dal cda fiducia a Zuckerberg

Da Vanguard a Blackrock, gli azionisti di Facebook e la reazione al Datagate

di Biagio Simonetta

(Afp)

3' di lettura

Il consiglio di amministrazione di Facebook è al fianco di Mark Zuckerberg. Il Ceo ha incassato la fiducia poco dopo la sua uscita ufficiale sul caso Cambridge Analytica. Un'uscita durante la quale è emersa un'ammissione di colpevolezza abbastanza netta, e che per certi aspetti ha ricordato i modi già utilizzati da Jeff Bezos dopo l'inchiesta del New York Times sulle condizioni di lavoro in Amazon. «Non vorrei lavorare in un'azienda simile», aveva detto Bezos, «non meritiamo la vostra fiducia» ha detto invece Zuckerberg. Ma il Cda dell'azienda di Menlo Park, dicevamo, è compatto.

A riportare la dichiarazione ufficiale di Sue Desmond-Hellmann, lead director del board di Facebook, è il sito BuzzFeed. «Mark e Sheryl (Sandberg, COO di Facebook) sanno quanto sia grave questa situazione e stanno lavorando con il resto della leadership di Facebook per costruire protezioni più forti per gli utenti. Hanno costruito l'azienda e il nostro business e sono fondamentali per il suo futuro».

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Va detto che il consiglio di amministrazione di Facebook, che include potenti investitori e CEO della Silicon Valley, così come leader della finanza e della ricerca, non ha il potere di licenziare Zuckerberg. Ma la pressione pubblica crescente, le chiamate a testimoniare che arrivano da Washington come da Bruxelles hanno minato pesantemente la tenuta di Facebook per la prima volta. Per questo motivo la fiducia del board è un buon segno per Zuckerberg.

Le fibrillazioni degli azionisti
Quelle trascorse fra l'esplosione dello scandalo Cambridge Analytica e le prime dichiarazioni di Zuckerberg sono state ore di autentica fibrillazione per gli azionisti. Il titolo ha vacillato pesantemente, trascinandosi dietro un po' tutto il comparto social. Ma chi sono gli azionisti di Facebook, e come hanno reagito a questo data gate? Molto spesso, quando c'è di mezzo Facebook si pensa a una società monolitica, dove Zuckerberg è padre e padrone.

La realtà dei fatti, tuttavia, è un'altra. Per quanto la posizione del CEO e fondatore sia abbastanza blindata, Facebook ha una struttura azionaria molto varia, fatta di investitori istituzionali, fondi comuni e ETF. Del resto siamo davanti a una società con una capitalizzazione di mercato di oltre 500 miliardi di dollari. E nel corso degli anni il ruolo degli azionisti è stato fondamentale per la crescita dell'impero californiano.

Le cifre più recenti sull'azionariato di Facebook sono quelle che seguono. Zuckerberg ha in mano circa 8,87 milioni di azioni di classe A e ben 393,9 milioni di azioni di classe B. Fra i maggiori azionisti individuali c'è anche Sheryl Sandberg (Chief Operating Officer di Facebook dal 2008), con 1,4 milioni di azioni. Figura già nota è Jan Koum, cofondatore di WhatsApp che dopo l'acquisizione del 2014 da parte di Facebook siede nel cda dell'azienda di Zuckerberg e oggi detiene 28,7 milioni di azioni Facebook. Altro nome di rilievo è quello di Michael Schroepfer, oggi CTO di Facebook, che possiede oltre 915mila azioni. Poi c'è Christopher Cox, altro interno (è il Chief Product Officer dell'azienda), che ha con sé oltre 315mila azioni.

I due maggiori investitori istituzionali, invece, sono Vanguard Group e Blackrock, due autentici giganti degli investimenti che secondo Bloomberg sono destinati, in meno di un decennio, ad avere in pancia asset per 20mila miliardi di dollari. Al 30 dicembre 2017, Vanguard aveva in cassa 169.8 milioni di azioni di Facebook. 146,1 milioni, invece, per Blackrock.

Fra i fondi comuni, invece, i primi due attori in classifica sono Vanguard Total Stock Market Index Fund, con oltre 54 milioni di azioni, e Fidelity Contrafund con poco più di 50 milioni.

Va detto che nessuno di questi azionisti ha preso posizione ufficiale rispetto alla storia di Cambridge Analytica, probabilmente preferendo una strategia d'attesa. Le fibrillazioni in borsa per il momento sembrano essere state attutite. E Zuckerberg ha incassato la fiducia del Cda. Segno che questo datagate, per ora, ha fatto male a Facebook. Ma non malissimo.

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