PRO BONO DAY 2020

Dagli avvocati guida gratuita alle norme Covid per aiutare i più svantaggiati

È una delle iniziative per far fronte all’emergenza e che si unisce all’assistenza giudiziaria

di Antonello Cherchi

(freshidea - stock.adobe.com)

3' di lettura

Il modello è stato quello del “caffè sospeso” in uso a Napoli, ovvero la tradizione di lasciare al bar un caffè pagato per chi non può permetterselo. Per rispondere all’emergenza sanitaria, l’associazione Pro bono Italia, in collaborazione con la sede milanese dello studio legale Herbert Smith Freehills, ha pensato di mettere a disposizione una guida gratuita e costantemente aggiornata sulla legislazione emanata per far fronte alla pandemia. Un profluvio di norme che tutti abbiamo, almeno sommariamente, imparato a conoscere, ma che necessita di una bussola nel momento in cui si deve, per esempio, chiedere un sostegno al reddito. La guida - come fosse, appunto, un “caffè sospeso” - è a disposizione di organizzazioni non governative (Ong) e singoli cittadini che abbiamo bisogno di districarsi nella normativa anti-Covid (http://probonoitalia.org/it/coronavirus-solidarity-legal-resource-center).

L’iniziativa non è passata inosservata: la versione italiana della guida è stata consultata più di 500 volte e quella inglese oltre 200, con un picco di visite tra fine aprile e metà maggio. Un aiuto rivolto in particolare ai settori più deboli che si è aggiunto agli interventi che Pro bono Italia effettua a partire dal 2015 (anche se ufficialmente l’associazione si è costituita nel 2017) attraverso una rete ad hoc che assicura gratuitamente consulenza e assistenza legale.

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Lo scoppio della pandemia ha, tra l’altro, coinciso con il debutto delle linee guida messe a punto dall’associazione insieme a Cild (Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili) finalizzate a estendere l’assistenza, fino ad allora riservata alle Ong e alle associazioni non profit, anche alle persone fisiche. Anche di questo si è parlato mercoledì 23 novembre nel corso della terza edizione dell’Italy pro bono day.

L’impatto della pandemia

Delle 33 richieste di assistenza che dall’inizio dell’anno sono arrivate dai singoli individui a Pro bono Italia, diverse sono state innescate dai problemi sollevati dall’emergenza. «Ci è stato chiesto - spiega Giovanni Carotenuto, presidente dell’associazione - aiuto su più versanti, da chi doveva chiedere un finanziamento a chi ha dovuto rinegoziare un mutuo o un contratto d’affitto».

A muoversi non è direttamente l’associazione, ma la rete dei 750 soggetti - non solo avvocati, ma anche associazioni non profit e cliniche legali - che prendono in carico la richiesta di assistenza, sia che questa arrivi da una persona, sia che provenga dal mondo del non profit. La domanda viene prima vagliata da due clearing house - Csvnet (Coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato) e Cild - che poi la trasferiscono alla rete e il primo soggetto disponibile , anche sulla base delle proprie competenze, la prende in carico.

La prestazione è su base volontaria, è completamente gratuita e consiste in una consulenza giudiziale o stragiudiziale, ovvero dalle semplici informazioni alla causa davanti al giudice. «Ma non ci sovrapponiamo al gratuito patrocinio - precisa Carotenuto - e, anzi, non vorremmo che con lo sviluppo del pro bono, il primo perdesse risorse. Siamo sinergici: puntiamo entrambi a rendere effettivo il principio di uguaglianza nell’accesso alla giustizia».

A 360 gradi

L’assistenza garantita dalla rete è ad ampio spettro: dal diritto di famiglia a quello dell’immigrazione, dal diritto societario alla privacy, dal diritto del lavoro al terzo settore, dalla proprietà intellettuale al diritto tributario.

Il principio del pro bono, che da noi non è riconosciuto in alcuna legge, arriva dal mondo anglosassone, dove è di casa. L’obiettivo è diffonderlo sempre di più anche nel nostro Paese: un fine che persegue l’associazione, a cui ciascun avvocato o studio legale può iscriversi facendo richiesta e versando una quota d’ingresso, che per il singolo professionista è di 100 euro, per lo studio legale con meno di 200 avvocati (su scala globale) di 250 euro e per quello con più di 200 avvocati di 500 euro. «Risorse - sottolinea Carotenuto - che utilizziamo per organizzare gli eventi, come quello di mercoledì, che servono per promuovere il principio. Uno degli altri compiti dell’associazione è quello di tenere i contatti con il mondo forense, a iniziare dagli Ordini, e con gli altri soggetti funzionali al pro bono».

Per far parte della rete di assistenza non è, invece, necessario essere iscritti all’associazione e non bisogna essere avvocati, anche se nonostante l’aumento dei soggetti che ne fanno parte (l’anno scorso erano 500: dunque, nel 2020 c’è stata una crescita del 50%), la quota di legali resta preponderante.

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