Interventi

DaD: didattica emergenziale o centralità del futuro dell’apprendimento?

di Franco Amicucci


5' di lettura

La Didattica a Distanza - DaD, rilanciata ora con la fase 2 della pandemia covid-19, viene vissuta, da quanto possiamo cogliere dal dibattito in corso, come didattica emergenziale, di serie B da cui liberarsi non appena sarà possibile.
Posizioni che hanno facili motivazioni, perché nella prima fase dell'emergenza, milioni di studenti sono stati immersi in una pratica improvvisata di didattica a distanza, che nella maggior parte dei casi ha riprodotto una didattica online degli anni '60, lezione con video frontale, con il docente che eroga il suo sapere con le stesse modalità tradizionali dell'aula.
Del resto, nelle grandi organizzazioni aziendali italiane dove la Didattica a Distanza è ormai la modalità prevalente di erogazione della formazione, con punte del 90% del totale della formazione erogata a distanza prima del Covid, la formazione di un progettista o docente della DaD richiede mediamente 150 ore di aggiornamento, partendo da figure già evolute digitalmente. Si comprendono bene le difficoltà del nostro corpo docente.
Il disagio che si vive è tanto più motivato per tutte quelle aree del paese dove la connessione è assente o debole e per le famiglie sprovviste dei dispositivi minimi per accedere alla didattica a distanza. Non parliamo poi della grave difficoltà che vivono alcune fasce di disabilità, a prescindere dall'età, dove la Dad è risultata una didattica dell'esclusione e la presenza e la relazione dovranno essere sempre garantite.
Ma, se insieme a questi motivati disagi, iniziassimo a vivere questa nuova condizione emergenziale come momento straordinario per fare un esercizio di futuro, per mobilitare energie, progettazione, allenamento, per docenti e studenti, di nuove competenze, per una Dad didatticamente efficace e non come perdita di un anno di scuola?
L'Unesco definisce la Future Literacy, l'abilità di lavorare con il futuro, una competenza fondamentale da esercitare, che non significa prevedere il futuro, ma allenarsi continuamente su diversi scenari, per fare oggi le scelte migliori.
Uno degli scenari probabili, perché già avviati da alcuni anni nei diversi paesi del mondo, sarà quello di università dove la didattica online sarà la forma prevalente e di scuole superiori che si baseranno sull'ibrido fisico e digitale, concentrando la presenza nelle pratiche laboratoriali ed esperienziali.
Grazie al digitale, ad esempio, si potrà, una volta ritornati alla normalità, generalizzare la pratica della Flipped Classroom, già in fase sperimentale in diverse scuole anche italiane, mentre è pratica comune nei paesi del nord Europa, dove l'allievo studia prima di recarsi in aula le parti più teoriche della materia in modalità eLearning, che può andare dallo studio di semplici video del docente a corsi eLearning più strutturati con simulatori, esercizi e prove da superare, per poi ritrovarsi in aula per lavorare nella modalità “problem based learning”, dove si affrontano casi concreti, si sviluppano project work, ci si confronta su quanto studiato e in alcuni casi si attivano sfide e giochi didattici. L'aula non scompare, ma diventa più breve, attiva, laboratoriale, coinvolgente, momento di connessione interdisciplinare, momento di stimolo del pensiero critico e riflessivo.
La critica più ricorrente per le modalità di apprendimento digitali sono basate sulla perdita della relazionalità, tema assolutamente centrale per la formazione e lo sviluppo della personalità degli studenti, ma importante anche per gli adulti. Critica corretta, da estendere a tutta la didattica frontale, con il docente che gestisce lezione in presenza e se ne va, senza stabilire nessuna relazione. L'attività di ricerca e sperimentazione, parallela all'introduzione della didattica digitale, dovrà avere al centro l'aspetto della socializzazione e della relazionalità. Le pratiche di Social Learning, che con il digitale evolvono in Digital Social Learning, permettono alti livelli di interazione tra docente ed allievi e tra allievi stessi accelerazione dell'apprendimento, si fondano sull'idea che la conoscenza sia un fenomeno sociale che si basa sulla costruzione di relazioni sociali, sulla condivisione d'idee, esperienze e conoscenze, sulla capacità di mettere in connessioni contenuti di fonti e risorse diverse, senza differenza se fatte in ambiente fisico o digitale.
Per secoli le istituzioni formative hanno utilizzato, come deposito e trasferimento della conoscenza, una sola forma, il libro. Gli allievi per secoli hanno utilizzato una sola forma di memorizzazione e rielaborazione, il quaderno. Inoltre la relazione esclusivamente sincrona, faccia a faccia e nello stesso spazio, utilizzava la comunicazione orale.
Con le nuove modalità didattiche, come la Flipped Classroom e il Social Learning, la rappresentazione della conoscenza ha preso una molteplicità di forme e rappresentazioni, e viene veicolata nei molteplici canali e ambienti dell'eco-sistema digitale.
Il libro si scompone e da lineare diventa multi-lineare, ipertestuale; il contenuto inizia a essere rappresentato in differenti forme testuali, in video, in immagini, in infografiche. Come in un big bang, il libro tradizionale esplode in una miriade di oggetti, dove ognuno vive di vita propria, ma al tempo stesso si aggrega con altri oggetti e altre forme, dando vita a rappresentazioni della conoscenza pressoché infinite. Inoltre l'aggregazione è opera dello studente, favorendo percorsi personalizzati e individualizzati ed a sua volta crea e condivide nuovi artefatti didattici, come microfilmati, schedi, sintesi visive, link.
Il dibattito sulla didattica digitale è fortemente connesso allo sviluppo della competenza che istituzioni internazionali come l'Ocse, la Commissione Europea e recentemente il World Economic Forum con il Future Job report 2020 del 20 ottobre, individuano come centrale per il futuro dei giovani, l'Apprendere ad Apprendere per tutto l'arco della vita, competenza che è alimentata da una molteplicità di abilità, come la lettura, la curiosità, la relazione umana e che vede nel digitale uno dei fattori più importanti.
Non è allora forse il momento di cambiare il linguaggio che descrive questo momento esclusivamente in negativo, per iniziare ad esercitarsi in una didattica fondamentale per le competenze del futuro?
Ci sarà un grande lavoro da fare per cambiare la percezione della DaD da didattica emergenziale a componente fondamentale dell'apprendimento del futuro, perché in gioco c'è la visione del futuro, delle competenze che saranno centrali e della necessità di una nuova didattica che stimoli pensiero critico, problem solving collaborativo, flessibilità cognitiva ed adattabilità, resilienza ed un nuovo umanesimo digitale, che sappia vivere positivamente le grandi trasformazioni in atto e non in difesa.
La messa in rete delle eccellenze didattiche italiane, diffuse in moltissime scuole, università, Academy aziendali che sono in relazione con le migliori università del mondo, centri di ricerca ed innovazione pubblici e privati, potrà dare velocità a questo processo, ma per evitare che l'innovazione rimanga confinata in quella che viene definita aristocrazia 2.0, formata dall'élite che sa meglio cogliere le grandi onde di innovazione in atto, è importante che questa consapevolezza sia fatta propria dalle istituzioni e dai più importanti organismi di rappresentanza.

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