Consulenza

Da Vicenza a Riyad: Considi fa scuola di industria 4.0

L’intesa con il Kacst (centro ricerche saudita) ha l’obiettivo di istituire, entro 6-9 mesi, la prima unità produttiva hi tech del Paese, per la realizzazione di moduli fotovoltaici inverter

di Laura Cavestri


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Una veduta del King Abdulaziz City for Science and Technology (Kacst) a nord di Riyad

4' di lettura

Made in Veneto da esportazione. Non solo prodotti, ma anche servizi. Con l’obiettivo di insegnare - in questo caso, ai sauditi - come si allestisce (e si gestisce) una fabbrica “intelligente” e “snella”, automatizzata e flessibile per produrre moduli fotovoltaici inverter.

Lo stabilimento è in costruzione e si presume che entrerà a regime tra 6-9 mesi, con l’ambizione di essere un “modello” per creare – nel Paese – quel tessuto manifatturiero ad oggi quasi inesistente.

Il progetto
Dietro al progetto, portato avanti dal King Abdulaziz City for Science and Technology (Kacst) c’è la vicentina Considi (una delle principali società italiane di consulenza nell’Operation & Innovation Management) attraverso il suo “braccio operativo”, la controllata Mixa. Considi collaborerà, quindi, con Kacst, con l’obiettivo di costruire piattaforme industriali e diffondere in Arabia Saudita la cultura di industria 4.0.

«La collaborazione - ha spiegato Isidoro Perillo, Ad di Mixa - è nata nel 2008 attraverso una società di Dubai sostenuta nell'organizzazione di un laboratorio per la produzione di energia rinnovabile. Nell’area, Mixa si muoveva anche come società di certificazioni dei sistemi di gestione aziendale, che tra il 2006 e il 2012 ha certificato quasi la metà delle aziende produttrici di inverter. Ci hanno visto lavorare e si sono fidati. Da quì, la collaborazione».

Saudi Vision 2030
Premessa di tutto è la cosiddetta Saudi Vision 2030, il piano di sviluppo socio-economico approvato dal Consiglio dei ministri del Regno ad aprile 2016 e che pone l’accento sulle riforme strutturali, le privatizzazioni e lo sviluppo delle piccole e medie imprese.

Con l’obiettivo di affrancarsi dalla totale dipendenza dal petrolio, elevando la quota del business non-oil dall’attuale 16% al 50% entro il prossimo decennio.

Il piano si articola su tre pilastri: lo status del Regno come cuore del mondo arabo e islamico; la determinazione del Paese a diventare un motore globale di investimento e l’ambizione di diventare un hub globale tra Asia, Europa e Africa.

In tutto sono 16 sono i settori d’interesse: energia; acqua; mobilità; biotech; cibo; manifattura; media; entertainment, cultura e moda; scienze tecnologiche e digitali; turismo; sport; design e costruzioni; servizi; salute e benessere; educazione e vivibilità.

L’Arabia Saudita punta ad attirare investimenti del settore privato per 1,6 trilioni di riyal - pari a 427 miliardi di dollari - nel prossimo decennio. Il solo Kacst dispone di un Fondo per l’innovazione pari a 1,5 miliardi di dollari.

La formazione professionale
«La collaborazione di durata pluriennale - ha affermato Perillo - si svilupperà non solo attraverso l'allestimento di una vera linea di assemblaggio dove studiare e testare la digital transformation applicata ai processi produttivi, ma anche alla formazione di dirigenti e dipendenti dell'Istituto sul Toyota Production System», ovvero la filosofia produttiva che punta a minimizzare sprechi e sovrastrutture massimizzando la produzione.

«Infine - ha concluso Perillo - si arriverà, poi, alla creazione di una Academy Kacst che fungerà da ente certificatore in ottica lean e digital transformation direttamente sul territorio saudita, dove verranno formati a loro volta responsabili e dipendenti di altre aziende locali. La partnership ha il fine ultimo di creare un network di company saudite certificate, che condividano esperienza, know-how e benchmarking con le best practices europee. Infine, tra i 5 capability center in corso di realizzazione, stiamo collaborando alla creazione di quello dedicato a lavorazioni meccaniche e 3D printing».

«Nella sua attività di consulenza alle aziende, Considi - ha sottolineato Gianni Dal Pozzo, amministratore delegato di Considi - sta cercando di promuovere un approccio originale all’Industry 4.0, che consiste nel porre al centro di questi processi il coinvolgimento delle persone, la loro creatività e la formazione di nuove competenze. Con le imprese del Made in Italy stiamo percorrendo con successo questo cammino e il riconoscimento che ci arriva dalla partnership con il King Abdulaziz City for Science and Technology è, per noi, motivo di orgoglio e conferma che la via italiana all’Industria 4.0 può essere valida ed esportata anche fuori dai nostri confini».

Su questa forma di made in Italy preme, però, la concorrenza estera: statunitensi, svizzeri e tedeschi.

Circa un mese fa, il presidente russo Vladimir Putin, in visita a Riyad, ha rivendicato che il Fondo diretto d’investimento russo e quello saudita (Pif) hanno a disposizione un plafond da 10 miliardi di dollari, per investimenti comuni.

L’intraprendenza degli Emirati
La scorsa settimana, gli Emirati arabi uniti sono diventati il primo paese al mondo a nominare un ambasciatore per la 4° rivoluzione industriale. L’ambasciatore avrà il compito non solo di garantire il successo del programma Industry 4.0 del governo, ma anche di facilitare una maggiore collaborazione tra i settori pubblico e privato, un’alleanza che sarà fondamentale per gestire con successo la complessità e la natura onnicomprensiva della tecnologia modificare.

Nelle ultime settimane è stato aperto il Deloitte Digital Center a Riyadh. È il primo centro digitale in Medio Oriente, ma ha la capacità di attingere a una rete globale espansiva e sosterrà la crescente attenzione alle iniziative digitali da parte delle aziende e del settore pubblico in Medio Oriente.

Attraverso capacità come i laboratori di innovazione, lo studio creativo, la fabbrica digitale e l'Accademia digitale, il Centro digitale fornirà un ambiente cooperativo in cui i clienti possono testare e perfezionare concetti, sperimentare innovazioni pionieristiche e tecnologie digitali, creare nuovi servizi e modelli di business, prima che vengano immessi sul mercato.

Ci sarà anche una grande spinta per aiutare i clienti a formare la propria forza lavoro con le competenze necessarie per Industry 4.0. Il governo saudita ha fissato l’obiettivo di creare, entro il 2030, oltre 450mila posti di lavoro nel settore privato.

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