LE ASSISE DI CONFINDUSTRIA

Da Verona parte la doppia sfida della manifattura italiana

di Paolo Bricco


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(Agf)

2' di lettura

La manifattura allo specchio. I 7mila imprenditori italiani che si sono radunati a Verona rappresentano uno dei principali elementi di solidità del Sistema Paese. Nella fisionomia irregolare dell'Italia e nella sua eterna transizione, il nostro tessuto industriale costituisce una delle architravi che sorreggono l'edificio che – fra debito pubblico e corruzione, inefficienza della macchina amministrativa e tempi biblici della giustizia civile – ha più di un problema di statica e di equilibrio. Le Assise Generali di Confindustria, che sono state convocate per la prima volta dal 2011, servono per indicare ai partiti politici un metodo di lavoro e un piano organico di politica economica. Queste proposte hanno preso forma nelle quattordici pre-assise organizzate nei mesi scorsi sul territorio.

Gli elementi salienti di questa giornata sono due: la ricerca di una profondità di visione e l'astrarsi dal caos e dal cicaleccio della campagna elettorale. Il sistema economico italiano deve affrontare, in questo 2018, una duplice sfida: tentare di superare il paradigma 20-80 (il 20% delle imprese che sviluppa l'80% del valore aggiunto industriale e a cui si deve l'80% dell'export) ed evitare ogni rischio di distacco fra l'anima imprenditoriale, che nelle sue dimensioni migliori e più competitive vive e prospera sempre più sui mercati globali, e il corpo di una società che è afflitta da molti malanni e da non poche patologie.

Il 2018 è iniziato sotto buoni auspici, con tutti gli indicatori manifatturieri (produzione industriale ed export) in ascesa e con gli indicatori generali (il pil e l'anticipatore del ciclo economico) in ripresa. Gli imprenditori radunati a Verona scelgono di respingere la tentazione di pensare soltanto al loro business, che è appunto per definizione un business globale che ha sempre meno contatti con la realtà nazionale e, per il quale, la realtà nazionale costituisce soprattutto un vincolo, qualche volta al limite dello strutturale. Non solo adesso a Verona, ma anche nei mesi scorsi sui territori, gli imprenditori italiani hanno dato vita a una ampia consultazione che, poi, è confluita prima di tutto in sei tavoli tematici sulla semplificazione, sulla scuola e sul lavoro, sugli investimenti e le infrastrutture, sull'impresa e sull'innovazione, sul fisco e sull'Europa.

Tutto ciò viene sintetizzato in una proposta organica da sottoporre a chi si candida a governare il Paese. Al di là dell'esito delle elezioni. Al di là degli schieramenti politici. Gli imprenditori hanno scelto di guardarsi negli occhi, di capire dove vogliono andare, di fissare le priorità. E di indicarle alla prossima classica dirigente del Paese. In un passaggio storico in cui quest'ultima – al di là dei nomi, dei personalismi e dei rumori di fondi, a tratti insopportabili, della campagna elettorale – ha una missione non da poco: imprimere un cambio di traiettoria a un Paese che deve ritrovare la strada verso il futuro.

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