dobbiamo immaginare qualcosa di diverso, anche una volta arrivato in laboratorio. Serve una sorta di automazione per rendere l’analisi più rapida, invece oggi non esiste una macchina in grado di processare automaticamente un largo numero di questi tamponi, che al momento viene fatto manualmente uno per uno. Infine, la nostra idea è che si possa comperare in farmacia, oppure viene consegnato dal medico di famiglia o dal pediatra eseguito tranquillamente a casa e poi riconsegnato in posti deputati come la farmacia». E nonostante questo non riguarda il loro lavoro, le ricercatrici stanno pensando anche di abbinarci una app. Startup fatevi avanti.

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