crisi industriali

Da Whirlpool all’Ilva di Taranto Cantieri aperti per i salvataggi

Secondo stime sarebbero almeno 15mila i posti di lavoro in gioco oggetto delle vertenze in discussione sui tavoli attivi al ministero per lo Sviluppo Economico

di Luigia Ierace

default onloading pic
Manifestazione degli ex operai Fiat davanti allo stabilimento della Blutec nella zona industriale di Termini Imerese

3' di lettura

Qualche giorno fa i 635 ex operai Fiat di Termini Imerese hanno montato le tende davanti allo stabilimento nell’area industriale in provincia di Palermo. Ed è l’ultima protesta di una crisi che va avanti da quasi 11 anni: un tavolo di crisi storico aperto al ministero per lo Sviluppo economico che non ha fin qui trovato soluzione. «Prima dell’attuale esecutivo Draghi ben sette Governi e otto ministri dello Sviluppo Economico non sono riusciti a trovare una soluzione» ha ricordato recentemente la Cisl siciliana. Quello di Termini Imerese è uno dei 99 tavoli di crisi (a livello nazionale) all’attenzione del ministro Giancarlo Giorgetti e non sappiamo, viste le difficoltà a trovare dati (si veda articolo a fianco), quali e quante sono le crisi nel solo Mezzogiorno e quale portata hanno in termini occupazionali. Dal Mise dicono che dei 99 tavoli aperti 64 sono attivi mentre 35 sono quelli di monitoraggio: questi ultimi sono quelli che necessitano di un tavolo permanente per le criticità del settore e richiedono interventi di carattere strutturale. I tavoli rimangono spesso aperti anche dopo la soluzione della crisi , anche per permettere a tutte le parti di contare sul monitoraggio e sul supporto del Mise. Fin qui dunque si può fare una stima con un totale di almeno 15 mila posti di lavoro in gioco e raccontare le condizioni di alcune regioni. Come la Campania che è alle prese con processi complicati da gestire. Qui la grande crisi della Whirlpool di Napoli di cui si discute da giugno 2019 si avvia al peggiore epilogo: dopo due anni di trattative naufragate e battaglie di lavoratori e sindacati, il 31 marzo scadrà l’ultimo termine fissato dalla multinazionale dell’elettrodomestico. Il vertice di Whirlpool ha ancora una volta ribadito che chiuderà anche i cancelli della fabbrica di via Argine. Senza che si sia individuata nessuna soluzione per fare lavoro ai 350 operai napoletani. «Dal primo aprile – dice Antonello Accurso, segretario regionale aggiunto della Uilm – 350 dipendenti saranno licenziati. Mentre la stessa azienda assume centinaia di interinali in altri stabilimenti per far fronte a un aumento delle commesse».

Da Napoli a Caserta, altre crisi non trovano soluzione. Quella con la Jabil di Marcianise tra queste: l’azienda dell’elettronica con 700 dipendenti ha annunciato la volontà e necessità di dimezzare l’organico. Il vertice aziendale si è impegnato a trovare soluzioni alternative . La stessa Jabil ha ridotto e poi azzerato l’incentivo con cui aveva inizialmente accompagnato l’operazione. Restano 130 persone a cui offrire una alternativa di lavoro. Ma con il Covid le opportunità si sono fortemente ridotte.

Loading...

In Puglia la più importante vertenza aperta è quella dell’Ilva, ora ArcelorMittal con 10.700 occupati di gruppo, di cui 8.200 a Taranto. Ma c’è anche un secondo fronte e riguarda Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti, che ha in carico solo a Taranto 1.600 persone per le quali è incerta la ricollocazione. A Bari si intravvede una schiarita per la vicenda OM Carrelli. C'è una nuova azienda all'orizzonte, ma soprattutto c'è una nuova produzione. Dai carrelli elevatori, e quindi dal comparto metalmeccanico, si passerà, con la riconversione, alla produzione di polimeri di plastica e granuli di vetro per approdare così nel settore dell'economia circolare. Sulla iniziale platea di 320 addetti, sfoltita con la mobilità e l'incentivo all'esodo, ne sono rimasti circa 150, privi di ammortizzatori sociali. Resta critica, a Brindisi, la questione Dema (aeronautica) con i suoi 300 lavoratori. La crisi dell'industria aeronautica colpisce anche Leonardo a Grottaglie (1.300 addetti), fermo da prima di Natale. Si tornerà al lavoro il 22 marzo. In Sardegna le vertenze ancora aperte valgono più di mille posti di lavoro e spaziano dall'industria ai trasporti. A sperare che possa essere riaperta la fabbrica, alla luce dell'interessamento di un gruppo imprenditoriale iraniano, sono i 300 lavoratori ex Keller, impegnati sino alla chiusura nello stabilimento di Villacidro (Medio Campidano) nell'allestimento di carrozze ferroviarie. La produzione è ferma da anni e dei 400 lavoratori iniziali ne sono rimasti 300. Recentemente è ripresa la trattativa tra il gruppo imprenditoriale iraniano e la Regione, per rilevare gli impianti. Nel nord est dell'isola, a fare i conti con la Cig i lavoratori della compagnia aerea Air Italy in liquidazione dallo scorso anno. Nel sud Sardegna, invece, restano da sciogliere ancora i nodi della metallurgia. Con i lavoratori dell'Eurallumina che attendono il riavvio degli impianti fermi dal 2009. E con quelli del vicino stabilimento Sider Alloys, azienda italo svizzera che ha rilevato lo smelter dall'Alcoa. In Basilicata con decreto dell’8 febbraio la società di Matera Ferrosud è stata attratta alla procedura di amministrazione straordinaria del Gruppo Mancini. L'ingresso della Ferrosud in amministrazione straordinaria permetterà l'avvio di una gara per la cessione dell'azienda. Il tavolo era aperto dal 2016.

(hanno collaborato:
Vera Viola, Davide Madeddu, Domenico Palmiotti
)

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti