LA LISTA AMERICANA

Dagli smartwatch al Bluetooth: i prodotti esclusi dai dazi Usa


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2' di lettura

Sono 297 le categorie di prodotti che sono state rimosse dall’amministrazione americana rispetto alla lista originale di oltre 6mila beni made in China presi di mira dalla nuova ondata di dazi americani. Questo in seguito alla consultazione con le imprese americane, molte delle quali producono in Cina parti dei prodotti che poi vengono esportati negli Usa e dunque sarebbero colpite dalle nuove tariffe del 10% che scatteranno il 24 settembre e saliranno al 25% il 1° gennaio 2019 (a meno che nel frattempo Usa e Cina non trovino un accordo).

Tra i beni esentati «all’ultima ora» figurano gli smartwatch, dispostivi Bluetooth, elmetti per ciclisti, guanti di plastica, seggiolini, box per bambini e alcuni prodotti chimici. Questo significa che l'Apple Watch e le cuffie wireless AirPods sono salvi (per ora).

La temuta «fase 3» incombe
Questi e altri prodotti del gruppo Apple inclusi gli iPhone (assemblati in Cina) sono però minacciati dagli altri potenziali dazi che finirebbero per colpire praticamente quasi tutti i beni che gli Usa importano dalla Cina. Trump infatti ha detto che se la Cina dovesse rispondere a questi dazi con nuove misure di ritorsione, allora l’America farà scattare la «fase 3», cioè l’imposizione di tariffe su altri 267 miliardi di import dalla Cina, cioè praticamente tutto quello che resta. In questo caso potrebbe essere colpiti bene elettronici di largo consumo come gli iPhone.

Apple contraria ai nuovi dazi
Apple era tra le aziende che durante la consultazione pubblica dell’estate scorsa avevano sollevato perplessità sulla nuova ondata di dazi. «La nostra preoccupazione - aveva scritto l’azienda californiana - è che il Paese più colpito saranno gli Stati Uniti, e questo si tradurrà in minore crescita economica e prezzi più alti per i consumtatori americani». La replica di Trump, arrivata come di conueto via twitter, era stata secca: «Fate i vostri prodotti negli Stati Uniti invece che in Cina. Iniziate a costruire le fabbriche adesso».

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