Quotazioni Artisti

Dadamaino e De Dominicis al palo

di Marilena Pirrelli


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 Disegno su carta cm 41,5 x 35 raffigurante «Donna Seduta» firmato in basso a destra Modigliani e recuperato dai Carabinieri della Tpc il 23 maggio scorso

4' di lettura

Sono mesi che in tutta Italia si organizzano tavole rotonde e incontri sulla contraffazione delle opere d’arte, il prossimo è il 15 gennaio a Milano (Palazzina ANMIG, Via San Barnaba n. 29, h 14,30) promosso dalla Commissione LDA (Commissione Diritto Letteratura e Arte) costituita presso la Fondazione Forense dell’Ordine degli avvocati di Milano.

Gli artisti sulla graticola sono tanti, il grande Modigliani, tirato dalla giacca da troppi esperti, alcuni esponenti della Scuola di Piazza del Popolo, i molti autori del 900. Che cosa succede quando si scoprono opere false? Il mercato si chiude a riccio, gli scambi delle opere dell’artista falsificato si rarefanno, le gallerie non li espongono e le case d’asta vendono sotto le stime. Anche le mostre fanno faticare ad essere “pulite”. Manzoni, Boetti e Angeli hanno superato questi momenti difficile per ritrovare ora forza sul mercato. Per questo il presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano sottolinea: «l’importanza del ruolo dell’avvocatura nel combattere la contraffazione così come in ogni altro settore in cui sia necessario garantire la qualità e lealtà dei rapporti tra le parti». «Siamo l’unico Ordine in Italia che ha una commissione con questo oggetto, attualmente facciamo formazione e vorremmo aiutare il Tribunale a catalogare e archiviare i “corpi di reato d’arte” alcuni autentici e altri no e mai reclamati, di cui sono pieni i sotterranei del Palazzo di Giustizia» spiega Gloria Gatti, componente della Commissione.

Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) dal 1° gennaio 2018 al 30 settembre scorso, ha sequestrato 1.027 beni contraffatti, in linea rispetto al 2017, ma la stima delle quotazioni dei beni contraffatti, qualora commercializzati quali autentici, è aumentata: si è passati dai 57 milioni di € nel 2016, a oltre 218 milioni nel 2017, sino a superare i 392 milioni nel 2018. Facile per la criminalità produrre falsi di autori dalle quotazioni sempre più elevate, inquinando il mercato; in particolare, quello dell’arte contemporanea, perché più di altri attrae capitali da collezionisti privati e per via delle caratteristiche intrinseche delle opere più facilmente imitabili con garanzie di successo almeno iniziale, fanno sapere dalla Tpc: infatti i falsi di arte contemporanea nel 2018 sono stati il 70% circa del totale dei beni contraffatti sequestrati (791 su 1.027). Elevati e facili guadagni a fronte di un impegno realizzativo modesto rendono l’azione criminale tutto sommato semplice, con un rischio di sanzioni penali di modesta entità, comminate, quando possibile, al termine di procedure di verifica lunghe, talvolta difficoltose e con esiti spesso contrastanti. Nell’ultimo periodo i Carabinieri della Tpc hanno intensificato l’azione repressiva, anche in osservanza dell’articolo 178 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che persegue non solo chi pone in circolazione, commercializza o detiene per farne commercio opere falsificate, ma anche chi ha dichiarato autentica un’opera d’arte mediante pubblicazioni, perizie o apposizione di timbri, etichette o qualsiasi altro mezzo atto allo scopo, pur essendo consapevole della sua falsità. L’azione investigativa ha portato alla denuncia di 198 persone nel 2017 e di altre 162 da gennaio a settembre del 2018. Naturalmente il corpus artistico degli autori scomparsi non debitamente tutelato e gestito dagli eredi o chi per loro rilascia le autentiche lascia spazi ai dubbi. Gli ultimi casi delle opere contraffatte e sequestrate di Dadamaino e Gino De Dominicis confermano purtroppo questa previsione. Abbiamo fatto un check nel primo appuntamento di mercato ad Arte Fiera a Bologna in programma dall’1 al 4 febbraio con l’arte del Novecento italiano, ebbene nè Dadamaino nè De Dominicis vengono proposti. Ed è difficile trovare gallerie che oggi lavorino con questi due artisti. Il loro mercato rallenta fino a fermarsi e molte opere sono invendibili.

Epicarmo Invernizzi di A arte Invernizzi che ha conosciuto Dadamaino negli anni ’80, ci conferma che le opere arrivano direttamente dall’artista: «Dal 1994 la espongo e faccio pubblicazioni, l’ultima personale data 2015. Il mio lavoro è indipendente dagli ultimi eventi». Lia Rumma che segue De Dominicis si chiude nel riserbo, fa eco il gallerista Massimo Minimi conoscitore dell’artista: «L’affaire De Dominicis è un interessante episodio: come tutti sanno M.M. (Marta Massaioli, ndr) è una nota falsaria già condannata per contraffazione di opere di Vanessa Beecroft. Ora che una come lei faccia nientepopodimeno che la presidente di una fondazione intitolata a Gino mi pare enorme. Sgarbi (presidente della Fondazione Archivio De Dominicis, ndr) per me non è colpevole, non è responsabile, soprattutto perché è irresponsabile, sa riconoscere l’autore di una media crosta del ’700, ma dal 1901 in poi non li capisce e non può quindi rilasciare autentiche» conclude Minini. Da Arte Fiera fa eco il neo direttore Simone Menegoi: «Le gallerie che si occupano di Moderno e di contemporaneo storicizzato ammesse si sono distinte negli anni per la loro serietà deontologica, e questa è già una garanzia contro le opere dubbie. Nel caso in cui il comitato di selezione, composto da galleristi di provata competenza, avesse delle riserve su determinate opere – sia in fase di selezione, sia durante la visita agli stand prima dell’apertura –, chiederebbe che fossero ritirate. La sua azione si situa comunque nell’ambito della moral suasion; per contratto, la Fiera non si assume responsabilità circa l’autenticità delle opere esposte, che è materia non solo di expertise ma legale».

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