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Da Unicredit 1,2 miliardi per il territorio

di Paolo Paronetto

Mediazione. Le aziende stanno mediando tra una prima parte dell'anno che è andata bene e una coda sicuramente con più incertezze. Ma sulla qualità del credito la banca non ha segnali di preoccupazione

3' di lettura

UniCredit punta oltre 1,2 miliardi sul Nord Est, nell’ambito del piano “UniCredit per l’Italia”, azione preventiva da 8 miliardi a livello nazionale messa in campo dal gruppo a sostengo di imprese e famiglie per mitigare l'impatto della crisi energetica e del rallentamento economico globale.

Ai territori di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, spiega Luisella Altare, regional manager Nord Est dell’istituto di piazza Gae Aulenti, sono infatti riservati 800 milioni di nuova finanza «a disposizione delle imprese di ogni settore per sostenere le esigenze di liquidità», nell’ambito di un plafond complessivo da 5 miliardi, e 450 milioni tra moratorie, rateizzazioni e flessibilità creditizia, su un totale di 3 miliardi. «La banca vuole fin da subito mettere in atto delle misure per famiglie e imprese, al di là di quelle che potranno essere introdotte da governi nazionali o entità sovranazionali», spiega Altare, sottolineando che UniCredit «oggi non sta ancora vedendo cambiamenti significativi nelle dinamiche del credito e della qualità del credito», anche se la «somma di tutte le variabili legate a energia, materie prime e inflazione lasciano immaginare che ciò avverrà, perché sono fattori che incidono sulla liquidità sia delle imprese che delle famiglie». Oltre ai nuovi finanziamenti, “UniCredit per l’Italia” offre una nuova moratoria per le imprese che non hanno già beneficiato di garanzie pubbliche, la rateizzazione degli acquisti e delle utenze, rivolta a 1,4 milioni di clienti in Italia e 240mila nel solo Nord Est, e la possibilità di sospendere e rimodulare le rate dei mutui delle famiglie.

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Gli obiettivi fondamentali, chiosa Altare, sono due: «sostenere il reddito disponibile delle famiglie e supportare la liquidità delle imprese». «Oggi le aziende stanno mediando tra una prima parte dell’anno che è andata mediamente bene e una coda sicuramente con più incertezze», spiega. «Sulla qualità del credito non abbiamo segnali di preoccupazione», ribadisce, ma «il tema è l’incertezza: tra crisi sanitaria e geopolitica le aziende ormai hanno fatto uno stress test formidabile e quindi quando sanno cosa aspettarsi riescono a gestire la situazione, mentre l’incertezza crea problemi». «Oggi molti imprenditori guardano al 2023 – prosegue - e bisognerà capire come si svilupperanno le dinamiche» che al momento complicano lo scenario, a partire dal caro energia che «colpisce tutti i settori». «In questa fase – nota ancora - ci sono alcuni investimenti che erano programmati e vengono confermati» dalle aziende, mentre «in alcune situazioni l’incertezza provoca il rinvio della decisione».

Fino a oggi, in ogni caso, l’attività commerciale di UniCredit nel Nord Est, dove il gruppo conta 339 filiali e 4.700 dipendenti, non ha incontrato battute d’arresto: nei primi otto mesi dell’anno le nuove erogazioni a famiglie e imprese sono state pari a 2,5 miliardi, di cui 515 milioni di carattere Esg, sia relative all’ambiente che all’impatto sociale. «Vogliamo continuare a supportare tutte le imprese sul tema transizione energetica e su tutto quello che è legato alla finanza Esg – sottolinea Altare – che per la banca è e deve diventare la finanza ordinaria». Sempre più centrale è poi il tema Pnrr, che entra nella sua fase attuativa. «All’inizio abbiamo svolto prevalentemente una funzione informativa – rileva -. Oggi iniziano a esserci i bandi e il supporto alle imprese che partecipano si declina sia in termini di consulenza che di servizi finanziari ad hoc». Nonostante il contesto emergenziale, quindi, UniCredit mantiene aperti anche tutti i tavoli di lavoro ordinari, rivendicando inoltre il successo di alcune recenti operazioni. A partire dalla quotazione della Energy di Rovereto, accompagnata in Borsa sul mercato Euronext Growth Milan. «La nostra struttura e organizzazione» è studiata «per offrire soluzioni non solo alle grandi imprese ma anche alle più piccole - precisa Altare -. È vero che abbiamo prodotti e piattaforme centralizzati per fare scala di numeri e competenze, ma poi siamo sul territorio e conosciamo le specifiche necessità della clientela». L’Italia, del resto, è fondamentale per il successo dell’intero gruppo UniCredit, come ribadito di recente anche dall’a.d. Andrea Orcel, che ha assunto la guida diretta delle attività nazionali dopo l’uscita dell’ex responsabile Niccolò Ubertalli. «L’Italia è centrale e queste iniziative sono testimonianza del fatto che abbiamo piena consapevolezza del ruolo che abbiamo – conferma Altare -. Bisogna stare vicino ai clienti, lo facciamo e siamo e agganciati a piattaforme di gruppo che possiamo agevolmente mettere al loro servizio». Di certo l'incertezza politica, che nel nostro Paese in questa fase si aggiunge a quella legata al contesto geopolitico internazionale, non semplifica le cose, ma secondo Altare la strada è comunque tracciata: «L’agenda delle cose da fare è abbastanza nota, le emergenze sono note. Chiunque abbia un ruolo di governo non potrà che avere un’agenda concentrata su questi temi. Le sfide sono rilevanti – conclude – Tutti, tra cui la banca, devono fare la propria parte».

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