election day

Da Zingaretti a Salvini, ecco come referendum e regionali segneranno il futuro prossimo dei leader

Il voto del prossimo weekend è destinato a stravolgere il futuro dei principali protagonisti della politica sia della maggioranza che dell’opposizione

di Barbara Fiammeri

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(Ansa)

Il voto del prossimo weekend è destinato a stravolgere il futuro dei principali protagonisti della politica sia della maggioranza che dell’opposizione


4' di lettura

I risultati dell’election day del 20 e 21 settembre - ragionali + referendum - sono destinati a stravolgere il futuro dei principali protagonisti della politica: dal premier Giuseppe Conte a Nicola Zingaretti, da Matteo Salvini all’altro Matteo, Renzi, ma anche Luigi Di Maio e Silvio Berlusconi non usciranno intonsi da questo tour elettorale.

Conte silente, punta tutto sul Recovery fund

Il premier Giuseppe Conte sta volutamente ignorando la campagna elettorale. Dopo aver tentato (inutilmente) di favorire l’accordo Pd-M5s in Puglia e Marche si è fatto da parte. Il premier non solo non ha partecipato a un appuntamento elettorale ma si è tenuto alla larga dai territori attesi al voto. Un ombrello per mettere al riparo il Governo (e se stesso) da eventuali contraccolpi in caso di sconfitta. Conte sta puntando tutto sul Recovery fund.«Se falliremo questa occasione ci dovete mandare a casa», ha detto nei giorni scorsi. Un modo per scavallare la scadenza elettorale ma soprattutto per ricordare ad alleati e avversari la posta in gioco: i 209 miliardi che l’Europa ha messo a disposizione dell’Italia che una crisi di Governo potrebbe mettere in pericolo.

Zingaretti è il leader che rischia di più
Il segretario del Pd è quello che rischia di più. Anche perchè le Regioni a rischio sono proprio quelle governate dal centrosinistra (Campania esclusa). Perdere in Puglia e nelle Marche sarebbe già una pesante sconfitta. Se poi si dovesse aggungere il fortino rosso toscano si trasformerebbe in una vera e propria debacle. In quel caso il presunto “patto” siglato con il premier Conte nei giorni scorsi per mettere al sicuro il Governo salterebbe o quanto meno non sarebbe Zingaretti a poterne garantire il mantenimento. Inevitabili sarannpo infatti in questo caso le dimissioni del segretario. Al contrario, se il risultato sorridesse ai Dem (che forse si accontenteranno di scamparla in Toscana), Zingaretti rimarrebbe al suo posto e in prospettiva potrebbe anche entrare nel Governo.

Salvini punta tutto sulla Toscana

Il leader della Lega punta tutto sulla vittoria in Toscana. La conquista della fortezza rossa è l’unico modo per rilanciare la sua leadership fortemente appannatasi nell’ultimo anno, tanto da venir superato da Giorgia Meloni. Anche perché il principale concorrente Salvini ce l’ha in casa ed è il governatore del Veneto Luca Zaia, che si appresta a stravincere nella sua Regione probabilmente superando con le sue liste per consensi il suo stesso partito. Per questo l’ex ministro dell’Interno ha evitato di ripetere gli errori commessi in occasione del voto in Emilia Romagna. Non solo lasciando spazio alla candidata leghista Susanna Ceccardi ma soprattutto attenuando i toni: niente citofonate a immigrati e dichiarazioni arrembanti sull’imminente caduta del Governo. In caso di vittoria certamente il mood cambierebbe. Non solo rispetto alle conseguenze del voto sul Conte II ma anche verso la magistratura e le inchieste, in primis quella di Milano, che vede coinvolti uomini vicini al segretario della Lega.

Toscana determinante anche per il destino di Renzi

Il leader di Italia Viva ha un solo obiettivo: dimostrare di essere determinante. In Toscana per far vincere il candidato del centrosinistra, il dem Eugenio Giani, voluto fortemente dallo stesso Renzi. In Puglia, dove Iv ha presentato un suo candidato (Ivan Scalfarotto) contro il governatore uscente del Pd, Michele Emiliano, per contribuire alla sua sconfitta . Ma anche per l’ex premier è chiaro che la partita toscana sarà quella decisiva. Se anche a casa sua Renzi dovesse perdere, il suo destino politico potrebbe uscirne segnato in modo irreversibile.

Meloni e la scalata per la leadership nel centrodestra

Per la presidente di Fratelli d’Italia è l’occasione di dimostrare che è pronta a competere per la leadership del centrodestra. Meloni punta a strappare Puglia e Marche al centrosinistra con i suoi candidati: Raffaele Fitto e Francesco Acquaroli. Per questo è stata nei mesi scorsi irremovibile al pressing di Salvini che voleva rivedere gli accordi sulle candidature. La numero uno di Fdi è da settimane fissa a far la spola tra le due Regioni con qualche puntata in Campania perchè sotto sotto l’obiettivo è quello di diventare al Sud il primo partito del centrodestra.

Di Maio è il leader che ha meno da perdere

Luigi Di Maio è il più rilassato anche perché probabilmente quello che ha meno da perdere. Nelle Regioni nessuno dei candidati M5s è infatti in corsa per la vittoria.Di Maio punta solo sul referendum per il taglio dei parlamentari. Fino a 10 giorni fa la prevalenza del sì non era in discussione. Da una settimana però c’è stato un recupero del «No» che ha innescato qualche apprensione. Anche per le conseguenze. Difficile infatti che i Cinquestelle non imputino al Pd l’eventuale insuccesso. Nonostante la posizione ufficiale dei Dem per il sì molti auterevoli esponenti (Veltroni, Prodi, Cuperlo ecc) hanno detto che voteranno No. Che farà Di Maio in questo caso? Il ministro degli Esteri punta a riconquistare la leadership del Movimento (sia pure se all’interno di un organismo collegiale) e non potrà che fare la voce grossa anche nel Governo e non è detto che il Conte II ne esca indenne.

Berlusconi e le battaglie per mes e legge elettorale

Rinvigorito dall’ennesimo scampato pericolo, il Cavaliere è pronto a raccogliere i frutti che gli porterà questa campagna elettorale. Che per lui non si traduce automaticamente nella vittoria dei candidati del centrodestra alle Regionali. L’ex premier punta a riconquistare un ruolo decisivo per la sua coalizione e non solo. Subito dopo le Regionali si apriranno infatti due partite importanti in Parlamento: quella sul Mes e la legge elettorale. In entrambe Fi potrebbe essere determinante. In particolare sul Mes che vede la maggioranza profondamente divisa (M5s resta contrario) e sul quale Fi si è smarcata da tempo dai suoi alleati di centrodestra dichiarandosi apertamente a favore. Ma anche sulla legge elettorale gli azzurri saranno decisivi. Berlusconi non è intenzionato a consegnarsi nelle braccia di Salvini (e neppure della Meloni) ma vuole giocare in proprio. E per farlo gli serve un sistema proporzionale, lo stesso a cui puntano i due principali partiti di maggioranza, Pd e M5s.

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