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Da Washington a New York, giornata record per le manifestazioni contro il razzismo

Una giornata record per la mobilitazione, che raggiunge anche piccoli centri rurali. Trump trasforma in fortezza la Casa Bianca

di Marco Valsania

Usa, altro video shock di afroamericano ucciso dalla polizia

Una giornata record per la mobilitazione, che raggiunge anche piccoli centri rurali. Trump trasforma in fortezza la Casa Bianca


3' di lettura

NEW YORK - Le manifestazioni si sono moltiplicate durante l'intera giornata di sabato e nella notte, ovunque negli Stati Uniti, con le più importanti che hanno avuto luogo nella capitale politica Washington e in quella economica e finanziaria New York. Sono state, stando ai primi bilanci, le più grandi e diffuse da quando è cominciata la protesta anti-razzista.

È nato un movimento?

Cortei pacifici, migliaia e migliaia di persone hanno sfilato da una costa all’altra del Paese esprimendo una determinazione inequivocabile: una domanda di giustizia, contro la discriminazione sistemica, contro la brutalità e per la riforma della polizia. E una convinzione: che in questi giorni potrebbe essere nato un vero e proprio movimento nazionale, multietnico e multi-generazionale. Pronto a continuare la sua sfida riformatrice alla società americana, alle sue istituzioni. A un presidente, Donald Trump, che ha risposto alla domanda di cambiamento minacciando soltanto di far intervenire le forze armate contro i dimostranti.

Dissidi tra i repubblicani

Washington, dopo un tam-tam sui social media, è stata teatro forse della protesta più vasta. Quasi a simbolo dell'assedio politico e del suo isolamento, la Casa Bianca si è trasformata invece in una fortezza, con nuove recinzioni, barricate di cemento un dispiegamento di forze di sicurezza spesso difficili da identificare all'interno del suo perimetro. Trump ha ricevuto sconfessioni da numerosi ex esponenti dell'establishment militare e tra gli stessi repubblicani, soprattutto ex leader del partito, serpeggia il dissenso. Il New York Times ha rivelato che un gruppo sta studiando come rompere come Trump e forse anche annunciare un voto per il candidato democratico Joe Biden. Tra i dissidenti ci sono l'ex presidente George W. Bush, suo fratello Jeb e il senatore Mitt Romney.

Polizia sulla difensiva

A New York, teatro di alcune delle reazioni può violente della polizia finora difese dal sindaco democratico Bill de Blasio, i dimostranti sono scesi in strada ancora più numerosi dei giorni passati, rimanendo ben oltre i coprifuoco serale che alla fine de Blasio ha deciso di togliere, dopo l'esempio di numerose altre città.

La protesta Usa contro il razzismo diventa globale

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In alcuni casi, il più recente a Buffalo nello stato di New York, agenti di polizia sono stati sospesi per aggressioni ai dimostranti. A Buffalo due poliziotti dell'unità anti-sommossa sono stati ripresi mentre nei giorni scorsi hanno spintonato un signore di 75 anni gettandolo al suolo, dove è rimasto tramortito per un colpo alla nuca. È stato poi ricoverato in ospedale. In un segno delle difficoltà a riformare la polizia, tutti i 57 agenti dell'unità speciale hanno rassegnato le dimissioni da quelle mansioni, che sono volontarie, in solidarietà con i due colleghi. Indagini su comportamenti degli agenti sono scattate nel frattempo anche altrove, comprese New York City. Un sondaggio Wsj/Nbc vede l’80% dell’opinione pubblica più preoccupata dalla risposta della polizia che dal rischio di disordini e vandalismo.

Dal Texas al Nebraska

Ma le proteste dilagano e hanno raggiunto oltre alle grandi metropoli i piccoli centri rurali del Paese, dal Texas all'Ohio, dal Montana al Nebraska. A volte anche in località con una lunga storia di attività del Ku Klux Klan.

Le commemorazioni di George Floyd, l'afroamericano ucciso da polizotti a Minneapolis che ha dato il via alla rivolta, sono intanto proseguite a Raeford in North Carolina, cittadina natale di Floyd, dove è stata trasportata la sua bara. Ulteriori cerimonie sono previste lunedì a Houston, dove Floyd era cresciuto.

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