sentenza storica

Da Welby a Eluana Englaro, storia di chi ha aperto il dibattito sul “fine vita”

Hanno rivendicato il diritto di morire in un deserto legislativo che li ha costretti a rivolgersi ai tribunali, aprendo così il dibattito politico ed etico sul fine vita. Storie che hanno diviso l’Italia tra chi era favorevole chi contrario

di Ivan Cimmarusti


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Marco Cappato, il tesoriere dell'associazione Coscioni che accompagnò in una clinica svizzera per il suicidio assistito Fabiano Antoniani

2' di lettura

Da Piergiorgio Welby ad Eluana Englaro e Dj Fabo. È la storia di chi, travolto dalla sofferenza della malattia, si è battuto per l’eutanasia. Hanno rivendicato il diritto di morire in un deserto legislativo che li ha costretti a rivolgersi ai tribunali, aprendo così il dibattito politico ed etico sul fine vita. Storie che hanno diviso l’Italia tra chi era favorevole chi contrario.

Il primo ad aprire il dibattito è stato Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare in forma progressiva, che inviò al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una lettera in cui chiedeva l’eutanasia. Era il 2006 quando il tribunale di Roma respinse la richiesta dei legali di Welby di porre fine all’”accanimento terapeutico” dichiarandola “inammissibile” a causa del vuoto legislativo in materia. Ma Welby non si arrese e pochi giorni dopo chiese al medico Mario Riccio di porre fine al suo calvario. Riccio staccò il respiratore a Welby sotto sedazione, fu processato e venne poi assolto dall’accusa di omicidio.

A Giovanni Nuvoli, malato di Sla di Alghero, viene negato nel 2007 dal tribunale di Sassari il distacco del respiratore. I carabinieri bloccarono il medico che voleva aiutarlo. Nuvoli iniziò allora uno sciopero della fame e della sete lasciandosi morire.

Ma il dibattito si è acceso soprattutto nel 2009, con il caso di Eluana Englaro, la giovane di Lecco rimasta in stato vegetativo per 17 anni, che approdò anche in Parlamento. Il Paese si divise tra i favorevoli alla volontà del padre Beppino di far rispettare il desiderio della figlia quando era ancora in vita di porre fine alla sua esistenza se si fosse trovata in simili condizioni, e i contrari. Varie le sentenze di rigetto delle richieste dei familiari, finchè la Cassazione, per ben due volte, non si pronunciò a favore della sospensione della nutrizione e idratazione artificiale.

Nel 2016 invece Walter Piludu, ex presidente della provincia di Cagliari malato di Sla, è morto ottenendo il distacco del respiratore: il tribunale di Cagliari ha autorizzato la struttura sanitaria dove si trovava a sospendere i trattamenti.

Nel 2017 esplode il caso di Fabio Antoniani, conosciuto come Dj Fabo, che si è fatto accompagnare in Svizzera da Marco Cappato per ottenere il suicidio assistito, diventando il sesto malato aiutato in questo modo ad ottenere l’eutanasia grazie all’Associazione Coscioni. Dj Fabo si era rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché intervenisse sul fine vita. A 39 anni, cieco e tetraplegico dopo un grave incidente stradale, chiedeva di «essere libero di morire». Il 25 settembre la sentenza della Corte costituzionale su Marco Cappato, il tesoriere dell’associazione Coscioni che accompagnò in una clinica svizzera per il suicidio assistito Antoniani.

GUARDA IL VIDEO - Pd spinge legge suicidio assistito in Parlamento

Nel 2018 il primo caso di morte assistita in Italia: Patrizia Cocco, 49 anni di Nuoro, affetta da Sla, manifesta la sua volontà di rinunciare alla ventilazione assistita meccanica. Le viene praticata una sedazione profonda e viene estubata.

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