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Da Unicredit a Moncler, i migliori titoli dei broker per l'anno dell'inflazione

Le "scommesse" delle case di investimento italiane per il 2022: prezzi e tassi le prime incognite a cui guardare ma l'azionario resta una delle opzioni da preferire. L'ottimismo su banche e oil&gas, ancora cautela sulle auto

di Cheo Condina e Andrea Fontana

(ipopba - stock.adobe.com)

9' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - La fiammata dell’inflazione, il caro energia che mette a rischio la crescita, le grandi banche centrali ormai pronte ad alzare il costo del denaro e i venti di guerra in Ucraina. Se a ciò si aggiunge il +23% registrato l’anno scorso da Piazza Affari e le ultime settimane sull’ottovolante – solo nelle ultime sedute il FTSE MIB è riuscito a riportarsi sui livelli di fine 2021 - le incognite per gli investitori non sono poche. Tuttavia non mancano neppure le opportunità, a patto di essere selettivi e di cavalcare i grandi temi del 2022, carovita e rialzo dei tassi in primis.

I top picks dell'anno: Moncler e Unicredi su tutte

E’ quanto emerge da un’indagine svolta da Il Sole 24 Ore Radiocor Plus sui “Top Picks 2022”, ovvero le migliori azioni su cui puntare, indicate delle principali sim e case di brokeraggio italiane, a partire da Mediobanca Securities, Equita, Banca Akros e Banca Imi. Le azioni in vetta alla classifica? Incrociando le indicazioni dei vari specialisti tra le big spiccano Moncler e Unicredi e, un gradino più sotto, Eni, Poste Italiane, Enel e Prysmian. Tra le più piccole, invece, ecco Mondadori, Iren e Credem. E tra i titoli più appealing quali sono quelli con i maggiori margini di apprezzamento alla luce del target price medio? Enel e Prysmian sull’Ftse Mib, con prospettive di crescita di oltre il 30%, e Mondadori e Iren sul resto del listino, rispettivamente con il 55% e il 34%. Il settore preferito dagli esperti? Sicuramente quello bancario, che potrebbe trarre giovamento da un graduale rialzo dei tassi, dai generosi ritorni sul capitale (che proteggono dall’inflazione), e da una possibile nuova tornata di M&A, che peraltro oggi ha visto tornare prepotentemente alla ribalta sul mercato l’ipotesi di un’aggregazione tra Unicredit e Banco Bpm.

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Andamento Piazza Affari FTSE Mib
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Inflazione e tassi i due criteri chiave per leggere il 2022

Che sia perché l’equity resta “una delle migliori opzioni” di investimento contro il rischio inflazione, che sia perché i multipli delle quotate forse non si espanderanno più ma non faranno significativi dietrofront, che sia perché il Ftse Mib trattava a fine dello scorso anno a sconto rispetto ai livelli storici e agli altri mercati (nel rapporto prezzo/utili), per i principali broker italiani l’azionario resta quindi una scommessa da fare anche per il 2022, nonostante il +23% con cui Piazza Affari ha reagito nel 2021 al -5,4% del primo anno della pandemia: una scommessa però più cauta e soprattutto più selettiva sulle società anche all’interno degli stessi settori. L’inflazione è per tutti la lente con cui guardare ai mercati dei prossimi mesi. Per Banca Imi i drivers per “giocarsi” in Borsa l’ascesa dei prezzi sono crescita dei dividendi, sensibilità ai grandi fattori macro come il Pnrr e ai temi specifici di settore come il consolidamento. Per Equita i tassi di interesse in aumento avranno un impatto limitato sui multipli di mercato che sarà comunque compensato dall’incremento degli utili delle società e da un ciclo economico che manterrà i suoi ritmi di recupero. Con il quadro che si delinea il primo settore da osservare è naturalmente quello bancario su cui c’è generale ottimismo così come per l’energia. Per Mediobanca Securities, sarà il ritorno sul capitale, giudicato superiore alla media del Ftse Mib, a guidare l’appeal degli istituti di credito con due fiches che eventualmente possono fare salire la posta: l’aumento dei tassi Bce più rapido delle attese e le aggregazioni. Per Imi l’M&A potrebbe non essere finito e i multipli dei bancari restano sotto la media degli ultimi dieci anni: quindi c’è spazio di crescita. Un titolo emerge su tutti tra le big, cioè Unicredit, mentre tra gli istituti di dimensioni minori Credem raccoglie consensi in chiave 2022. Aspettative positive sull’energia e in particolare sull’oil&gas (anche se viene da +14% nel 2021) in particolare sulle attività upstream vista la ripresa degli investimenti: il mercato è sotto approvvigionato, osserva Banca Akros, facendo riferimento a scorte di petrolio e stoccaggio di gas molto inferiori al 2019. Eni e Tenaris sono quindi scelte ricorrenti tra le sim italiane.

Cautela su auto e utility, meno appeal per tech e healtcare

Per lo più neutrale la posizione sull’automotive nella convinzione che i freni dello scorso anno (costi delle materie prime, carenza di chip, logistica) resteranno lì almeno per la prima parte dell’anno e insieme ad essi la necessità di investimenti e partnership nell’elettrico: le prospettive per i titoli dei campioni di casa nostra potrebbero essere comunque favorevoli visto che il titolo Stellantis è giudicato meno caro dei concorrenti e che Pirelli ha dalla sua una riconosciuta pricing power con cui reagire all’inflazione. Se le puntate delle case di investimento italiane si riveleranno corrette, difficilmente il 2022 in Borsa vedrà protagoniste utility e assicurazioni e anche il settore delle costruzioni, nonostante i grandi incentivi nel motore, dovrà fare i conti con la salita dei costi, mentre healthcare e tecnologici sono messi in naftalina praticamente da tutti gli esperti. Per le telecomunicazioni sia sul fronte servizi, dove la competizione è estrema, sia su quello infrastrutturale (torri e reti) l’innesco potrà venire solo da operazioni di M&A, mentre il risparmio gestito mantiene buone prospettive ma i flussi di raccolta record registrati nel 2021 non saranno facilmente ripetibili.

Akros: Titoli “value” e selettivi, Eni e Cnh tra i big

Inflazione, tensioni geopolitiche (Ucraina e Taiwan in primis) e Covid-19 endemico sono le tre incognite che promettono di condizionare i mercati finanziari per il 2022 secondo gli analisti di Banca Akros che, nell’azionario, scommettono sui titoli “value” con approccio selettivo, attento cioè alle caratteristiche specifiche di ogni società. Guardando ai settori, secondo gli esperti, il migliore rapporto tra rischio e rendimento dovrebbe venire dal sanitario, dall’oil&gas e dalle torri telecom con qualche opportunità anche nei viaggi&tempo libero. L’approccio molto selettivo di Akros si mostra nella scelta dei 12 top picks su cui puntare nel 2022: solo Eni e Cnh Industrial tra le top ten di capitalizzazione e solo sei titoli del paniere Ftse Mib mentre il broker predica cautela sull’automotive – in ragione della carenza di chip e delle più stringenti norme sulle emissioni inquinanti – e anche sul bancario, poiché la Bce non è certa di alzare i tassi nell’anno corrente e un rallentamento della ripresa finirebbe per fare da freno anche al comparto. Tra i finanziari quindi la scommessa, combinando le caratteristiche di asset manager a quelle di assicurazione, va su Poste Italiane in virtù della elevata visibilità del business e della possibilità che già nel primo semestre siano migliorati i target del piano corrente. Tra gli specialisti degli Npl si punta sul contesto favorevole e sui dividendi per Dovalue. Tra le blue chip, la preferenza cade su Leonardo, considerata tra le “meno care” dell’aerospazio&difesa, e su Moncler, mentre Campari è scelta per il suo business resiliente e anche per giocarsi il progressivo ritorno alla normalità. In un quadro considerato positivo per l’oil&gas, in virtù di una offerta inferiore alla domanda e delle prospettive di recupero degli investimenti per l’estrazione, Eni è considerata una opzione sia per l’importante cash flow sia per l’ipo di Plenitude. Cnh Industrial invece è una puntata sui ciclici. Gli altri top picks vengono dal mondo alimentare (Orsero), dalle infrastrutture tv (RaiWay), dall’editoria (Mondadori), dall’edilizia (Sciuker Frames) e dalle tecnologie industriali (Saes).

Equita: Azionario resta buona opzione, Italia interessante

Se le Borse europee e Milano vengono da ottime performance nel 2021 (+25% lo Stoxx600, +23% Ftse Mib), Equita Sim si aspetta che anche il 2022 sarà positivo anche se a un livello più moderato: in primo luogo perché nell’attuale contesto “l’equity resta una delle migliori opzioni” contro l’inflazione. La crescita robusta dell’economia con le banche centrali piuttosto accomodanti, Bce potrebbe alzare solo alla fine dell’anno, e un Covid che morde di meno sono gli elementi alla base del ragionamento della Sim che guarda ai mercati azionari e soprattutto a Piazza Affari considerata una delle più interessanti in termini di rapporto prezzo/utili e con un crescita attesa degli utili intorno al 15% sul 2021. A livello settoriale, la Sim resta positiva sul settore finanziario, che potrà contare sul solido contesto economico e sull’inclinazione della curva dei rendimenti, e anche su quello dell’energia grazie alla favorevole situazione domanda/offerta. Tra gli industriali, Equita suggerisce di scegliere le società con forte posizione competitiva e capacità di incidere sui prezzi mentre resta neutrale sulle utility e fredda su tecnologici e campioni del digitale. La top 10 delle preferite di Equita per il 2022 comprende due banche: Unicredit con la fase di ristrutturazione ormai alle spalle e la prospettiva di profitti più elevati e sostenibili, fattori a cui si affiancano multipli di mercato ritenuti non cari e la promessa di una remunerazione consistente dei soci con dividendi e buyback: per Credem si guarda alla elevata qualità degli asset, al capitale in eccesso e anche agli spazi di crescita nell’asset management senza dimenticare che l’acquisizione di CariCento potrebbe essere un segnale di diverso approccio all’M&A da parte dell’istituto di Reggio Emilia. Tra le big del Ftse Mib compaiono tra i preferiti Atlantia – con un occhio a come continuerà ad investire gli oltre 8 mld incassati per Aspi e se guarderà a strategie di M&A – e Iveco, sia perché c’è spazio per migliorare la profittabilità sia perché un’aggregazione sarebbe la risposta più semplice ad alcune questioni aperte (dimensione, diversificazione, bassa esposizione al segmento camion). Moncler è anche per Equita il “must have” del lusso, mentre nel settore petrolifero e del gas la sim preferisce Tenaris in funzione degli investimenti in upstream che dovrebbero ripartire dopo due anni in netta discesa. Fuori dal Ftse Mib, gli altri titoli su cui puntare sono Danieli, Enav, Iren e Ovs.Banca

Imi: dividendi, Pnrr e M&A per scegliere sul mercato

Il “fattore I”, ovvero la variabile inflazione, guida l’analisi di Banca Imi, secondo cui ci sono alcune specifiche caratteristiche – crescita dei dividendi, esposizione alla crescita di lungo periodo (in primis coinvolgimento nel Pnrr) e trend di settore, per esempio il consolidamento tra i finanziari - che possono aiutare a proteggersi dall’aumento del carovita. Il tutto partendo da quattro presupposti, ovvero tre rischi e una grande opportunità. I primi: i problemi delle supply chain globali dureranno più a lungo del previsto; l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime avrà impatti pesanti; l’inflazione che inizia a trasferirsi sui prezzi finali. L’opportunità: ovviamente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ma anche il grande piano infrastrutturale americano, la cui implementazione finale è tuttavia ancora tutta da scrivere. I settori preferiti? Risparmio gestito, che ha società “ben equipaggiate per affrontare lo scenario inflativo, con dividend policy attrattive”, mentre sul fronte M&A Anima “è la più papabile” per un possibile consolidamento; le banche, che saranno sostenute dalle commissioni mentre le grandi svalutazioni dovrebbero essere finite (per le fusioni invece c’è ancora spazio); il lusso, che dovrebbe essere spinto soprattutto dall’Europa ed è di fatto indenne all’inflazione per “il forte potere di prezzo”; view positiva infine sia sull’oil & gas, spinto in primis dal rincaro delle commodity, sia per le utility con la transizione energetica e l’economia circolare a fare da catalizzatori per la crescita. In virtù di tutti questi ragionamenti Banca Imi sforna 10 top pick per il 2022. Tra le banche spiccano Banco Bpm per il rafforzamento alla profittabilità, peraltro confermato dall’ultima trimestrale, e il potenziale ruolo nel consolidamento, e Unicredit per il rilevante piano di distribuzione del capitale. Ci sono anche Unipol, “pronta a fronteggiare uno scenario danni più sfidante” e comunque con la presentazione del nuovo piano in primavera che sarà il principale catalizzatore del titolo, e Poste Italiane, ben posizionata sui “trend secolari di spedizioni, pagamenti e wealth management” così come Pirelli lo è nel settore auto per la capacità di lavorare su prezzi e volumi di produzione. Altri titoli consigliati: Enel, in quanto “operatore globale sulle rinnovabili ma anche attivo sul retail”, Eni, Hera, Reply, Prysmian (una crescita “sicura e di lungo periodo”) e Moncler, di cui si sottolinea il forte momentum del brand e le spiccate caratteristiche di sostenibilità.

Mediobanca: focus su banche ed economia circolare

Per stilare la lista delle migliori opportunità sul mercato, Mediobanca Securities tiene invece conto di tre fattori. Innanzitutto coloro che possono essere favoriti da un rialzo dei tassi (dunque banche e finanziari diversificati). In secondo luogo le società che possono mettere sul piatto robusti ritorno sul capitale (sempre gli istituti di credito). Infine chi riesce a implementare strategie che riducono l’esposizione al rincaro delle commodity, con preferenza sulle aziende focalizzate su economia circolare, green e transizione digitale. Tutto ciò, a livello prettamente settoriale, non può che declinarsi in una preferenza marcata per il comparto bancario, su cui giocherà un ruolo anche la possibile ulteriore M&A, mentre si raccomanda prudenza e “selezione” sul fronte del risparmio gestito. In generale, gli analisti di Piazzetta Cuccia hanno rivisto le stime per oltre 50 società: gli utili previsti nel 2022 e nel 2023 sono rimasti sostanzialmente invariati (-1%); la maggior parte dei downgrade si è concentrata nei settori healthcare, auto e lusso mentre gli upgrade hanno riguardato soprattutto banche, assicurazione, petroliferie servizi tecnologici.La traduzione di questa view sono 12 top pick, equamente suddivise tra grandi società e small cap. Nella prima categoria ricadono Unicredit, prima scelta assoluta tra le banche per Mediobanca Securities, secondo cui i ritorni sul capitale e la ristrutturazione porteranno a un ulteriore re-rating del titolo, Enel e Prysmian, che è “esposta” sul business dell’offshore galleggiante, nuova frontiera delle rinnovabili. E ancora: Poste Italiane, “favorita da un graduale rialzo dei tassi”, Mfe (“che tratta vicina ai minimi storici e ha financials solidi”) e Stellantis, “una storia di ristrutturazione che tratta a multipli interessanti”. Per quanto riguarda le piccole, invece, gli esperti di Piazzetta Cuccia scelgono il Credem, Iren (per il suo focus sull’economia circolare), Mondadori (“continua il momento magico per i libri”), Piovan, Tinexta e Piaggio.

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