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Tir, la crisi di Natale per colpa del Brennero e del Milleproroghe. Verso la protesta

L’ipotesi di creare degli slot per il transito sul valico fa infuriare gli autotrasportatori. Anita presenta ricorso contro la Commissione Ue “colpevole” di non aver arginato Vienna. Conftrasporto-Confcommercio sul piede di guerra

di Flavia Landolfi

Salvini: “Risolvere nodo Brennero, comunicazioni non vanno bloccate”

3' di lettura

Non bastava l’affaire Brennero che da anni disturba il sonno degli autotrasportatori con i suoi imbuti a volte forzati del traffico dei mezzi pesanti. Ora ci si mette anche una norma del decreto Milleproroghe a rovinare le feste di un settore che ogni anno movimenta su strada quasi un miliardo di tonnellate con un volume per km di 133mila tonnellate (dati Anfia e Airp). E dire che sia un comparto strategico non basta se si pensa che l’85% del traffico merci - ma c’è chi giura che sia arrivato ormai oltre la quota del 90% - viaggia su e giù per la nostra penisola. Sotto Natale poi, con gli straordinari di ordini e consegne, il cortocircuito è dietro l’angolo. E qualcuno - come Anita e Conftrasporto - è già sul piede di guerra e annuncia azioni di protesta. Ma andiamo per ordine.

Il nodo del Brennero

La notizia è di venerdì 22 dicembre: la provincia di Bolzano ha presentato un progetto di fattibilità per contingentare il valico del Brennero con un sistema digitale a prenotazione. Se dovesse entrare in funzione, quindi, il passaggio per il valico potrebbe avvenire solo attraverso slot riservati. E le proteste delle associazioni di categoria non si fanno attendere. A partire da Anita (Confindustria) che in una nota fa sapere di essere assolutamente contraria perché l'idea è «tecnicamente irrealizzabile in quanto in contrasto con i principi europei». L’associazione spiega anche che «non è accettabile che dallo studio sul “sistema a slot” venga escluso il traffico privato, se si considera che il tutto è giustificato per garantire la fluidità del traffico e la sicurezza autostradale». E propone delle misure urgenti da attuare, che assicurino la libera circolazione delle merci e il corretto funzionamento del mercato interno. Perché il problema Brennero è cosa antica: sono anni che il Tirolo tra divieti notturni e settoriali rende la vita difficile agli autotrasportatori italiani in uscita verso l’Austria. Di qui il ricorso di Anita alla Corte di giustizia Ue contro la Commissione europea per non aver battuto i pugni sul tavolo con Vienna. Ma a tuonare contro gli slot c’è anche Conftrasporto-Confcommercio che avverte: «Potrebbe generare tensioni nel settore dell'autotrasporto». Lo spiega il presidente dell’associazione Paolo Uggé: «La proposta prevede infatti che in futuro i mezzi che vorranno transitare lungo la A22 per il Corridoio del Brennero dovranno prima prenotarsi attraverso un apposito sistema, pena il pagamento di un pedaggio maggiorato - dice -. Siamo alla follia. Un sistema di prenotazione limiterebbe ulteriormente la libera circolazione all'interno della Ue e comporterebbe maggiori costi e oneri burocratici per le imprese». Che poi tuona: «Questi comportamenti non potranno che sfociare in azioni di protesta».

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La questione Milleproroghe

Ad alzare la temperatura tra gli autotrasportatori c’è poi la mancata previsione nel decreto Milleproroghe di una deroga di sei mesi del superammortamento sui beni strumentali. «Il rischio che il settore automotive, a causa delle ben note problematiche di rallentamento su tutte le principali catene di approvvigionamento, shortage di chip, materie prime e semi-lavorati, potesse non riuscire a rispettare le scadenze previste dalla Legge di Bilancio 2021 era stato con largo anticipo comunicato al Governo, con la richiesta di concessione di 6 mesi di proroga che nulla avrebbero impattato sui bilanci dello Stato - spiega Anita -
Purtroppo, il grido d'allarme congiunto con i clienti non ha sortito effetti e oggi le imprese di trasporto rischiano di veder pregiudicato l'accesso ad una delle principali misure di sostegno agli investimenti degli ultimi anni, che, tra l'altro, non sarà più operativa nel 2023».
L’associazione però non si arrende: «Lavoreremo perché venga presentato un emendamento - dicono fonti interne - ma certo sarebbe stato meglio che una decisione così delicata e importante per il settore fosse stata introdotta nel testo sin dal principio».
La palla ora passa nelle mani di governo e Parlamento. Tutto è rinviato a dopo Natale, nella speranza che la miccia non esploda durante le feste.


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