cinema

«Dafne», un piccolo film dal cuore grande

di Andrea Chimento

2' di lettura

Dopo aver ottenuto il Premio FIPRESCI (riconoscimento attribuito dalla stampa internazionale) all'ultimo Festival di Berlino, arriva nelle nostre sale l'atteso «Dafne» di Federico Bondi.

Al centro della trama c'è una ragazza affetta dalla sindrome di Down, interpretata da Carolina Raspanti, che vive con i genitori, un po' in là con gli anni, ma forti, affiatati e pieni d'amore per la figlia, una trentenne vivace e determinata. Tutto cambia improvvisamente con la morte della madre: Dafne e suo padre dovranno elaborare il lutto e trovare un nuovo equilibrio, aiutati dall'affetto di tante persone care.

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Dafne - Il trailer

È un film semplice ma dal grande cuore questo piccolo lungometraggio dal tocco delicato, che più che parlare di disabilità, mette a fuoco il tema dei rapporti familiari davanti alle prove della vita e della forza inaspettata che si nasconde nelle persone all'apparenza più deboli. Dafne accetta la propria diversità serenamente, ama il suo lavoro e affronta la vita con positività e un pizzico di ironia. È un viaggio a piedi, voluto da Dafne per raggiungere il paese sull'Appennino dove riposa la mamma, che permetterà a padre e figlia di conoscersi più a fondo, di svelare i propri sentimenti più intimi e avvicinarsi ancora di più per guardare, insieme, al futuro: noi spettatori li accompagniamo in questo viaggio, capace di coinvolgerci nel modo giusto. Più suggestivo e originale nella prima parte che nella seconda e talvolta altalenante nel ritmo narrativo, «Dafne» è un film che fa bene il suo dovere, grazie in particolare alla capacità del regista di accompagnare la protagonista e farne un personaggio che rimane impresso al termine della visione.

Se «Dafne» era stato presentato nella sezione Panorama del Festival di Berlino 2019, dal concorso dell'ultima Mostra di Venezia arriva invece «Peterloo» del regista inglese Mike Leigh, conosciuto per film importanti come «Segreti e bugie» o «Il segreto di Vera Drake».

Peterloo - Il trailer

I fatti raccontati fanno riferimento al Massacro di Peterloo, un momento determinante per la democrazia britannica: nel 1819, un pacifico raduno pro-democrazia presso St Peter's Field a Manchester si trasformò in uno degli episodi più sanguinosi e tristemente noti della storia britannica. Il massacro vide le forze governative attaccare una folla di oltre 60.000 persone, radunate per chiedere riforme politiche e per protestare contro i crescenti livelli di povertà. Molti manifestanti furono uccisi e centinaia rimasero feriti, dando vita a proteste in tutta la nazione, ma anche a nuove repressioni da parte del governo.

Più che sulla dinamica dell'evento, Mike Leigh si focalizza sul linguaggio, spesso retorico e paternalistico, utilizzato dai riformatori per rivolgersi al popolo e su una ricostruzione attenta dei costumi e della scenografia dell'epoca.

Con la classe registica che lo contraddistingue, Leigh regala inquadrature di pregevole fattura, arricchendo le immagini con giochi di luce di grande forza visiva.

Peccato l'eccessiva prolissità (davvero troppi i circa 150 minuti di durata) e qualche nota ironica poco in linea col contesto, ma le valide interpretazioni di un cast complessivamente in ottima forma e la solidità registica rendono «Peterloo» un prodotto incisivo e da vedere.

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