La vertenza

Dagli slot al marchio, i nodi del braccio di ferro Alitalia-Ue

I punti di disaccordo riguardano la cessione degli slot di Linate, il divieto di usare il marchio Alitalia per la Newco Ita, lo spezzatino

di Gianni Dragoni

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I punti chiave

  • Alitalia continua a bruciare la poca cassa residua
  • Con gli ultimi indennizzi Covid (24,7 milioni) saldati entro domani gli stipendi di marzo
  • La Ue ha bocciato il piano originario della nuova compagnia pubblica Ita
  • Ora si discute del passaggio diretto solo delle attività di volo a Ita
  • Ci sarebbe lo spezzatino, handling e manutenzioni verrebebro venduti a soggetti terzi
  • Il contrasto più forte riguarda la richiesta Ue di cedere metà degli slot di Linate
  • Il rischio di 7.500 esuberi

4' di lettura

Alitalia continua a bruciare la poca cassa rimasta, mentre il braccio di ferro con la Commissione europea sugli aiuti di Stato e la nascita della nuova società pubblica Ita non fa passi avanti. A fine mese la compagnia rischia di mettere gli aerei a terra e fermarsi per mancanza di liquidità. Entro domani i dipendenti riceveranno l’accredito della seconda metà degli stipendi di marzo, pagati in ritardo perché la compagnia non ha i soldi.

Mini-stipendi in ritardo saldati entro domani

Si tratta di mini-stipendi, nella prima erogazione molti dipendenti hanno ricevuto solo poche centinaia di euro, con un minimo di nove euro. Lo sblocco del pagamento è stato possibile con l’arrivo, sul conto dell’amministrazione straordinaria Alitalia presso Intesa Sanpaolo, dei 24,7 milioni di euro di indennizzi Covid autorizzati dalla Ue a fine marzo. Queste sono le ultime erogazioni di denaro pubblico che Bruxelles autorizza. D’ora in poi Alitalia dovrà andare avanti solo con i propri mezzi, secondo Bruxelles. Questa è anche la linea indicata dal ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, a nome del governo.

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Infruttuosi confronti fra i tre ministri e Vestager

Giorgetti però non è riuscito, nei tre videocollegamenti fatti in marzo insieme ai ministri Daniele Franco (Mef) ed Enrico Giovannini (Mims), a ottenere dalla commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, l’autorizzazione al piano di salvataggio che prevede il passaggio diretto delle attività di volo da Alitalia a Ita, la nuova società pubblica che potrebbe contare su 3 miliardi di capitale versato dal Mef, per far ripartire la compagnia.

La Ue ha bocciato il piano originario di Ita

I nodi del negoziato con la Ue in sostanza sono tre. La premessa è che gli uffici della «Dg comp», la direzione generale per la Concorrenza di Bruxelles, fin dalla lettera inviata l’8 gennaio al (precedente) governo italiano, hanno bocciato il piano di Ita, che prevedeva un passaggio in blocco di tutte le attività di Alitalia alla nuova società pubblica, con un sostanziale dimezzamento delle dimensioni al decollo: circa metà della flotta (52 aerei anziché i 104 attuali), circa metà dei dipendenti, 5.200-5.500 rispetto a 11mila. Il piano prevedeva una crescita della compagnia già dal 2022. Ita prevedeva di cominciare i voli da aprile, ma ormai i voli non potranno cominciare prima di luglio, a condizione che l’operazione vanga autorizzata.

Primo punto: cessione di metà degli slot a Linate

Il primo punto di contrasto tra il governo e la Ue sono gli slot di Linate, le bande orarie che danno diritto di atterrare e decollare dall’aeroporto milanese. In tutte le decisioni sugli aiuti di Stato la Ue chiede un taglio degli slot. In questo caso Bruxelles vorrebbe che Ita rinunciasse a metà degli slot di Alitalia a Linate, il city airport milanese che adesso ha poco traffico, ma che in tempi normali è molto richiesto dai passeggeri perché vicinissmo al capoluogo lombardo. Ryanair ha già chiesto di avere parte degli slot che Alitalia dovrebbe liberare a Linate. Secondo stime Alitalia detiene circa il 70% degli slot disponibili a Linate. Si tratta di diritti preziosi. La richiesta della Ue è quindi molto pesante.

Il caso Air France

Per autorizzare la ricapitalizzazione di Stato di Air France per 4 miliardi di euro (3 miliardi la conversione di prestitti pubblici, un miliardo di nuove risorse), il 6 aprile è stato raggiunto un accordo tra il governo e la Commissione europea che prevede la rinuncia della compagnia a 18 slot all’aeroporto di Orly, il secondo scalo di Parigi. Non è un grande sacrificio, Air France dovrà cedere meno del 6% degli slot totali nello scalo, sono più di 300. In origine Bruxelles chiedeva di cederne 24.

Secondo punto: Ita senza marchio Alitalia

Il secondo punto di contrasto con Vestager è il divieto, chiesto da Bruxelles, per la Newco Ita di utilizzare il marchio Alitalia per almeno due anni. La compagnia potrebbe usare il codice «Az» per i voli con cui è riconosciuta dai sistemi di vendita internazionali, ma non potrebbe chiamarsi Alitalia per due anni. Non è considerato un problema insormontabile per la nuova compagnia, ma questo potrebbe costringere la nuova società a maggiori spese di pubblicità e comunicazione per farsi conoscere dai clienti.

Terzo punto: lo spezzatino

Il terzo punto riguarda la richiesta della commissaria europea di non trasferire tutte le attività di Alitalia alla Newco Ita, ma solo quelle di volo. I servizi aeroportuali di Fiumicino (oltre 3mila addetti) e la manutenzione (un migliaio) dovrebbero essere venduti dai commissari Alitalia a soggetti terzi e queste società dovrebbero fare accordi di fornitura dei servizi alla nuova compagnia. Il governo ha chiesto che Ita possa partecipare come socio a consorzi con altri gruppi, ma il punto è oggetto di discussione. I sindacati e i lavoratori parlano di «spezzatino» penalizzante.

Si rischiano fino a 7.500 esuberi

Inoltre secodo il piano idustriale modificato di Ita, la nuova comapgnia potrebbe decollare con solo 45 aerei passeggeri, meno dei 52 già indicati nel piano originario. Sarebbe una compagnia molto piccola rispetto alle dimensioni già piccole di Alitalia, che ha 104 aerei. La conseguenza di tutte queste azioni sarebbe ridurre il perimetro dei lavorato a circa 3mila-3.500, pertanto ci sarebbero fino a 7.500 esuberi rispetto all’attuale orgenico di Alitalia.

Giovannini: Alitalia in crisi prima del Covid

Il ministro Giovannini ha dichiarato a Rainews che il governo non può accettare le condizioni draconiane imposte da Vestager, ma ammette che, a differenza delle altre compagnie europee che hanno ricevuto cospicui aiuti di Stato, Alitalia era già in crisi prima del Covid. «Noi abbiamo un dialogo, una negoziazione molto intensa con la Commissione europea sul nuovo piano industriale di Ita ed è una negoziazione su diversi aspetti. È evidente _ ha detto Giovannini _ che noi non possiamo accettare una disparità di trattamento da parte della Commissione rispetto ad Air France o Lufthansa, sapendo però che la condizione delle tre imprese è molto diversa: mentre Air France e Lufthansa avevano dei bilanci sani ed erano fortemente competitive prima della pandemia, Alitalia era già in difficoltà e questo lo sa benissimo Bruxelles che ha negoziato queste tematiche con diversi governi».

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