Fondi Europei

Dagli aiuti europei a «Resto al Sud» i conti giusti da presentare al Fisco

di Alessandro Sacrestano


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3' di lettura

Già da qualche anno i lavoratori autonomi hanno acquisito una piena parificazione alle imprese per quanto attiene all’accesso alle diverse forme di agevolazioni per lo sviluppo e la crescita della propria attività. Questo ormai consolidato rapporto, ha portato i professionisti a confrontarsi sempre più spesso anche con il diverso trattamento fiscale da attribuire ai contributi ottenuti.

Fondi strutturali 2014-2020

L’articolo 1, comma 821 della legge 208/2015 ha previsto che i piani operativi Por e Pon dei fondi Fse e Fesr, inclusi nella Programmazione dei fondi strutturali europei 2014-2020, siano ad appannaggio anche dei liberi professionisti. Si tratta di un provvedimento figlio della ricezione della raccomandazione Ce 2003/361 del 6 maggio 2003, che ha equiparato i professionisti alle Pmi come esercenti attività economica.

Il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) si concentra su temi quali l’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione mentre il Fondo sociale europeo (Fse) si focalizza sulle nuove opportunità per migliorare le proprie competenze e potenziare le attività professionali.

Il sostegno al mondo delle professioni è attuato mediante i programmi operativi regionali e nazionali. Solitamente, le spese ammesse sono quelle per acquistare beni strumentali e tecnologici, per la partecipazione a eventi formativi ma anche per aprire garanzie e fideiussioni.

Sotto il profilo fiscale, considerato il “regime di cassa” cui sono sottoposti i professionisti, vanno distinte le ipotesi in cui i contributi ottenuti sono finalizzati all’acquisto di beni strumentali da quelli in cui abbattono i costi di esercizio sopportati. Nel primo caso, l’iscrizione a registro cespiti dei beni già al netto del contributo ottenuto garantirà la corretta profilazione fiscale della fattispecie. Per i contributi ottenuti per le spese di esercizio, vanno distinti i casi in cui l’incasso del contributo sia o meno contestuale al sostenimento della spesa. Nel primo caso, il costo d’esercizio potrà essere imputato fiscalmente al netto del contributo ricevuto. Nel secondo caso, il contributo ricevuto in una annualità successiva al sostenimento del costo cui si riferisce, andrà contabilizzato come un componente positivo di reddito (rigo RE 3) e come tale tassato.

Resto al Sud

L’incentivo gestito da Invitalia per sostenere la nascita di nuove attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno è stato recentemente potenziato dalla legge di Stabilità per il 2019, estendendone i benefici anche ai liberi professionisti, anche se al momento si è in attesa delle norme applicative. Si tratta, comunque, di una agevolazione per i soli lavoratori autonomi con sede nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. In particolare, i professionisti che intendono accedere all’incentivo, nei 12 mesi che precedono la richiesta di agevolazione a Invitalia, non dovranno essere titolari di partita Iva per un’attività analoga a quella proposta per il finanziamento. Inoltre, dovranno mantenere la sede operativa nelle regioni del Mezzogiorno interessate.

In questo modo la norma privilegia il reinserimento professionale di professionisti fuoriusciti dal settore, di ex dipendenti di uno studio che intendono aprirne uno proprio e, più in generale, di chiunque voglia uscire da una situazione di precariato o lavoro irregolare.

Il finanziamento concesso copre il 100% delle spese ammissibili per il tramite di:

un contributo a fondo perduto pari al 35% dell’investimento complessivo;

finanziamento bancario pari al 65% dell’investimento complessivo, garantito dal Fondo di Garanzia per le Pmi. Gli interessi del finanziamento sono interamente coperti da un contributo in conto interessi.

Ogni singolo professionista concorrente al programma di spesa può richiedere un contributo fino a 50mila euro per ciascun socio, fino ad un ammontare massimo complessivo di 200 mila euro.

Anche nel caso di specie, per il contributo ricevuto per l’acquisto di attrezzature il corretto trattamento fiscale potrebbe attuarsi attraverso una corrispondente riduzione del valore di iscrizione del cespite nel registro dei beni ammortizzabili. Quanto al contributo in conto interessi, lo stesso dovrà di fatto sterilizzare il costo degli interessi calcolati sul finanziamento, rendendo nullo l’impatto fiscale.

Progetto realizzato con il contributo finanziario della Commissione europea. Dei contenuti editoriali sono responsabili esclusivamente gli autori e il Gruppo 24 Ore
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