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Dagli appalti al digitale, così nasce la nuova Pa

Con le ultime norme la Scuola nazionale dell'amministrazione potrà offrire anche master e dottorati. Poli formativi in tutte le Regioni

Nuovi poli formativi sul territorio. Piemonte e Abruzzo Regioni apripista

2' di lettura

L’ultima novità arriva dalla conversione del decreto legge «infrastrutture», che apre alla Scuola nazionale dell’amministrazione la possibilità di offrire «corsi di alta formazione e di perfezionamento post lauream», cioè i master, e un dottorato in Scienze della pubblica amministrazione, anche con docenti coinvolti attraverso convenzioni con le università di appartenenza. Ma questa è, appunto, solo l’ultima tappa di un processo di riforma e rafforzamento della Sna che ha percorso tutta la ricca produzione normativa sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, dai provvedimenti iniziali della primavera 2021 fino al decreto «Pnrr-2» convertito alla fine dello scorso maggio.

Corsa all’attuazione

Con una corsa all’attuazione che ha caratterizzato tutto l’ampio capitolo del Pnrr in campo al ministro per la Pa Renato Brunetta, e che nel caso della Scuola ora guidata da Paola Severino ha l’obiettivo di renderla il perno intorno al quale ruota tutta la formazione per la Pubblica amministrazione: un tema che lo stesso Pnrr mette al centro di quel «rafforzamento amministrativo» fatto anche dei contingenti di nuovi dipendenti e collaboratori tecnici per la Pa centrale e locale. A rafforzarsi è anche la Sna, con 108 nuove persone previste in organico per affrontare un compito in larga parte inedito.

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Sinergia tra università e imprese

Per lunghi anni si è lamentata l’assenza in Italia di un centro di formazione della classe dirigente paragonabile a quello dell’Ena francese. Ma ora anche quel modello è entrato in crisi, al punto da spingere il presidente Macron a una riforma per creare una scuola «meno sconnessa dalla realtà» (parole sue). E in Italia si è scelta una strada diversa, che si fonda proprio sull’alleanza con le diverse «realtà» a vario titolo interessate alla formazione pubblica, dalle università agli enti territoriali fino al mondo delle imprese private.

Cambiare il metodo di selezione dei dirigenti pubblici

Cuore, ambizioso, del progetto è di cambiare il metodo di selezione dei dirigenti pubblici, per fondarlo non solo sulle «conoscenze» (giuridico-economiche in primis) ma anche sulle competenze manageriali, per quel che riguarda sia il reclutamento sia gli sviluppi di carriera. L’obiettivo non è nuovo. Ma questa volta, complice l’enfasi (e i finanziamenti) del Pnrr, tenta un ventaglio ampio di soluzioni operative: un corso-concorso per i nuovi dirigenti delle Pa centrali a cadenza annuale, nuove procedure comparative per scegliere i «promossi» da funzionario a dirigente e la diffusione di questo approccio anche alle amministrazioni locali.

Poli territoriali in tutte le regioni

L’idea di far uscire da Roma l’attività della Sna per svilupparla anche sui territori è l’altra scelta chiave della strategia. Anche qui la spiegazione è nel Pnrr, che per circa 80 miliardi è nelle mani di Regioni ed enti locali. La nuova Sna punta così ad aprire poli territoriali in tutte le Regioni (il 20 settembre sarà inaugurato quello piemontese, ed entro l’anno partirà l’Abruzzo), ma per raggiungere una platea più ampia possibile sarà massiccio l’uso del digitale con il sistema dei Mooc (Massive Online Open Courses) soprattutto per dirigenti e funzionari neoassunti.

Verso una Pa rinnovata

Le missioni del Pnrr plasmano anche i filoni al centro dei nuovi progetti di formazione, dal Codice degli appalti alla cybersicurezza fino alla gestione delle emergenze; con l’idea che il Pnrr debba lasciare in eredità anche una Pa rinnovata, e che la Sna sia decisiva in questo processo.

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