Il cammino delle riforme

Le dieci trappole in Parlamento per il governo Draghi, dai balneari ai fondi Tav

La road map del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza a cui sono collegati gli oltre 191 miliardi messi sul piatto dall’Europa, incombe sullo sfondo

di Andrea Carli e Mariolina Sesto

Pnrr, Draghi: raggiungeremo ogni obiettivo con unità e fiducia

10' di lettura

Dopo che alla Camera, la settimana scorsa, nelle commissioni riunite Bilancio e Affari costituzionali, l’esecutivo è andato sotto ben quattro volte su altrettanti emendamenti al decreto Milleproroghe, con la Lega e Forza Italia a votare con FdI una retromarcia sul contante, la reprimenda del presidente del Consiglio Mario Draghi alla sua maggioranza potrebbe non bastare. Tornato a Roma spazientito e in fretta e furia da Bruxelles dove stava partecipando a una riunione informale del Consiglio europeo sulla crisi ucraina il premier ha chiarito ai capidelegazione che dopo aver trovato un accordo in Cdm, «non è pensabile che i partiti rimettano in discussione le intese». Ma la sfuriata potrebbe essere stata inutile.

Come dimostra peraltro quanto accaduto lunedì 21 febbraio: un nuovo strappo della Lega, un subemendamento al dl Covid presentato dal Carroccio in commissione Affari sociali della Camera, con parere contrario dell’esecutivo, accantonato e poi respinto, ha diviso ancora una volta la maggioranza. La proposta puntava all'abrogazione delle disposizioni in materia di impiego del green pass dalla cessazione dello stato di emergenza previsto per il 31 marzo. Alla fine il governo ha preannunciato la questione di fiducia sul provvedimento.

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Rischio trappole nella conversione dei provvedimenti

Al di là delle dichiarazioni piovute nelle ultime ore da parte dei leader delle principali forze politiche azioniste del governo Draghi, stando alle quali ci sarebbe comunque un sostegno di base alla linea del premier (in una telefonata con il premier, Silvio Berlusconi ha “blindato” Draghi, chiarendo che Fi «garantisce stabilità e impulso al governo»), il passaggio della conversione parlamentare delle soluzioni approvate dal Cdm potrebbe registrare brutte sorprese. Sorprese che, in qualche caso, acquisirebbero la sostanza di vere e proprie trappole. E la road map del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza - a cui sono collegati gli oltre 191 miliardi messi sul piatto dall’Europa - incombe sullo sfondo. Entro il 30 giugno, infatti, vanno approvate riforme decisive: il premier vorrebbe marciare dritto alla meta, forte anche della sponda del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Salvini: Camere fanno il loro lavoro, altrimenti le aboliamo

Il leader della Lega (forza politica che sostiene il governo) Matteo Salvini, che in più di un’occasione ha espresso posizioni critiche nei confronti delle misure adottate dall’esecutivo, ha annunciato un faccia a faccia con Draghi nei prossimi giorni. Durante l’incontro, ha spiegato, sottolineerà «l’assenza del ministro dell’Interno che si traduce in aumento di sbarchi e allarme sicurezza generalizzato», come è emerso da fonti del suo partito. «Il Parlamento - ha poi ricordato l’ex ministro dell’Interno - è eletto dai cittadini per approvare leggi: non è guerriglia parlamentare se modifica in meglio qualche provvedimento uscito dal Consiglio dei ministri, come il superbonus, aiutando imprese e famiglie. Il Parlamento fa il suo lavoro. Altrimenti aboliamo il Parlamento».

Almeno una decina i dossier a rischio

I dossier a rischio, a una prima, veloce ricognizione, sono almeno una decina: le nuove regole sui balneari nell’ambito del Ddl concorrenza, che non poche perplessità hanno destato agli attuali titolari delle concessioni, tradizionalmente vicini al centrodestra. Ma anche il disegno di legge sul fine vita, il recentissimo decreto bollette, e quello parallelo sulle cessioni dei crediti nell’ambito del Superbonus edilizio. E poi, ancora la riforma del Csm, il tetto al contante tornato per un anno a 2mila euro, la delega fiscale (dalla riforma del Catasto alla flat tax). Senza dimenticare il decreto Covid e il pressing per far cancellare il Super Green pass, la riforma degli appalti, il ritorno del Mes.

Di seguito un punto sui dossier sui quali si misurerà la tenuta della maggioranza e, quindi, la permanenza dell’ex presidente della Bce a Palazzo Chigi.

I fondi Tav e la trappola di FdI ai Cinque Stelle

Una possibile “trappola” per il governo potrebbe essere tesa dai fondi per la Tav Torino-Lione. In questo caso, a tentare lo sgambetto sarebbe FdI. Del resto, la leader Giorgia Meloni ha sottolineato che «è il momento di giocare d’attacco», e che in questo scorcio finale di legislatura non farà sconti agli alleati di centrodestra al Governo. Tra mercoledì 23 e giovedì 24 febbraio in commissione Trasporti alla Camera sarà votato un parere al Documento strategico della mobilità ferroviaria di passeggeri e merci.

In tale circostanza molti partiti (non solo Fdi) chiederanno formalmente al Governo che lo Stato dia un congruo finanziamento alla tratta nazionale della Tav Torino-Lione. Una prospettiva che mette in difficoltà i Cinque stelle, che non hanno mai visto di buon occhio quella grande opera. Il rischio è che si formi una nuova maggioranza, che comprenda praticamente tutti i partiti, da Fdi al Pd, lasciando fuori i Cinque Stelle.

Riforma delle concessioni balneari e Ddl concorrenza

Con un via libera in Consiglio dei ministri giunto all’unanimità, il governo ha incassato l’attesa modifica delle concessioni balneari, tassello mancante di quella riforma della concorrenza a cui sono legati i fondi del Pnrr. Senza dimenticare il rischio di una maxi multa Ue. Il tutto dopo la sentenza con cui il Consiglio di Stato aveva imposto all’Italia di aprire il settore alle regole della concorrenza. Le soluzioni per garantire lo svolgimento delle gare per le concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo dovrebbero entrare in un emendamento al disegno di legge sulla concorrenza, all’esame del Senato. Sblocco delle gare tutela degli investimenti e delle piccole realtà familiari ma anche dei consumatori, con il freno al “caro-ombrellone’, non bastano però alla Lega, che ha votato le norme in Consiglio dei ministri ma un minuto dopo si è detta pronta a chiedere modifiche in Parlamento.

Il Carroccio, ha ricordato il sottosegretario Gian Marco Centinaio, riconosce che sono state accolte «alcune proposte» ma il testo andrà «cambiato e migliorato» in Parlamento, insieme alle associazioni di settore e «insieme al resto del centrodestra». Intanto si allunga la già chilometrica lista delle audizioni al disegno di legge per la concorrenza, bloccato in commissione a Palazzo Madama. Nella riunione di mercoledì 16 febbraio, su proposta del relatore della Lega Paolo Ripamonti, la commissione Industria del Senato ha deciso di riascoltare gli operatori balneari che hanno chiesto una nuova audizione in seguito al varo da parte del governo dell'emendamento al Ddl che limita al 31 dicembre 2023 il termine di validità delle attuali concessioni senza gara (si veda anche Il Sole 24 Ore del 19 febbraio). I balneari erano già stati ascoltati l'8 febbraio.

Delega fiscale, riforma del catasto e flat tax

Sulla delega fiscale la Lega chiede con tutto il centrodestra lo stralcio della riforma del Catasto («Passare al valore di mercato significa più tasse sulla casa», la tesi di Alberto Gusmeroli) e rilancia sulla flat tax fino a 100mila euro. I leghisti non sono intenzionati a cedere, ma una via d’uscita potrebbe essere infilare la misura in un altro provvedimento, come il Sostegni ter (Dl 4/2022), su cui in commissione Bilancio del Senato sono piovuti 2.307 emendamenti.

«Rischiamo di buttare a mare la riforma del fisco per un pretesto, è populismo dire che nella delega si nasconde una patrimoniale», è l’allarme lanciato dal presidente della commissione Finanze della Camera, Luigi Marattin (Iv). «Non è opportuno iniziare l’esame degli emendamenti senza che ci sia chiarezza sul percorso e sui nodi - ha ricordato Luca Pastorino, che per Leu propone l’anticipo dal 2026 al 2023 delle modifiche al Catasto -, serve un confronto in commissione ma anche a livello superiore. Altrimenti si rischia che il governo vada sotto o si creino maggioranze variabili». Dal governo hanno suggerito di eliminare in commissione emendamenti che aggiungono temi nuovi, quelli che incidono sulla copertura finanziaria e quelli troppo divisivi. Ma fin qui nessuno ha fatto passi indietro, ed è stato chiesto uno slittamento dell'approdo del provvedimento in Aula, previsto lunedì 28 febbraio.

Battaglia sul Fine vita

Dopo la bocciatura da parte della Consulta del referendum presentato dai Radicali, ora il confronto sul fine vita si sposta in Parlamento. La legge sull’aiuto al suicidio (“Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita”) ha compiuto un passo simbolico nell’Aula della Camera che ha votato e respinto i primi emendamenti del centrodestra, emendamenti puramente soppressivi che avrebbero affossato la legge. Proprio la non ammissibilità del referendum proposto dall’associazione Coscioni ha spinto Pd e M5s a dichiarare indispensabile far finalmente varare al Parlamento una legge sul suicidio assistito che deve attuare la sentenza della Corte costituzionale del novembre 2019, dopo che già un anno prima i giudici costituzionali avevano sollecitato le Camere a legiferare.

Il testo ha avuto in Aula alla Camera un passaggio simbolico con il primo voto, una bocciatura di due identici emendamenti di Fi e della Lega soppressivi dell’articolo 1, e quindi dell’intero provvedimento. Nonostante il voto segreto i voti a favore del soppressivo sono stati solo 126 rispetto ai 262 contrari. Nel dibattito che ha preceduto il voto, i partiti del centrodestra, dalla Lega a Forza Italia e FdI, oltre ai centristi di Coraggio Italia, hanno espresso la contrarietà al testo. Sostenuto, invece, da Pd, Leu e Movimento 5 Stelle, mentre Italia viva ha lasciato libertà di coscienza ai propri parlamentari. Da mercoledì 23 febbraio in poi, data in cui riprenderanno i lavori della Camera sulla proposta di legge, potrebbe esserci un secondo round. Sono ancora numerosi (150 circa) le proposte di modifica che andranno sottoposte all’esame dei deputati.

Decreto bollette e provvedimento su superbonus

Il governo ha varato all’unanimità due decreti, contro il caro-bollette e per correggere la cessione dei crediti del Superbonus. Nel primo maxidecreto, gli interventi per affrontare l’emergenza. Ma a più lungo raggio si guarda all’aumento della produzione nazionale di energia per mettere in sicurezza il Paese e per evitare impennate dei prezzi. L’obiettivo, ha spiegato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, è quello di passare dagli attuali 3,2 miliardi a 5 miliardi di metri cubi di gas autoprodotti, ottimizzando le estrazioni nei giacimenti esistenti nel Canale di Sicilia, nel ravennate e nelle Marche. Senza tralasciare il nucleare, tema su cui Salvini preme da tempo, rilanciato da Berlusconi che ritiene «indispensabile riprendere la ricerca» su quello di ultima generazione.

Draghi ancora non si è espresso chiaramente su questo argomento, probabilmente troppo divisivo per essere affrontato in un orizzonte temporale di appena un anno. I Cinque Stelle frenano: hanno depositato una mozione in Senato nella quale mettono in evidenza che trivelle e nucleare sono false soluzioni,e rilanciano sull’opportunità di recuperare risorse per calmierare i prezzi dell’energia per faniglie e imprese dagli extraprofitti delle grandi aziende (una linea analoga è sostenuta dalla Lega e da Sinistra italiana) Per quando riguarda il dossier Superbonus, invece, al Senato - come già ricordato - entra nel vivo l’esame del dl Sostegni ter in commissione Bilancio, dove rischiano di riproporsi spinte divergenti, ad esempio su ulteriori modifiche su questo tema, dopo il correttivo approvato dal governo sulla cessione dei crediti.

Riforma del Csm

Anche la riforma del Consiglio superiore della magistratura, approvata per arginare il correntismo e soprattutto a chiudere le porte girevoli tra politica e giustizia, potrebbe rilevarsi un campo minato per il governo Draghi nel momento in cui va al vaglio del Parlamento. Gli emendamenti dell’esecutivo sulla riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario non sono stati ancora depositati in commissione Giustizia della Camera. Il testo è dalla scorsa settimana all'esame della Ragioneria generale dello Stato. Il governo Draghi ha garantito che, nell’iter di conversione, non farà ricorso alla questione di fiducia. Dopo il giudizio di ammissibilità della Corte costituzionale dei quesiti in materia di giustizia, tre dei quali impattano direttamente sulle materie toccate ora dagli emendamenti e prima dal disegno di legge Bonafede.

Il centrodestra è già al lavoro per tradurre i referendum in altrettanti emendamenti che potrebbero destabilizzare la maggioranza. Cartabia ha ricordato che si tratta di una «riforma ineludibile» la cui urgenza è dettata dalla scadenza del Csm che dovrà rinnovarsi nel mese di luglio. Non solo: alla Camera martedì 22 e giovedì 24 febbraio si votano in commissione Giustizia sugli emendamenti alla riforma sull’ergastolo ostativo, in attesa del testo sulla riforma del Csm. Cartabia ha rassicurato che il 41 bis non è mai stato in discussione come forte strumento di contrasto alla criminalità organizzata.

Tetto al contante

Uno dei quattro emendamenti al decreto Milleproroghe che sono stati approvati con il parere negativo del Governo ha cambiato per l’ennesima volta la soglia per l’uso del contante. La modifica introdotta nella seduta notturna nelle commissioni congiunte Bilancio e Affari costituzionali alla Camera, con Lega e Forza Italia che si sono schierate con FdI, prevede che il tetto - già sceso a mille euro dal 1° gennaio 2022 - torni ora, per un anno, a duemila euro. Nonostante fosse chiaro che l'esecutivo avrebbe posto la fiducia sul decreto, come poi è avvenuto, M5s ha presentato in aula a Montecitorio «un emendamento soppressivo al Decreto Milleproroghe rispetto all'innalzamento del tetto del contante votato dal centrodestra contro il parere del Governo». Non è tuttavia escluso che il governo decida di riportare la soglia a 2mila euro. È difficile che ciò accada nell'ambito del Milleproroghe, considerati i tempi stretti per la conversione del provvedimento. Ma la partita potrebbe essere ancora aperta.

Decreto Covid e pressing per cancellare il Super green pass

Ancor più delicati i nodi sulla fine dello stato di emergenza e il Green pass, nel mirino di quelle correnti di Lega e M5s che premono per un allentamento delle misure anti-Covid. Lo dimostra il caos in commissione Affari sociali della Camera, dove è all’esame il decreto legge Covid che inserisce l’obbligo vaccinale per gli over 50 (Dl 1/2022) . Secondo quanto si è appreso, anche in questa occasione, i lavori hanno seguito geometrie variabili con la Lega che ha presentato un emendamento (prima accantonato, poi respinto) che blocca l’utilizzo del Super green pass con lo scadere dello stato di emergenza il 31 marzo. Nonostante il parere contrario del governo, il Carroccio ha votato con le opposizioni, quindi con Fdi e Alternativa. Il decreto è atteso in aula alla Camera il 23 febbraio (dopo il via libera di Montecitorio, dovrà passare al Senato; scadrà l’’8 marzo).

Codice degli appalti

L’elenco dei passaggi insidiosi per il governo non è finito. In settimana si dovrebbe chiudere in commissione Lavori pubblici al Senato l’esame del Codice degli appalti. Insieme a concorrenza, provvedimenti sulla transizione ecologica e digitale e sulle infrastrutture, è considerato un passaggio chiave per il Pnrr. La riforma degli appalti aspetta la legge delega dal Parlamento (ancora neanche la prima lettura) e poi i decreti legislativi attuativi della delega.

Il ritorno del Mes

Un altro possibile ostacolo al cammino del governo potrebbe essere l’attesa ratifica del trattato sul Mes, il Meccanismo europeo di stabilità contro cui a lungo si sono battuti Lega, Cinque Stelle e Fi, anche ai tempi dell’esecutivo precedente. L’Italia non ha ancora ratificato la riforma del Meccanismo europeo di stabilità (anche la Germania si trova nella stessa condizione, ma in questo caso la ratifica dovrebbe arrivare in tempi stretti). A Bruxelles l'attendevano entro il 2021, non è ancora arrivata.

Dopo il raggiungimento di un accordo politico in sede di Eurogruppo il 30 novembre del 2020, l'attesa da parte di Bruxelles era per un'entrata in vigore del trattato Mes modificato dal primo gennaio 2022, una volta ottenuta la ratifica di tutti i 19 Stati membri della zona euro. Tutto ciò non è accaduto.

«Ci aspettiamo che l’Italia proceda con la ratifica del Mes il prima possibile» anche perché l’Unione bancaria “include” il backstop dal Meccanismo europeo di stabilità. È quanto sottolinea un alto funzionario Ue in vista della riunione dell’Eurogruppo prevista a Parigi venerdì 25 febbraio. Italia e Germania, spiega la stessa fonte, sono gli unici due Paesi a non aver depositato la ratifica ma nel caso di Berlino «stiamo aspettando che terminino le procedure giudiziarie», ovvero il verdetto della Corte Karlsruhe. Al momento «non c’è un piano B» alla ratifica del Mes, sul quale i Paesi hanno preso «un impegno politico», sottolinea la fonte.

Il trattato di riforma del Mes, ha spiegato il ministro dell’Economia Daniele Franco, interpellato alla Camera in occasione del question time sui tempi della ratifica, «darà seguito agli impegni del nostro Paese verso i partner europei» e per questo «il Governo conferma l’intenzione di presentare il disegno di legge di ratifica alle Camere».

I Cinque Stelle aprono. «Sul Mes - ha detto il presidente Giuseppe Conte - ha già lavorato il mio governo. Vediamo le modifiche, le discuteremo, se sono sostenibili le appoggeremo». La parola passa ora alla Lega, da sempre fortemente contraria.

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