salute

Dagli Usa il modello sanitario non profit

di Francesca Cerati


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4' di lettura

Potrebbe apparire una stranezza il fatto che un modello sanitario americano venga esportato proprio in Italia, paese che come risulta anche dalla classifica sull’efficienza dei servizi sanitari nazionali stilata da Bloomberg nel 2018, si posiziona al quarto posto, distaccando di molto gli Stati Uniti che restano al 54° posto. Ma Upmc (University of Pittsburgh medical center) - una società Usa non profit - è un sistema sanitario americano un po’ anomalo. È un private provider e allo stesso tempo un sistema di assicurazione di fornitura delle cure, molto simile a un sistema sanitario italiano. E ora è presente con strutture di eccellenza anche in quattro regioni italiane: Toscana, Lazio, Campania e Sicilia.

«L’interesse di un sistema come quello di Upmc e di un sistema sanitario pubblico sono molto integrati - ci spiega Bruno Gridelli, amministratore delegato Upmc Italy e vice presidente esecutivo Upmc International - Non si basa infatti sul profitto ma nel gestire al meglio le risorse a disposizione. In altre parole i margini generati dalla cura non vengono distribuiti tra i soci, ma reinvestiti per migliorare ancora di più il sistema, a beneficio di tutti».

Un modello che fin dalla sua nascita, negli anni ’70 per il volere del suo fondatore lo psichiatra Thomas Detre, si è focalizzato sulla migliore gestione delle cure, che non si basa sul volume ma sul valore del risultato clinico.

«Tutto è nato da un ospedale e da una personalità accademica - continua Gridelli, che dopo essersi laureato in medicina all’Università di Milano, ha lavorato a Pittsburgh con Thomas Starzl, il pioniere dei trapianti - Il professor Detre nella seconda guerra mondiale quando l’Ungheria fu occupata dai nazisti e la sua famiglia sterminata nei campi di concentramento, si rifugiò a Roma dove si laureò in Medicina alla Sapienza. Poi si trasferì negli Stati Uniti, a Yale, per poi diventare direttore dell’Istituto psichiatrico di Pittsburgh, tra i più avanzati del Paese. In collaborazione con Jeffrey Romoff (attuale presidente di Upmc, ndr) strinse accordi con università e una serie di ospedali, creando di fatto il sistema Upmc». Un network virtuoso che ha messo radici anche in Italia sulla base di una norma della riforma della Sanità del ’92 che supportava l’idea di partenariati pubblico-privati come esperimenti gestionali.

Oltre alla rete di ospedali, Upmc è anche membro fondatore della Fondazione Rimed, nata nel 2006, in partnership con il Governo italiano, la Regione siciliana, il Cnr e l’Università di Pittsburgh. «L’idea era di riprodurre anche nel campo della ricerca biomedica il modello efficiente di Ismett (il Centro trapianti convenzionato con il Ssn, nato a Palermo e che giovedì festeggia i 20 anni dal primo trapianto di fegato, ndr) - sottolinea Gridelli, che lo ha diretto dal 2009 al 2016 - Il mercato biotech é infatti in continua espansione e ha continuato a esserlo anche nei momenti di crisi economica più profonda, perchè trasforma le scoperte scientifiche in prodotti sia con valore clinico sia commerciale con un impatto molto positivo sullo sviluppo sociale ed economico».

    Il governo italiano ha messo a disposizione della Fondazione 300 milioni di euro, ottenuti dai Fas, fondi area sottoutilizzati,(oggi denominati Fsc, Fondo per lo sviluppo e la coesione) che spesso vanno perduti per mancanza di progetti. L’idea di Upmc è stata quella di costruire sempre in Sicilia un Centro per le Biotecnologie e la ricerca biomedica (Cbrb). E proprio la settimana scorsa il cda della Fondazione Rimed ha deliberato l’affidamento dei lavori di costruzione su un terreno di circa 180mila metri quadri a Carini, alle porte di Palermo. L’edificio di 30mila metri quadrati, che dovrebbe essere pronto tra due anni, dará lavoro a circa 600 persone.

    «Il polo di ricerca genererà nuove scoperte e prodotti per la cura della salute e attrarrà e farà sorgere imprese del settore - commenta Gridelli, che è anche vice presidente della Fondazione Rimed - L’impatto sulla crescita sociale ed economica della Sicilia e del resto del Paese sarà enorme. Tanti giovani scienziati italiani avranno l’opportunità di restare o rientrare nel loro Paese e lavorare in un centro di ricerca tra i più avanzati al mondo».

    Nel suo ruolo Gridelli supervisiona l’attività clinica e scientifica delle sedi internazionali di Upmc, presenti non solo in Italia, ma anche in Irlanda, in Kazakhstan e in Cina. «In Kazakhistan collaboriamo con la Nazarbayev University per la creazione di un Centro nazionale per la ricerca e cura del cancro. In Italia e in Irlanda dove siamo presenti da più tempo non siamo solo advisor, ma investiamo direttamente». In Italia Upmc ha già reinvestito 40 milioni di euro.

    Da chirurgo a manager, è possibile trovare affinità? «Quando facevo il chirurgo avevo l’obiettivo di utilizzare le risorse, in quel caso gli organi, nel modo migliore possibile e con successo. Questa mentalità di gestire in maniera trasparente ed efficiente le risorse é ciò che in fondo deve ispirare la gestione della sanità. Gestirla bene vuol dire dare la possibilità a migliaia di pazienti di essere curati bene. É un modo diverso di curare». Diverso ma non diversissimo.

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