Salute

Da Vivavoce soluzioni per chi ha la balbuzie

Il centro medico si espande in tutta Italia e sviluppa una tecnologia proprietaria

di Alessia Maccaferri


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2' di lettura

Da Milano a tutte le principali città lombarde. Poi Udine, Verona e il resto del paese. Grazie all’equity crowdfunding, prosegue la scalata nazionale di Giovanni Muscarà, siciliano di origine, che ha deciso di scommettere sul suo sogno: aiutare le persone balbuzienti come lui. «Fin da piccolo sono stato seguito da molti specialisti, che di fondo volevano cambiare il mio modo di essere, cambiare qualcosa in me- racconta lui che ha deciso di lasciare nel 2011 una potenziale carriera nella City di Londra per dedicarsi al suo progetto a tempo pieno - Ai colloqui di lavoro venivo sempre guardato come qualcuno che ha meno di quello che il curriculum promette».

Così ha cercato i migliori professionisti, tra fisioterapisti, psicologi e logopedisti, che lavorassero sulla balbuzie. Ognuno con un proprio punto di vista. Muscarà li ha messi assieme, li ha integrati sino a sviluppare il metodo Mrm-s dimostrato scientificamente.

Oggi a Milano gestisce il centro medico specializzato Vivavoce da cui passano circa 200 persone l’anno. «Ho scelto Milano perché lì ho studiato e ho iniziato a lavorare con Kpmg - racconta Muscarà - e poi è la città che mi è sembrata offrire maggiore sostegno all’intrapresa». Vivavoce è stata incubata in Fondazione Filarete, centro di eccellenza costituito tra gli altri da Università degli Studi di Milano e Fondazione Cariplo. Tra le altre partnership sul territorio quella con l’Ospedale San Raffaele: il direttore scientifico di Vivavoce è Pasquale Anthony Della Rosa, professore associato di Psicobiologia e Psicologia fisiologica e principal investigator all’Unità di Neuroradiologia pediatrica del San Raffaele. Non solo. Con l’ospedale fondato da don Verzè, Muscarà sta firmando un accordo per realizzare uno studio scientifico: l’obiettivo è, utilizzando, la risonanza magnetica funzionale per vedere le condizioni delle persone prima e dopo il programma.

Dal punto di vista finanziario, Vivavoce è stato sostenuto in un primo momento da LigurCapital - fondo di sviluppo regionale per startup e Pmi - e da investitori privati. Con gli oltre 200mila euro di adesioni sulla piattaforma di equity crowdfunding Mamacrowd, ha due obiettivi. Il primo è realizzare nei prossimi quattro anni partnership cliniche per erogare un servizio di prossimità. «Abbiamo un accordo con un centro medico di Udine, stiamo cercando a Verona - aggiunge Muscarà - Poi pensiamo ad accordi leggeri sulle province lombarde dando la possibilità di un primo colloquio sul territorio. Consolideremo le nostre presenze a Roma, in Campania e in Sicilia». Il secondo obiettivo è finanziare una tecnologia proprietaria - in via di sviluppo con la trentina CoRehab - che ottimizzi il lavoro svolto durante il percorso riabilitativo con gli strumenti digitali di cui già dispone VivaVoce.

La scelta dello strumento dell’equity crowdfunding è venuta da sé: «Poggia sul coinvolgimento del potenziale investitore, che può così contribuire non solo avere un ritorno economico ma a cambiare in positivo la vita di altre persone».

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