AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùLuci e ombre dell'imprenditoria straniera

Dagli immigrati regolari un contributo da 139 miliardi al Pil

La Fondazione Moressa stima in 139 miliardi la ricchezza prodotta dai lavoratori immigrati regolari in Italia, pari al 9% del Pil (prodotto interno lordo) nazionale. Il “Pil dell’immigrazione” supera il 10% in quattro regioni: Lombardia, Emillia Romagna, Lazio e Toscana. Alla fine dell’anno scorso gli imprenditori nati all'estero e operanti in Italia hanno superato quota 700mila

di Marco Ludovico

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La ricchezza prodotta dai lavoratori immigrati regolarmente presenti in Italia è stimabile in 139 miliardi di euro, ovvero il 9% della ricchezza nazionale (fotogramma)

2' di lettura

Certo, l’imprenditoria immigrata è «un fenomeno con luci e ombre». Ma ha «indubbiamente contribuito soprattutto negli anni della crisi al mantenimento del sistema economico nazionale». Il rapporto annuale della fondazione Leone Moressa sull’economia della migrazione oggi presentato alla Presidenza del Consiglio segna i tratti aggiornati delle imprese e del lavoro degli stranieri in Italia. Un fattore ormai essenziale della dinamica economica del nostro Paese.

Dagli stranieri il 9% del Pil nazionale
«La ricchezza prodotta dai lavoratori immigrati regolarmente presenti in Italia è stimabile in 139 miliardi di euro, ovvero il 9% della ricchezza nazionale». La previsione è proprio della fondazione Moressa e va messa a fianco a un altro dato inserito nel dossier: «Nel 2018 gli imprenditori nati all’estero sono 708.949 superando per la prima volta quota 700 mila, con un’incidenza del 9,4% sul totale imprenditori». Negli ultimi dieci anni, inoltre, diminuisce il numero degli imprenditori nati in Italia (-10,5%) e si impenna quello dei nati all’estero (+41%).

Processi maturi, dinamiche contingenti
Nei grandi paesi di immigrazione come Usa, Canada e Australia l’imprenditoria straniera svolge un ruolo rilevante. «Uno studio del Center for American Entrepreneurship ha evidenziato che, tra le 500 imprese più importanti d’America, censite da Forbes, nel 2017, ben il 43% conta almeno un immigrato (di prima o «seconda generazione») tra i propri fondatori. Tale percentuale cresce al 57%, se consideriamo solo le prime 35 aziende».

Certo, in Italia c’è da sempre un tessuto prevalente di piccole e medie imprese nonché un flusso di migranti molto più recente. Resta il fatto che «se invece pensiamo all’imprenditoria immigrata in Italia, in genere abbiamo in mente attività di piccole dimensioni e bassa produttività, molto spesso nate in sostituzione di imprese autoctone».

Dinamiche d'impresa per etnia
Se nell’ultimo decennio gli imprenditori stranieri sono cresciuti del 40% - anche nel 2018, anno di crisi: +2,6% a fronte del -0,1% per gli italiani – secondo la fondazione «risulta difficile pensare ancora all’imprenditoria immigrata come una nicchia di bassa produttività: si tratta, sempre più, di un potenziale veicolo per creare sinergie con gli imprenditori locali e attrarre nuovi investimenti».

Di sicuro non manca la dinamicità. «Gli imprenditori cinesi sono cresciuti del 72,6%, negli ultimi 10 anni, con un ritmo molto più intenso rispetto a quelli di origine marocchina (+42,5%), che costituisce una delle nazionalità di più antica immigrazione in Italia». Poi «negli ultimi anni, sono in forte crescita, nell’imprenditoria in Italia, le collettività nazionali dell’Asia meridionale: su tutte, quella bangladese (+209,6%, dal 2008), ma anche pakistana (+175,7%) e indiana (+214,8%)».

Prima regione la Lombardia
Gli stranieri si concentrano nelle attività d’impresa nel centro nord. Il rapporto della Fondazione Moressa sottolinea come «la prima regione per numero di imprenditori stranieri è la Lombardia, con oltre 150 mila unità (oltre un quinto del totale nazionale)». La seconda regione «è il Lazio, con oltre 85 mila imprenditori: qui si registra l’incidenza più alta in assoluto (12,7%). Seguono poi tre regioni con oltre 60 mila imprenditori stranieri: Toscana, Emilia-Romagna e Veneto». Da notare come «generalmente l’incidenza è superiore alla media in molte regioni del Centro-Nord».

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