dalla mezzanotte

Dagli Usa via ai dazi su acciaio e alluminio contro Ue, Canada e Messico

di Gianluca Di Donfrancesco


Trump prende tempo, Ue: no ai dazi

4' di lettura

Dazi e nuove minacce piovono sull’Europa. Gli Stati Uniti hanno deciso di applicare le tariffe su acciaio (25%) e alluminio (10%) a carico dell’import dalla Ue: entreranno in vigore dalla mezzanotte. La scure cade anche su Canada e Messico, nonostante le trattative in corso con Washington sulla riforma del Nafta, l’area di libero scambio del Nordamerica. Immediata la risposta della Ue: «Questo è un giorno molto brutto per il commercio mondiale. Faremo immediatamente ricorso alla Wto e annunceremo misure compensative nelle prossime ore», ha affermato il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. E ha aggiunto: «È del tutto inaccettabile che un Paese imponga misure unilaterali».

Gli ha fatto eco la commissaria al Commercio, Cecilia Malmström: «Gli Usa hanno cercato di usare la minaccia dei dazi per ottenere concessioni dalla Ue. Non è questo il modo in cui noi facciamo affari. Faremo tutto il necessario per protegge il mercato Ue dalle distorsioni commerciali causate dalle restrizioni Usa».

La decisione di imporre i dazi, presa il 23 marzo, era stata sospesa a maggio. La proroga sarebbe scaduta stanotte e non sarà rinnovata. Guai a reagire però, avverte il ministro al Commercio Usa, Wilbur Ross, a Parigi in occasione del forum dell’Ocse. A nulla sono serviti i colloqui con le controparti europee, dal commissario Cecilia Malmström al francese Bruno Le Maire.

Secondo Ross, i dazi imposti dagli Stati Uniti non sarebbero però il primo colpo di una guerra commerciale: «Noi non vogliamo una guerra commerciale. Sta all’Europa decidere se vuole varare ritorsioni. La domanda è: cosa farà Trump? Avete visto la sua risposta quando la Cina ha deciso di reagire (ai dazi Usa sulle sue esportazioni, ndr). Se ci sarà un’escalation sarà perché la Ue avrà deciso di reagire».

Quando Pechino rispose per le rime ai dazi annunciati ad aprile dagli Usa, minacciando ritorsioni di pari valore, Trump rilanciò mettendo nel mirino altri 100 miliardi di dollari di prodotti cinesi. Se l’Europa reagisse ai dazi imponendone a sua volta, come è pronta a fare, la reazione della Casa Bianca seguirebbe lo stesso modello, in una escalation fin troppo prevedibile.

La scorsa settimana, l’amministrazione Trump ha avviato un’indagine per appurare se le importazioni di auto costituiscano a loro volta una minaccia alla sicurezza nazionale, sulla base della stessa legge del 1962 (varata in piena Guerra Fredda) usata per imporre i dazi sulla siderurgia. In quel caso, l’argomentazione degli Stati Uniti era stata la seguente: «Acciaio e alluminio sono fondamentali per l’industria degli armamenti, quindi la dipendenza da fornitori esteri metterebbe a rischio la difesa militare del Paese in caso di conflitto». Anche se i fornitori sono gli alleati degli Stati Uniti nella Nato. Tanto l’Europa, quanto altri Paesi (come la Cina), trovano irragionevole una simile argomentazione e l’hanno impugnata alla Wto. La quale si troverebbe però nella delicata situazione di decidere se uno Stato è oppure no in grado di decidere cosa sia e cosa non sia una minaccia alla propria sicurezza nazionale. Un verdetto negativo sarebbe benzina nel motore dei movimenti sovranisti.

Nel caso delle auto, l’argomentazione Usa tira le già indefinite maglie del concetto di sicurezza nazionale fino (e oltre) al limite: l’import di veicoli minaccerebbe l’economia e «l’economia è questione di sicurezza nazionale».

In Europa, la più danneggiata da una decisione del genere sarebbe l’industria automobilistica tedesca. Secondo il settimanale Wirtschaftswoche, l’obiettivo di Trump sarebbe appunto quello di chiudere il mercato dell’auto ai costruttori tedeschi, che controllano il 90% del segmento premium, con marchi come Rolls-Royce, Bmw, Mercedes-Benz, Bentley, Bugatti, Porsche e Audi. Secondo il settimanale, Trump avrebbe rivelato le sue intenzioni al presidente francese Emmanuel Macron, nel corso del suo viaggio a Washington in aprile.

Più che abbastanza per spingere le imprese tedesche alla prudenza, per bocca del presidente della Bdi, l’associazione degli industriali, Dieter Kempf: se la Ue reagisse, dovrebbe aspettarsi altre strette da Trump.

Più bellicoso il francese Le Maire: «La Ue non vuole una guerra commerciale, ma risponderà con tutti gli strumenti necessari a dazi ingiustificati, ingiustificabili e dannosi».

Già martedì, Malmström aveva scartato come irrealistica l’ipotesi di una esenzione completa e permanente dai dazi per la Ue. Bruxelles ha pronte contro-tariffe su 2,8 miliardi di euro di prodotti made in Usa. L’export soggetto ai dazi Usa vale 6,4 miliardi.

Il Messico ha annuciato misure «equivalenti» su prodotti agricoli e industriali on farm and industrial products, the economy ministry said on Thursday, ratcheting up tensions during talks to renegotiate NAFTA.
The United States on Thursday morning said it was moving ahead with tariffs on aluminum and steel imports from Canada, Mexico and the European Union, ending a two-month exception and threatening to ignite a trade war.
The Mexican measures, which target pork legs, apples, grapes and cheeses as well as steel, could hit farm states that are a bastion of support for U.S. President Donald Trump, ahead of American midterm elections in November.
The Mexican measures will be in place until the U.S. government eliminates its tariffs, the ministry said.

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