Dagli avvocati ai notai

Dagli avvocati ai notai, perché l’intelligenza artificiale cambierà la vita dei professionisti

di Alberto Magnani


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4' di lettura

Stesse controversie, stessi documenti, stesso tempo per esprimere un verdetto. Da un lato, una schiera di 90 avvocati in arrivo dagli studi più blasonati del Regno Unito. Dall’altro, un software abilitato da intelligenza artificiale che calcola le probabilità di vittoria della causa e si può consultare su Messenger, la chat di Facebook, sotto forma di un assistente virtuale “esperto” di diritto.

Quella lanciata da CaseCrunch, una start up fondata da ex studenti di legge dell’Università di Cambridge, è il primo scontro tra “uomo e macchina” nella risoluzione di una controversia. Una sorta di test di Turing applicato alla giurisprudenza, con un grado di accuratezza che sarà valutato da una commissione, il 27 ottobre, al Google Campus di Londra. Impatto mediatico a parte, l’esperimento di CaseCrunch non è isolato.

Le soluzioni di intelligenza artificiale stanno entrando con prepotenza negli studi di professionisti di tutto il mondo, Italia inclusa, secondo una linea strategica comune: sfruttare sistemi automatici per «ridurre le mansioni routinarie», smaltendo i cumuli di pratiche che si accatastano sulle scrivanie di avvocati, commercialisti, consulenti e notai. Come?Tra gli strumenti digitali congegnati ci sono software per catalogazione dei dati e algoritmi che scansionano i documenti, fino alla tecnologia che sta mobilitando investimenti miliardari dei grandi gruppi tecnologici: i chatbot, gli assistenti vocali, incaricati di rispondere alle domande dei clienti. Le applicazioni concrete vanno dalla due diligence (la verifica dei dati di bilancio) all'analisi della documentazione esistente in giurisprudenza su un caso prossimo al tribunale. La ratio è sempre il risparmio, economico e di tempo.

Investimenti in rialzo
Uno studio di McKinsey ha stimato che l'integrazione dell'intelligenza artificiale condurrebbe a una sforbiciata del 13% sulle ore di ufficio degli avvocati, ma altri report hanno alzato l'asticella anche oltre il 20 per cento. Secondo i dati dell'Osservatorio professionisti e innovazione digitale del Politecnico di Milano, la spesa complessiva in tecnologie informatiche (anche di intelligenza artificiale) degli studi italiani ha raggiunto quota 1,4 miliardi di euro, in rialzo del 2,5% rispetto all'anno precedente. In media si è parlato di un budget di 8.700 euro per commercialisti e consulenti del lavoro, a metà fra la spesa più ridotta degli studi legali (4.600 euro) e quella di maggior tenore degli studi multidisciplinari, a quota 16.400 euro.Su scala mondiale i numeri si fanno più imponenti, a quanto emerge dalla società di ricerca americana Cb Insights. Le start up globali del regtech (tecnologie della regolamentazione) hanno raccolto 894 milioni di dollari nei primi mesi del 2017, mentre le neoaziende che applicano l'Ia agli studi legali hanno ottenuto finanziamenti per 757 milioni dal 2012 a oggi. E appena l'anno scorso ha debuttato Do Not Pay, il “primo avvocato robot”, consistente in un software che fornisce consulenze automatiche ai clienti multati nei parcheggi. L'utente spiega rapidamente il danno subìto e chiede lumi al chatbot, sperando che le parole chiave digitate intercettino le conoscenze del sistema.Giro d'affari e casi singoli non rispecchiano comunque né lo stadio di maturità della tecnologia né la preparazione dei professionisti ad assorbirla nella propria routine. Secondo dati del Politecnico di Milano, solo il 31% degli studi si è dotato di un software di gestione e controllo. Ci sono davvero margini per affidare ruoli di responsabilità a dispositivi programmati con il machine learning, l'apprendimento automatico delle macchine?

Un supporto alla qualità professionale
Michele Nastri studia la questione come presidente di Notartel, la società del Consiglio nazionale del notariato che realizza e gestisce sistemi informatici e telematici per i notai italiani. L'intelligenza artificiale è una delle tecnologie che catturano di più l'immaginario dei professionisti, ma le applicazioni tangibili sono ancora «in fase di analisi». Per ora.«L'intelligenza artificiale può alzare l'asticella della qualità professionale, svolgendo per esempio parte del lavoro preparatorio – spiega Nastri -. Ma la scelta finale resta demandata, ovviamente, all'intervento umano».Tra gli esempi in ambito legale ci sono software addetti allo “smaltimento pratiche”: «Una volta stabilito il caso da esaminare, il software può proporre tutte le soluzioni possibili - aggiunge Nastri -. Però, ripeto, quando si tratta di scegliere la soluzione contrattuale più adatta o le soluzioni negoziali bisogna affidarsi al giudizio del professionista».Claudio Rorato, direttore dell'Osservatorio professionisti e innovazione digitale del Politecnico di Milano, conferma che l'intelligenza artificiale è «in fase più che pionieristica». Ma lascia trasparire il suo valore aggiunto: un «supporto decisionale» che libera energie intellettuali. «Sempre per citare un caso in ambito legale – prosegue Rorato –, un software di intelligenza artificiale può comprimere l'attività di istruttoria e consentire all'avvocato di poter impegnare più tempo nelle attività intellettuali importanti».

Robot e risorse umane
L'integrazione tecnologica negli studi, però, chiama in causa lo stesso quesito che incombe su qualsiasi azienda alle prese con un rinnovamento radicale: la robotizzazione del lavoro, con i rischi annessi per il futuro delle risorse umane. Rorato suggerisce di invertire la prospettiva, tenendo conto che la scomparsa di alcuni ruoli sarà bilanciata dal fabbisogno di nuove figure. Dopo aver dispensato praticanti e partner junior dalle mansioni di “di gavetta”, potrebbero farsi largo specialisti destinati a gestire e spingere l'evoluzione digitale del settore.«Negli studi saranno necessarie competenze differenti – conclude Rorato –. Se si riduce il tempo d'istruttoria, ci sarà bisogno, per esempio, di persone di marketing e magari di esperti di intelligenza artificiale capaci di “istruire” i software. Con competenze sia tecniche che in informatica evoluta».

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